Stragi nazifasciste in Italia 1945 IV °


ANNO 1945

Gennaio-febbraio-marzo
COLLINA detta DEL RIGHI
(Genova)
È una delle alture di Genova sulla quale i fascisti, durante gli ultimi mesi della occupazione fucilavano i detenuti politici. I Martiri sono molti, ma non si conosce il numero esatto.

21 gennaio
PORLEZZA
(Como)
La “Brigata nera” Cesare Rondini cattura 6 giovani partigiani a cui promette salvala vita. Questi vengono invece torturati e massacrati prima di essere tutti fucilati.

29 gennaio
CAPO BERTA
(Imperia)
I partigiani catturano sulle colline retrostanti 2 soldati tedeschi. Per rappresaglia le SS effettuavano un rastrellamento tra le case, le devastavano e quindi fucilano 20abitanti presi a caso, senza nemmeno una parvenza di interrogatorio.

7 / 8 febbraio
CADÉ
(Reggio Emilia)
In seguito alla distruzione di una macchina tedesca, le SS prelevano 21 prigionieri dal carcere di Reggio Emilia, li portano nella vicina località di Cadè e li fucilano. Il particolare più agghiacciante è che tutti i cadaveri mostravano sul volto gli orribili segni di precedenti terrificanti torture.

11 febbraio1945
NUOVO CAVASSO
(Udine)
Lungo il muro del Cimitero di Udine, vengono abbattuti a raffiche di mitra 22 prigionieri, ex Partigiani.

14 febbraio
BAGNOLO IN PIANO
(Reggio Emilia)
Alcuni militi delle “Brigate nere” prelevano dalle loro case 10 tra i cittadini più rappresentativi e all’alba, per dare un esempio li fucilano nella piazza del paese, lasciando sul selciato i cadaveri e impedendo la loro sepoltura.

14 febbraio
CALERNO
(Fraz. di S. Ilario – Reggio Emilia)
In seguito ad un attacco partigiano contro una colonna tedesca, il comando delle SS fa prelevare 20 ostaggi dal carcere di Parma che, trasportati a Calerno, vengono fucilati sul posto.

23 febbraio
CRESSA
(Novara)
Nel basso e nel medio Novarese per mantenere sotto il terrore le popolazioni e compiere rappresaglie sono attive più di una nuova “squadraccia”. La più efferata è la compagnia “nera” del capitano Roncarolo.Fra le unità garibaldine che operano nella zona vi è la “Volante Loss”.E proprio alla “Loss” viene dato il compito di catturare Roncarolo, che gode, in Borgomanero e nel circondario, di una ben triste fama. La cattura è affidata ai 2 garibaldini Gibin Ezio e Mora Ernesto, che essendo residenti a Borgomanero conoscono bene la zona nonché le abitudini di Roncarolo.Il gerarchetto è solito – nelle ultime ore antimeridiane – recarsi all’ospedale SS Trinità e, proprio nei pressi dell’ospedale, Mora e Gibin si appostano, travestiti da militi della “Folgore”.Sono da poco passate le undici quando arriva Roncarolo, scortato da un brigadiere della G.N.R. e da un ragazzetto.In un attimo i 3 fascisti vengano fermati e disarmati: il giovanotto trema come una foglia ed i 2 garibaldini con generosità, dopo avergli dato una strigliata, lo lasciano andare.La stessa generosità non è ricambiata dal giovane che immediatamente avverte una pattuglia della “Folgore”.Ha inizio la caccia; i paracadutisti avvistano i garibaldini e i loro prigionieri, sparano ed immediatamente ricevono risposta dai partigiani. Durante la sparatoria i due prigionieri riescono a sfuggire .Gibin rimane ferito alle gambe e Mora se lo carica sulle spalle riuscendo ad inoltrarsi nella boscaglia.Avvistato un cascinale Mora chiede aiuto ad un contadino che gli offre un carro per trasportare Gibin all’ospedale. Mentre Mora tenta di salvare Gibin viene intercettato dal Roncarolo e dai paracadutisti della “Folgore”.Mora non molla ,risponde al fuoco ma ben presto ferito e senza munizioni è costretto ad arrendersi. Gibin viene ricoverato in ospedale, Mora viene subito sottoposto a torture; vogliono conoscere il luogo dove si trova la sua formazione e da quanti uomini è composta; Mora tace, non tradirà mai i suoi compagni.Poi il coraggioso Mora viene spinto e trascinato per le strade di Borgomanero; il suo volto è tumefatto, la popolazione deve vedere cosa accade ai “ribelli”.Nel vicino paese di Cressa, il presidio nazifascista viene rinforzato da un nuovo reparto repubblichino. Il nuovo comandante manda a Borgomanero un automezzo su cui devono essere caricati 2 partigiani .Roncarolo va all’ospedale per farsi consegnare Gibin, che appena operato ha una gamba ingessata, poi si porta al carcere per prendere Mora.Durante il percorso Borgomanero – Cressa, i due partigiani vengono nuovamente e vilmente percossi e al giovane Gibin viene spezzato, con il calcio del mitra, il gesso. Il Garibaldino Ezio Gibin muore tra atroci sofferenze e dal suo corpo inanimato verrà persino strappato il cuore.Ernesto Mora morirà dopo essere stato costretto ad assistere alla fine del suo compagno.

3 marzo
BAGNOLO IN PIANO
(Reggio Emilia)
Come rappresaglia di un soldato tedesco, vengono prelevati dal carcere di Reggio Emilia 8 detenuti, di cui solo 2 sono partigiani.Portati nella piazza dei paese vengono qui uccisi a raffiche di mitra.I loro cadaveri vengono lasciati esposti alla vista della popolazione per oltre due giorni.

9 marzo
SALUSSOLA
(Vercelli)
La notte del 9 marzo ’45, 21 partigiani della “Garibaldi”, in mano alla milizia fascista, furono condotti sulla piccola piazza di Salussola ed introdotti dentro un edificio; nella camera a pianterreno cominciarono le sevizie.Venti di loro morirono sotto le torture.

14 marzo
LATTE
(Fraz. di Ventimiglia – Imperia)
A causa dei viveri ceduti ai partigiani dalla popolazione locale, di fronte alla Chiesa parrocchiale, nel vallone di Latte, vengono fucilati 14 ostaggi.

15 marzo
BURONZO
(Vercelli)
Dopo il duro inverno, riprende in pieno l’attività partigiana nella Baraggia. Ricominciano gli attacchi ferroviari ed agli automezzi che transitavano in direzione di Biella e di Vercelli; il tratto di strada tra Buronzo e Masserano era soggetto ad intenso traffico di autocarri tedeschi.Il 12 marzo ’45 un camion dei tedeschi nel tratto tra Garrella e Buronzo, viene bloccato dai partigiani del distaccamento “Brenta” e dal “Fausto Acquadro” che lo annientano sotto una pioggia di bombe a mano. A questa azione partecipano alcuni contadini della zona. Cinque tedeschi vengono uccisi e sei rimangono feriti e catturati. La fulminea azione partigiana procura un consistente bottino di armi leggere e pesanti e di numerose munizioni.Tre giorni dopo arriva, immancabile la rappresaglia tedesca. E’ la notte del 15 marzo 1945.Vengono prelevati alle “Nuove” di Torino 11 prigionieri partigiani: Egidio Cavallai, classe 1920; Pietro Cereia Fuso, 1920; Lorenzo Cerutti, 1925; Aldo Crossoletto, 1923; Francesco Fornaio, 1923; Ladis Lessio, 1925; Guido Maggio, 1927; Raimondo Negri, 1924; Renzo Stizzano, 1925; Attilio Varetti, 1925; Guerrino Vedovelli, 1920 ed uno di cui non si è mai stabilito l’identità.Alle ore 7 circa del 15 marzo lungo il costone della Baraggia i prigionieri vengono fatti scendere.Non sanno ancora di essere stati condotti lì per essere fucilati. Al momento del prelievo era stato detto loro che avrebbero dovuto essere scambiati con tedeschi catturati dai partigiani. Il comandante toglie loro ogni dubbio quando fa leggere la sentenza di condanna a morte.I due sacerdoti che erano stati prelevati durante una sosta a Buronzo tentano vanamente di convincere il comandante tedesco a desistere. Don Mario offre la propria vita in cambio dei 12 ragazzi.Tutto inutile i prigionieri vengono divisi in due gruppi e falciati dalle armi. Compiuto il barbaro misfatto, l’ufficiale si avvicina ai corpi delle vittime e scarica sul volto di ciascuno la sua arma automatica, sfigurandoli.Ritorna sulla strada ed ordina di lasciare i cadaveri dove sono, senza sepoltura. Don Mario e Don Piero tornano a Buronzo e danno la notizia, tutti accorrono, ad uno ad uno “i ragazzi” sono lavati e ricomposti nelle bare.Vengono portati nella Cappella del Cimitero di Buronzo per il riconoscimento, si scattano fotografie.Il pomeriggio del 16 i nazisti ritornano. Prelevano il Vicario, Don Piero e don Mario per ricondurli sul luogo dell’esecuzione. Malmenati, vengono trattenuti quali ostaggi per evitare altri attacchi partigiani.I nazisti avevano intenzione di incendiare Buronzo, Castelletto, Cervo e Monastero. I paesi non furono incendiati grazie alla liberazione di un militare nazista catturato dai partigiani della “Monferrato”. La consegna del milite avvenne nel pomeriggio del 18 marzo.

