Le Forze Armate e la lotta di Liberazione

Il contributo delle Forze Armate in Italia e all’estero alla Resistenza e alla guerra di Liberazione nazionale

L’opera delle forze armate si inquadra con carattere di unitarietà, nel panorama vasto e complesso di tutta la Resistenza. L’improvvisa comunicazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943 provocò una grave crisi nelle forze armate, colte impreparate dall’aggressione tedesca.
Le forze del Reich, dal canto loro, fin dalla caduta di Mussolini del 25 luglio ’43 non avevano mai nascosto la loro intenzione verso l’Italia. Avevano infatti provveduto a inviare nella penisola altre nove divisioni destinate a rinforzare le sette già presenti nel  ostro territorio e quanto mai sintomatici erano apparsi i reiterati tentativi di porre le unità italiane agli ordini del generale Rommel, nonchè le difficoltà opposte dall’Alto Comando Germanico al rientro in patria delle truppe italiane dislocate in Francia e nei Balcani, sollecitato con insistenza dall’Italia.

Nel nostro territorio nazionale esisteva un complesso di 21 divisioni mobili. Sette di esse erano poco efficienti, delle rimanenti 14, tre non risultavano impiegabili al momento opportuno perchè colte in crisi di trasferimento. A fronte 18 divisioni germaniche. Molte unità tuttavia, sia pure dopo un iniziale momento di incredulità, opposero reazioni valide.
In quei momenti drammatici in Egeo, marinai e reparti della “Cuneo” e della “Regina” iniziarono immediatamente la lotta contro l’ex alleato, resistendo per quasi due mesi all’offensiva nemica. A Cefalonia e a Corfù la divisione “Acqui” s’immolò combattendo per circa 15 giorni, fino a quando, completamente esausta e non soccorsa, venne  barbaramente decimata col sacrificio di 9600 uomini.

Nel Montenegro, i superstiti delle divisioni “Venezia” e “Taurinense” ritiratesi sulle montagne con le formazioni partigiane locali, seguitarono a combattere sino al 1945, inquadrati nella divisione “Garibaldi”.
Analogamente fecero in Yugoslavia la divisione “Italia”, in Albania le divisioni “Firenze”, “Perugia” e la Brigata “Gramsci”, in Grecia le truppe della “Pinerolo” col reggimento lancieri “Aosta”. Sempre in territorio yugoslavo operarono altresì , la Cattaro la “Emilia” e a Spalato reparti della “Bergamo”.

Le forze della Sardegna, favorite da una relativa superiorità numerica,indussero i reparti tedeschi dislocati nell’isola a sgomberare, in Corsica le divisioni “Friuli” e “Cremona” e altre unità del VII Corpo d’Armata impegnarono i tedeschi in una serie di combattimenti, iniziando la liberazione dell’isola che proseguirono poi in collaborazione con alcuni reparti francesi.

Anche nella penisola episodi di resistenza si ebbero dappertutto: a Trieste,nel Goriziano, a Treviso, Verona, Milano, Piombino, Cuneo, Savona, Ascoli Piceno, Anzio, Nettuno, Napoli, mentre a La Spezia e a Roma la lotta assunse aspetti più aspri. Nonostante la preponderanza, soprattutto in armamento,delle forze germaniche, Roma venne strenuamente difesa dalle nostre truppe edalla popolazione, con un’azione che, benchè non coordinata, riuscì a fermare i tedeschi per due giorni.
(da “30mo della Resistenza e della Liberazione” a cura del Comitato Regionale
Toscano, 1974)

Contributo FF.AA. alla Guerra di Liberazione

Un quadro più complessivo del contributo delle FA. alla Guerra di Liberazione Nazionale si ha dalla seguente nota pubblicata da “LE FORZE ARMATE NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE”, Roma, 1995
.
Bastano poche cifre per delineare, con il loro scarno ma lapidario linguaggio,il contributo dato alla Guerra di Liberazione dai combattenti inquadrati nelle Unità regolari dell’Esercito inclusi i Carabinieri, della Marina e dell’Aeronautica,della Guardia di Finanza e dal personale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

