Storia di informatori

Storia di informatori
di Roberto Daghini, 12-12-2008, Tutti i Diritti Riservati.
Questa storia si svolge nel comune di Sambuca Pistoiese (PT).

La zona della montagna pistoiese e i suoi borghi durante il periodo bellico furono meta di rifugio di partigiani, che svolgevano la loro attività attaccando le truppe nazifasciste per poi ritirarsi e nascondersi con l’aiuto della popolazione nei boschi circostanti. Ma fu oggetto anche di operazioni di informazione utilissime per gli Alleati che risalivano la penisola.

Il comune di Sambuca Pistoiese per la sua vicinanza con Bologna era posto sulla cosidetta Linea Gotica. Importantissimo per le sue vie di comunicazione che portavano nel bolognese fu oggetto di una forte presenza di partigiani che dai paesi vicini – Pracchia, Taviano, Orsigna, San Marcello, la Collina, Cutigliano, Piteglio – attaccavano con piccole azioni di disturbo le truppe naziste. I comitati clandestini del C.L.N (Comitato di Liberazione Nazionale) svolgevano opera di assistenza ai civili e ai partigiani ed inoltre era stata creata in ogni paese un’importante rete di informatori che provvedevano a far arrivare agli Alleati notizie sugli spostamenti di truppe e a segnalare la presenza di spie fasciste in loco.

Nella località di Treppio, posta nel comune di Sambuca, nei primi anni ’40 era arrivato un funzionario addetto alla riscossione dei dazi. Questa persona si chiamava Luigi Piergallini ed era nato nel comune di Ripatransone (AP) il 1 novembre del 1906, si era sposato in seconde nozze con la signora Lina Bartoletti, originaria del posto.

La sua importante posizione aveva fatto sì che era stato proposto dal Segretario del Fascio di Sambuca per l’analoga posizione nella località di Taviano, questo perché nei confronti del precedente segretario di Taviano erano stati presi provvedimenti epurativi.
Il Piegallini però da tempo collaborava con il C.L.N bolognese attraverso il dottor Gastone Ferrari (medico del comune di Granaglione) e anche con altri antifascisti locali, specialmente con Tobia Gualandi e Aldo Totti i quali cercavano, in collaborazione con la Brigata Matteotti Bolognese, di organizzare a Taviano e Treppio un comitato d’azione che oltre a fare resistenza attiva aveva il compito di assistere i prigionieri Alleati fuggiti, rifornire i partigiani di viveri e informarli degli spostamenti nemici.

Il comitato fu formato: ne facevano parte Massiliano Gualandi (presidente), Tobia Gualandi (segretario), Gianni Cesare, Mario Ramazzotti, Aldo Totti, Sergio Ceccarelli e Dante Zaretti.

La prima iniziativa fu quella di prendere contatto con il dottor Gastone Ferrari del C.L.N bolognese, il quale, saputa la notizia del deferimento del segretario del Partito Repubblicano Fascista (P.R.F.) di Taviano, tramite Massimiliano Gualandi e il Totti propose al Piergallini di accettare di farsi eleggere segretario.
Gli fu assicurato che durante la sua carica sarebbe sempre stato protetto e a fine guerra riabilitato, promettendogli una carica amministrativa in misura del suo operato. Gli fu notificato il tutto e gli venne fatto fare un giuramento antifascista.
Il Piergallini prestò alla fine del 1943 il giuramento alla nuova Repubblica Sociale diventando il nuovo segretario del P.R.F. di Taviano: da quel momento iniziò l’attività della rete di spionaggio, fatta di frasi convenzionali e messaggi cifrati alla cabina telefonica di Treppio.

Molte delle informazioni venivano date dalla signora Elena Gualandi che in paese godeva della fiducia di tutti. Proprio grazie a questa bella donna che si era guadagnata la stima del maresciallo dei carabinieri Santolini e del suo collaboratore Serrotti furono scongiurati molti arresti di antifascisti locali. Il Piergallini con il suo tatto diplomatico riuscì non solo a raccoglie preziose informazioni ma anche a far sì che nel paese di Treppio nessuno aderisse al nuovo partito fascista.

Per questo motivo fu molte volte richiamato dal direttorio che aveva incominciato a sospettare qualcosa del suo operato. Per citare qualche salvataggio basti ricordare che al patriota Dante Zaretti fu evitato l’arresto grazie all’intervento della Gualandi. Lo stesso Massimiliano Gualandi fu convocato in caserma e il comandante Santolini nel contestargli il possesso illegale di un moschetto tedesco gli disse: "so chi siete conosco in pieno i vostri precedenti, se vi trovate libero cittadino lo dovete provvisoriamente alle buone persone a cui ho prestato piena fiducia. Rettificatevi se non volete che vi capiti da un momento all’altro una legnata tra capo e collo".
Molte altre furono le informazioni dal Piergallini, fra le quali anche l’elenco dei nomi degli iscritti al P.R.F. del comune di Sambuca, consegnate tramite il compagno Totti al C.L.N. di Bologna.

La mattina del 17 aprile 1944 la formazione partigiana Bozzi era sul crinale della collina di Treppio.

Vari distaccamenti avevano frequentato la zona con l’obiettivo di rifornirsi di viveri e recuperare armi. In questa opera furono aiutati anche dal carabiniere Serotti che in caserma a Taviano facilitò l’asportazione di moschetti e altro materiale e anche tramite i fratelli Ramazzotti che trovarono muli da trasporto. Inoltre in collaborazione con i compagni Iovi, Giovannelli e i fratelli Massimiliano e Tobia Gualandi furono recuperate armi lanciate vicino a Treppio dagli Alleati. Nella fase finale i fratelli Gualandi e Vittorio Ceccherini perlustrarono le località Acqua e Treppio e benchè disarmati riuscirono a catturare un soldato tedesco guastatore.

Quella mattina però dalla strada camionabile si riversarono nella località alcune colonne di militi nazifascisti e carabinieri assieme a tutte le autorità fasciste provinciali (Prefetto, Federale, Capitano dei carabinieri, ecc.).

Queste forze erano pronte all’accerchiamento e i carabinieri avevano prelevato a Taviano il Piergallini e gli avevano imposto di fare da guida.
Iniziato il rastrellamento a Ca’ Zini il Piergallini abbandonò la colonna di testa e grazie alla conoscenza del territorio raggiunse i partigiani. Si qualificò e indicò le possibili vie di fuga a Monterosa e a Ca’ del Cucco, per poi dileguarsi nel bolognese.
La battaglia ebbe inizio senza esclusione di colpi e grazie alle circostanze metereologiche favorevoli e ai consigli ricevuti la formazione partigiana riuscì nonostante la perdita del comandante Magnino Magni a rompere l’accerchiamento. Al suo ritorno la cosa non era sfuggita ai carabinieri e ai fascisti, ma sul momento fu solo minacciato e lasciato andare. Al compagno Massimiliano Gualandi non disse nulla, ma fece in modo che capisse la gravità del momento e questi pensò bene di mettersi in salvo.

Il Piergallini fu arrestato dai carabinieri dopo alcuni giorni. Portato a Pistoia al comando tedesco di Groppoli fu interrogato ma non parlò.

La zona dopo dieci giorni fu bombardata dagli Alleati e in un primo momento riuscì a fuggire, ripreso quasi subito fu portato nel campo di Fossoli. Lì ricevette la visita della moglie incinta che purtroppo non riuscì a aiutarlo.
Venne trasferito il 24 giugno 1944 nel lager di Mauthausen e lì, nel sotto campo numero 40 "Schlier-Redl-Zipf", il 13 febbraio del 1945 troverà la morte per sfinimento.

Intanto a liberazione avvenuta il 12 settembre del 1945 il C.L.N. venne a conoscenza che le autorità giudiziarie bolognesi avevano spiccato un mandato d’arresto per il Piergallini.

Tale denuncia si basava solamente sulla carica di segretario dl P.R.F. ricoperta dal Piergallini. Il 28 settembre 1945 il C.L.N. di Sambuca inviò un’ampia relazione dove si spiegava la vera attività svolta dal Piergallini e non conoscendo ancora bene gli ultimi avvenimenti fu ipotizzato che fosse caduto, fucilato dopo lo scontro di Treppio.
Nel documento oltre a spiegare l’attività dell’accusato Aldo Totti, Massimiliano Gualandi e Dante Zaretti inoltrarono anche una dichiarazione della Brigata Matteotti bolognese dove si diceva che tutto ciò era stato fatto per non macchiare la memoria dell’eroe Piergallini che aveva dato la vita per un alto ideale.

La posizione del Piergallini fu finalmente chiarita e fu proposto per il conferimento di una medaglia d’oro al valore militare.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 16 marzo 2013, in La lotta partigiana in Toscana con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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