Gli italiani morti nella «Marzabotto» francese

    Gli italiani morti nella «Marzabotto» francese

    Clea, Lucia e i 7 ragazzi trucidati dai nazisti

    Tra le vittime almeno 9 italiani, tra cui una madre con 7 dei suoi figli. Nomi dimenticati. E scovati da uno storico. La Procura militare di Roma apre un’inchiesta

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    Oradour-sur-Glane: il 10 giugno 1944 i nazisti uccisero 642 persone. Da allora il villaggio non è stato più abitato. E rappresenta una sorta di monumento alla memoria
    Italiani uccisi nel corso di un efferato eccidio nazista, a Oradour-sur-Glane, vicino Limoges, nel Sud-Ovest della Francia. Tra le vittime una donna, Lucia Zoccarato, e sette dei suoi nove figli: Bruno, Antonio, Armando, Luigi, Anna Teresa, Marcello e Giovanni. Poi un’altra donna: Clea Lusina, figlia di un antifascista fuoriuscito. Le altre due figlie di Lucia – Orfelia e Angela – si salvarono perché quella mattina del 10 giugno 1944 – quattro giorni prima gli Alleati erano sbarcati nella non lontana Normandia – stavano lavorando in campagna, fuori dal borgo. Anche il marito di Lucia, Giuseppe Antonio Miozzo, sfuggì alla morte. Era un carabiniere, venne preso prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre. Si rifiutò di aderire alla Rsi. Per questo rimase internato in Germania sino alla fine della guerra. Solo allora seppe della sorte della sua famiglia. Inghiottita in quella strage feroce – identica a decine di altre, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Fosse Ardeatine – in cui perirono 642 persone. Donne, bambini, anziani. Una mattanza. Trucidati da raffiche di mitragliatrice come stessero davanti a un plotone di esecuzione. Dilaniati da granate esplose dentro una chiesa, dove a centinaia avevano cercato la speranza di un inutile riparo.
    clip_image004Da sinistra, Lucia Zoccarato, suo marito Giuseppe Antonio Miozzo, e Clea Lusina CONDANNATI IN FRANCIA – Per l’eccidio vennero processati in Francia, nel 1953, una ventina di imputati, tra militari tedeschi e alsaziani arruolati nelle SS: vi furono due condanne a morte, 12 ai lavori forzati, 6 condanne a pene detentive e una assoluzione, ma una successiva amnistia commutò le esecuzioni e permise la scarcerazione degli altri condannati. Le indagini sono state riaperte di recente anche in Germania e, la scorsa settimana, la procura di Dortmund ha incriminato un ex militare tedesco di 88 anni. Ma adesso c’è pure un’inchiesta avviata dalla Procura militare di Roma che vuole accertare identità e numero delle vittime italiane coinvolte nell’eccidio. Un modo – è l’obiettivo del procuratore Marco De Paolis – per ridare un nome, un cognome e giustizia a degli italiani dimenticati, vittime del nazifascismo.
    La memoria dell’eccidio nel villaggio-fantasma in Francia
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    • LA RICERCHE DEL DOCUMENTARISTA ITALIANO – Un fascicolo aperto anche dopo il poderoso lavoro di ricostruzione storica firmato da Mario Vittorio Quattrina, scrittore, regista e autore di numerosi documentari storici per la Rai. E’ lui ad aver ripercorso – in una ricerca condotta ascoltando e filmando decine di testimonianze – la saga drammatica di questa famiglia emigrata in Francia da Padova – attorno a Limoges c’era una specie di colonia veneta, tutti muratori e falegnami – nel 1927 con i primi tre figli. E appunto: lei, Lucia, nata a Campodarsego il 25 luglio 1904. Lui, Giuseppe, ex carabiniere, poi manovale Oltralpe. Richiamato dall’Arma allo scoppio della guerra. Poi quella scelta di restare fedele al giuramento prestato al Re, di non aderire al fascismo. E la prigionia. Solo dopo il 1945 gli dissero che aveva perduto moglie e 7 figli. Ma gli fornirono una spiegazione apparentemente più sopportabile: tutti periti sotto le bombe. Tempo dopo, prima che morisse nel 1953, ebbero il coraggio di raccontargli quell’orrore come davvero si materializzò.
      MUSEO A CIELO APERTO – Oradour-sur-Glane oggi è qualcosa di molto simile a un museo a cielo aperto. Dopo quell’eccidio nessuno tornò ad abitare in quel posto maledetto. Il villaggio – fu l’ordine di Charles De Gaulle che in questo modo volle farne un monumento – non venne ricostruito. Case diroccate, i segni delle pallottole sui muri pericolanti, tutto è rimasto come allora. In più, come in una specie di Spoon River che testimonia l’atrocità di quel giorno, ci sono centinaia di lapidi. Quelle toccate con mano il 4 settembre 2013 dal presidente tedesco Joachim Gauck – il primo leader tedesco a compiere un gesto del genere – che visitò il paese per rendere omaggio alle vittime, assieme a un sopravvissuto e al presidente francese Francois Hollande.
      LE SS INCRIMINATE – «Incriminati della strage furono le SS del reggimento «Der Fuhrer» della divisione corazzata «Das reich» che in quei giorni subì – ricorda Quattrina, autore di una ricerca sui militari italiani coinvolti nei fatti bellici in Normandia – diversi attacchi da parte dei partigiani. In uno di questi venne rapito e ucciso un ufficiale. La sua morte venne scoperta il 9 giugno e, subito, scattò la rappresaglia. Il primo paese che si trovava sulla strada delle SS era appunto Oradour-sur-Glane, vicino a Limoges, nel sudovest della Francia.
      LA STRAGE – I nazisti fecero un rastrellamento, ordinarono agli abitanti di radunarsi nella piazza, parlando di un «controllo di documenti». Invece gli uomini vennero condotti in alcuni granai e trucidati a colpi di mitragliatrice, mentre donne e bambini furono arsi vivi all’interno di una chiesa che prese fuoco dopo l’esplosione di alcune bombe. «Presumibilmente Lucia morì nella chiesta – racconta Quattrina che presenterà il suo documentario « totalmente autofinanziato» il 25 aprile – abbracciata ai figli». Ma non c’è certezza. Di lei e dei suoi figli, come di Clea, restano solo quelle foto ingiallite esposte in una lapide a Oradour. Così il tempo – quasi settant’anni sono passati dalla strage – ha voluto conservare questo esile filo di memoria.
      14 gennaio 2014 (modifica il 15 gennaio 2014)
      © RIPRODUZIONE RISERVATA

      Grazie a chi dopo 70 anni ci ha ricordato quei tempi

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      Informazioni su toscano

      Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

      Pubblicato il 23 marzo 2014, in 27 Gennaio 1945 con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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