I Fratelli Valobra

“per dignità, non per odio”
Dante Valobra
di Giovanni Baldini, 14-7-2003, Creative Commons – Attribuzione 3.0.
Stella Garibaldina, alla memoria

Cesare, Enzo, Sauro e Dante Valobra, nati a Firenze in una famiglia anti-fascista entrarono in contatto con Tristano Codignola, uno dei massimi esponenti azionisti della città, che all’otto di settembre li indirizzò verso il Mugello.

Di famiglia ebraica i Valobra avevano deciso di reagire alle persecuzioni e di combattere con le armi in pugno i nazi-fascisti.

Con i due fratelli Papini, Alfredo e Franco, che subivano come loro le conseguenze delle leggi razziali, si portarono a Luco di Mugello, poi a Ronta e infine a Gattaia dove vennero raggiunti dal distaccamento "Checcucci", partigiani di Sesto Fiorentino provenienti da Monte Morello (vedi Ceppeto).

Ma la durezza dell’inverno costrinse Dante Valobra, il più giovane dei quattro, a rientrare a casa. Cadde così assieme al padre nelle mani della Banda Carità che non esitò a torturarlo cercando di ottenere informazioni sui fratelli.
Nel frattempo Enzo e Sauro parteciparono al vittorioso attacco al presidio fascista di Vicchio, mentre Cesare era impegnato altrove a recuperare armi. Riuscirono poi a sfuggire al rastrellamento di marzo. Il successivo rastrellamento dell’Alto Casentino invece costrinse allo sbandamento la formazione, in questa occasione Alfredo e Franco Papini, da cui i Valobra non si erano mai separati, vennero presi e passati per le armi. I tre fratelli si salvarono ma furono costretti a riparare temporaneamente a Firenze.

Dante riesce a uscire da Villa Triste, sembra per intercessione del cardinale Elia Dalla Costa, e a maggio riprende la vita partigiana su Monte Giovi insieme ai fratelli.

Portatisi sul Pratomagno l’otto di giugno entrano a far parte della Brigata Lanciotto.

A Cetica parteciparono alla difesa del paese, nella terribile battaglia Dante venne preso da una raffica di armi pesanti e ucciso sul posto assieme ad altri nove compagni.

I fratelli, pur scossi fino alla disperazione, non lasciarono la vita partigiana e continuarono la lotta, ricoprendo anche incarichi di comando, fino alla liberazione di Firenze.

A Dante Valobra è stata concessa la Stella Garibaldina.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 19 luglio 2013, in La lotta partigiana a Firenze con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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