Nel settembre 1943, in Italia, in Corsica, in Grecia, in Yugoslavia caddero circa 3.000 uomini nei soli primi due giorni di combattimento.
L’Esercito, impegnato su tutti i fronti, in Italia ed all’estero, sostenne il peso della lotta sin dal primo giorno riorganizzando le proprie fila duramente provate nei tre precedenti anni di guerra.
Una Brigata il “I Raggruppamento Motorizzato” nella fornace della battaglia del Garigliano nel dicembre 1943.
Un Corpo d’Armata formato da due divisioni più i supporti il “Corpo Italiano di Liberazione” nell’estate del 1944, per la liberazione dell’Italia centrale fino al Metauro ed alla Linea Gotica sugli Appennini.
Un’Armata di sei Divisioni i “Gruppi di Combattimento” nell’inverno 1944 e nella primavera 1945 sulla Linea Gotica e nella battaglia finale. Div. Cremona, Div. Folgore, Div. Frinii, Div. Legnano, Div. Mantova, Div. Piceno.
Una Divisione, la “Garibaldi”, che in lugoslavia non si arrese ai tedeschi e continuò a combattere a fianco dei partigiani slavi.
Otto “Divisioni Ausiliarie”, che per tutta la durata della campagna assolsero importanti funzioni logistiche nelle quali si distinsero in modo particolare le “Salmerie da Combattimento” ed il “Genio da Combattimento”. Il pesante impegno dell’Esercito resta testimoniato dalla concessione di
39 Medaglie al Valor Militare alle Bandiere delle sue Unità,
di 299 Medaglie d’Oro e di innumerevoli
Medaglie d’Argento e di Bronzo al V.M. ai singoli combattenti.

Marina ed Aeronautica, da pari, su tutti i mari ed in tutti i cieli per contrastare le forze germaniche, come testimoniano le
392 Medaglie al Valor Militare concesse ai militari della Marina
e la Medaglia
di Bronzo alla Bandiera del Reggimento San Marco.
Agli uomini dell’Arma Azzurra furono concesse
560 medaglie al V.M. concesse alle Bandiere di guerra dei Reparti di volo ed alla
M.O. al V.M. concessa alla Bandiera dell’Aeronautica.

Carabinieri e Guardie di Finanza impegnati in prima linea a fianco delle Forze Armate ed in compiti di istituto. Il contributo di sangue e di eroismo offerto dai Carabinieri, partecipi delle azioni dei Reparti dell’Esercito od isolati, `e attestato dalle
723 ricompense al V.M. concesse ai singoli e
dalla Medaglia d’Oro e da quella d’Argento al V.M.
concesse alla Bandiera
dell’Arma.

Per il tributo di sangue e di eroismo che la Guardia di finanza diede al Paese durante la Guerra di Liberazione, furono concesse alla
Bandiera del Corpo 4 Medaglie al Valor Militare,
di cui 2 d’Oro; 53 Medaglie al V.M.
furono concesse ai singoli.

Il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana a fianco dei fratelli combattenti durante l’intero arco della lotta di liberazione, come attestato dalla
Medaglia di Bronzo alla Bandiera del Corpo e dalle tante Medaglie al V.M.

concesse ai singoli.

Va inoltre ricordato il nobile ed eroici slancio delle Infermiere Volontarie
alle quali vennero concesse
l6 Medaglie al Valor Militare.

Seicentomila militari deportati in Germania che non si arresero. Preferirono la fame, gli stenti, i sacrifici dei lager piuttosto che rinnegare il giuramento di fedeltà prestato alla Patria lontana.
Molto sangue di soldati italiani versato per la libertà:
87.000 caduti di cui 47.000 in combattimento contro i tedeschi e 40.000 morti nei campi di concentramento.

Questa lotta, questi sacrifici si saldarono con la lotta e con i sacrifici delle Brigate Partigiane e con il martirio delle popolazioni. Mai, nella storia d’Italia,
Forze Armate e Popolo furono avvinti in un’unica sorte ed in un’unica speranza come durante la Guerra di Liberazione.
La deportazione politica e raziale in Toscana

La deportazione politica nei campi di sterminio (KZ) ha seguito la vicenda della lotta di liberazione poi chè i partigiani e gli antifascisti catturati, se non fucilati sul posto, venivano avviati ai campi di sterminio.
Il maggior numero dei rastrellati avvennero a Prato, Montelupo e Firenze dove la cattura seguì gli scioperi antifascisti del marzo 1944.
In totale i deportati politici nei campi di sterminio nazisti della Toscana
furono 960 dei quali 180 furono i superstiti.
(fonte ANED Toscana)
La deportazione raziale ebbe due momenti distinti: i rastrellamenti dell’ottobre-novembre 1943 che ebbero luogo attorno alle Comunità di Firenze, di Livorno, di Siena e di Pisa; lo stillicidio delle catture che sono avvenute nel corso dell’intera lotta di liberazione in Toscana.
I deportati raziali nei campi di sterminio (KZ) della Toscana, di fede israelita furono 256, così suddivisi:
A Firenze 135, a Livorno 105, a Pisa 13, a Siena 12. Di essi solo poche decine fecero ritorno.
(fonte “Memoria della Persecuzione degli Ebrei” AFIM Toscana 1989)

Annunci

Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 21 giugno 2013, in La Resistenza in Italia con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: