Il Palazzo Littorio di Camaiore

Il Palazzo Littorio di Camaiore

di Giovanni Baldini, 15-4-2004, Creative Commons – Attribuzione 3.0.

Negli ultimi tempi della guerra la repressione contro gli antifascisti divenne particolarmente feroce.
A Camaiore e dintorni essere portati al "Palazzo" significava andare incontro alle peggiori violenze e spesso anche a scomparire per sempre.

La Casa del Fascio di Camaiore, ribattezzata "Palazzo Littorio", è stata la sede di molti delitti. Gli autori erano un gruppo di fascisti fra cui primeggiavano Franco Casamassima e Ernesto Cirillo.
La conta delle vittime è incerta, soprattutto per la particolare premura con cui i fascisti facevano scomparire i cadaveri, con certezza si conoscono i nomi di Giuseppe Di Baldo e Fabio Bulghereschi (di 16 anni) uccisi il 18 agosto 1944. Il 24 agosto vengono invece uccisi per sospetta collaborazione con i partigiani il medico condotto di Capezzano Pianore Dott. Carlo Romboni (44 anni), Gianni Cincinnato (60 anni) e un non meglio identificato signor Di Stefano. Il giorno dopo altri uomini venivano uccisi: Giuseppe De Martino, Giovanni Zucca (18 anni) e un terzo uomo non identificato.

Il clima di sfrontata prepotenza in cui lavorava la banda che operava nel Palazzo Littorio è testimoniata da diversi fatti, come le violenze inflitte ad un passante che si trovò a incrociare i fascisti di fronte ad un muro dove era stato scritto Fascio sfasciato. Al malcapitato toccò di cancellare la scritta con la lingua fra un colpo di bastone e l’altro. Nonostante i lamenti e le preghiere venne costretto a cancellare anche una seconda scritta lasciando il muro macchiato del proprio sangue, poi fu condotto al Palazzo. Si tratta di uno dei due compagni di sventura del dottor Romboni uccisi il 24 agosto.

Per i delitti del Palazzo Littorio il viareggino Ernesto Cirillo, che a quel tempo era il comandante della Brigata Nera, nell’immediato dopoguerra è stato processato e incarcerato

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 20 maggio 2013 su La lotta partigiana in Toscana. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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