23 marzo
CRAVASCO
(Fraz. di Campomorone – Genova)
Dopo uno scontro tra partigiani e nazisti avvenuto sulle montagne circostanti, per rappresaglia vengono qui massacrati 20 detenuti tratti dal carcere di Marassi.

24 marzo
SOLCIO DI LESA
(Novara)
All’albergo “Bellavista” di Boveno, vi è alloggiato il comando nazista e nei suoi sotterranei sono rinchiusi i partigiani ed ostaggi civili catturati nei vari rastrellamenti nel Cusio, nel Verbano e nell’Alto Vergante.Il comandante della piazza è il cap. Stamm e per questo l’albergo viene chiamato più frequentemente “pensione Stamm”.Il 24 marzo’45 , un soldato tedesco viene ricondotto al famigerato albergo morto. Il decesso è avvenuto in uno scontro armato con i partigiani.Per gli “ospiti” della pensione c’è la certezza che la giornata finirà male; non può mancare la criminale reazione nazista.Nel pomeriggio dello stesso 24 marzo 1945, i nazisti costringono i prigionieri ad allinearsi nel corridoio principale dell’albergo. Si dà inizio all’appello e 10 partigiani vengono trascinati in disparte.I tre fratelli Adolfo, Cipriano e Giovanni Beltrami di 22, 31 e 24 anni, Comina Gian Mario di 23 anni, Fagnoni Giorgio di 18 anni, Lilla Tersilio di 20 anni e Tandina Pietro di 18 anni, tutti militanti nella formazione “Valtoce” e Gabbi Severino di 18 anni, Torlone Paolo di 21 anni e Troviani Pietro di 17 anni della formazione “Redi” vengono caricati su un camion e trasportati a Solcio di Lesa e scaricati nel piazzale del vecchio imbarcadero.Le SS bloccano le strade e creano 2 posti di blocco.L’ordine arriva secco e puntuale, raffiche di mitra faranno tacere per sempre quelle giovani vite. La vendetta è compiuta.Prima di allontanarsi da quel mucchio di cadaveri le truppe di Hitler lanciano bombe a mano su quei poveri corpi.

26 Marzo
GARELLA (Vercelli)
La Lª Brigata Partigiana si era sistemata nel cuore della pianura vercellese, nella Baraggia di Buronzo, dove aveva allestito un vero e proprio accantonamento. I tedeschi, dato anche il pericolo che ciò costituisce per le loro comunicazioni, decidono di attaccarla in forze.
Il Comando della brigata garibaldina (Annibale Giachetti comandante, Elio Piantino commissario, Efisio Borgo capo di stato maggiore) segue attentamente il concentramento delle forze nemiche. E’ sul posto anche il comandante della XIIª Divisione, Quinto Antonietti.
L’attacco nemico ha inizio all’alba del 26 e sono i reparti attestati a Buronzo a dare il via alla battaglia; avanzano nella campagna e lungo le strade sparando in ogni direzione. I garibaldini non rispondono e lasciano che gli attaccanti si avvicinino sino a poche decine di metri dalla loro postazione. I fascisti, sospettando l’esistenza di questo punto di difesa, si avvicinano guardinghi, ma poiché dall’altura non viene nessun segno di vita, abbandonano le misure prudenziali e si raggruppano: a questo punto i partigiani aprono il fuoco seminando la morte tra le file tedesche e fasciste. Il combattimento prosegue fino a sera quando il comando di brigata, valutata la situazione, dispone la ritirata in direzione di Rovasenda. Le perdite subite dalla 50ª in questa battaglia si riducono a nove feriti e due prigionieri (i quali saranno poi scambiati con dei tedeschi); gravi invece quelle del nemico, che alla fine della mattinata, ha già trenta morti e cinquanta feriti, e verso sera è costretto a chiamare altre ambulanze da Biella. La battaglia del 26 marzo fu per la 50ª brigata la prova generale della grande offensiva garibaldina per la liberazione di Vercelli.

30 marzo
QUARTI
(Fraz. di Casalino – Novara)
100 brigatisti della “Ettore Muti” si macchiano di uno scempio senza limiti. Dopo aver catturato 7 giovani partigiani prima li torturano, poi li squartano vivi e li fanno a pezzi.

14 aprile
ARONA
(Novara)
Nella località di Arona vi è la Sede della “Xª Mas” con reparti d’assalto armati sino ai denti, inoltre vi sono le brigate nere ed il comando tedesco che controllano la ferrovia e la galleria del monte alle spalle della città. Vi sono circa 200 nazifascisti; ma nei giorni 13 e 14, raggiungono la cittadina altri reparti armati.L’ordine del comando operativo Partigiano è di attaccare Arona alle ore 3,30 del 14 aprile.La battaglia si accende con alti e bassi per le forze partigiane.La battaglia di Arona costa ai combattenti della libertà 14 morti, 47 feriti e numerosi prigionieri.

20 aprile
MONESIGLIO
(Cuneo)
Nella imminenza della liberazione 7 giovani vengono fucilati in piazza. Alla popolazione non fu permesso di dare sepoltura ai Caduti “che devono essere lasciati sul posto perché la gente sappia quello che spetta a tutti i ribelli”

20 / 23 aprile
POGGIO RUSCO
(Mantova)
Nella notte tra il 19 e il 20 aprile vengono lanciati paracadutisti italiani della divisione “Nembo”, in divisa, per proteggere strade e ponti in vista della imminente azione Alleata. Vengono tutti catturati dai tedeschi e, contro ogni legge di guerra, anziché essere fatti prigionieri, vengono tutti immediatamente fucilati.

23 aprile
PONTEMOLINO Dl OSTIGLIA
(Mantova)
Un gruppo di tedeschi in fuga, inseguiti dagli Alleati, irrompe in una fattoria isolata e trucida a raffiche di mitra 4 contadini, tra cui 3 sorelle, sotto gli occhi di una nipotina, rimasta ferita.

24 aprile
VILLADOSE
(Rovigo)
Reparti tedeschi in fuga, per pura ferocia e rabbia per la sconfitta subita, rastrellano nelle caso 20 tra vecchi e bambini e li massacrano. Alla fine fucilano anche il milite fascista che li aveva aiutati nella macabra impresa e che era rimasto di guardia alle vittime.

26 aprile
NARZOLE
(Cuneo)
La guerra è ormai di fatto terminata. La divisione nazista “Brandeburg” è in piena ritirata: per puro desiderio di vendetta e per la feroce rabbia della sconfitta subita, passando per il paese di Narzole compie un ultimo tremendo misfatto. Molte case vengono incendiate e 66 persone, tra cui molte donne, vecchi e bambini, sono massacrate.

29 aprile
CASTELLO DI GODEGO
(Treviso)
Reparti in fuga delle SS, a guerra ormai finita, mentre si ritirano verso la Germania con il beneplacito dei partigiani che, per evitare altro sangue, li lasciano passare, annientano questo piccolo paese dopo averlo saccheggiato. 80 abitanti vengono massacrati in piazza, a gruppi di 15, con sventagliate di mitragliatrice. Si tratta di una abominevole azione senza alcune plausibile motivazione.

29 / 30 aprile
SANTHIÀ
(Vercelli)
Durante le trattative di resa del 75° Corpo d’Armata Tedesco, forte di oltre 62.000 uomini un reparto di SS, su informazioni di fascisti locali, che cercavano la vendetta, catturano e trucidano 52 paesani di tendenze democratiche, che ormai si sentivano sicuri nelle loro case.

29 / 30 aprile
GRUGLIASCO
(Torino)
In questo paese alle porte di Torino, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, a guerra finita, tutti sono in festa per la liberazione: le finestre sono imbandierate, gli abitanti nelle vie e nelle piazze. Per accordi precedenti i partigiani lasciavano passare le colonne tedesche in ritirata. L’avanguardia della colonna motorizzata del generale Schlemmer, probabilmente inferocita per l’atmosfera di festa, si ferma nel paese, depreda le case, le incendia e uccide 66 abitanti. Molti feriti sono schiacciati dai cingoli dei carri armati e dalle ruote dei pesanti automezzi.

2 maggio
PEDESCALA VALDASTICO
(Vicenza)
A guerra ormai finita da alcuni giorni, truppe tedesche e “Brigate nere” in rotta, come ultimo misfatto distruggono il paese, incendiano le case e trucidano complessivamente 83 contadini. Tra questi il parroco e 9 donne.

2 maggio
AVASINIS TRASAGHIS
(Udine)
Una colonna di 800 SS in ritirata irrompe nel piccolo paese e lo mette a ferro e fuoco. Tutte le case vengono incendiate e 51 abitanti sono trucidati.

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