Marisa Musu “Rosa” straordinaria partigiana

Una straordinaria partigiana
Quando Marisa Musu, “Rosa” andava all’attacco con la pistola in pugno con i GAP di Franco Calamandrei per le strade di Roma occupata
di Maurizio Orrù

È doveroso, anzi utile, dedicare una particolare attenzione alla partecipazione delle donne contro la barbarie nazifasciste. Oggi, la storiografia rivaluta e approfondisce l’universo femminile impegnato in quel contesto storico-politico. Partendo da questi presupposti, un posto importante è rappresentato dalla storia personale e politica di Marisa Musu, ovvero la vita di una donna partigiana, con salde radici antifasciste e libertarie, la quale ha dato prova di coraggio e temerarietà. Altri tempi. Marisa Musu (Roma 1925-2002) nasceva da una famiglia sarda con passioni antifasciste. In una intervista che aveva rilasciato al giornalista Sandro Portelli, affermava:
«(…) Sono stata educata nella famiglia di una coppia sarda antifascista, perché mia madre veniva da una militanza molto attiva nel partito repubblicano, quindi libertà, democrazia. … Di carattere sono stata sempre una ragazzina molto concreta, ho fatto giochi di maschiacci, stavo sempre nelle bande dei ragazzi, essendo giovanissima, mi interessava l’azione. È con loro, che veramente facevano la lotta al fascismo con cose concrete – dalla cospirazione, al volantino, erano comunisti – che appena ho potuto sono entrata in contatto» ( Nel nome di Rosa, una adolescenza partigiana Forse era insito nel DNA della famiglia Musu, combattere le ingiustizie e le prevaricazioni sociali e politiche.
Il suo percorso scolastico inizia con il conseguimento della maturità classica e la successiva iscrizione alla Facoltà di Fisica presso l’Università di Roma. A 16 anni, Marisa Musu entrava nell’organizzazione clandestina del PCI in compagnia di Adele Maria Jemolo, la futura moglie di Lucio Lombardo Radice.
In quel torno di tempo, imperava sovrano il fascismo, ovvero la rappresentazione politica, culturale e ideologica “del male assoluto”. Marisa combatté nei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) con il suggestivo nome di battaglia di “Rosa”, ricoprendo il grado di tenente. Questa formazione politico-militare era coordinata e diretta da Franco Calamandrei. Ad essa aderivano: Franco Ferri, Carlo Salinari, Pasquale Balsamo, Luigi Pintor, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini, Carla Capponi e Rosario Bentivegna. Numerose e significative le azioni antifasciste che vedevano protagonista “Rosa”. Tra le tante, ricordiamo il leggendario attacco del 23 marzo 1944, allorché un gruppo di gappisti, al passaggio di una robusta colonna di militari tedeschi, che attraversava il centro di Roma, in via Rasella, faceva esplodere una bomba. L’effetto fu disastroso e micidiale. Morirono 33 tedeschi. Un centinaio i feriti. La risposta militare nazista fu feroce e atroce. Per rappresaglia 335 italiani furono prelevati dalle carceri di via Locullo, Regina Coeli e via Tasso, e trucidati alle Fosse Ardeatine. Questa azione militare tedesca rimaneva (e rimane), nella coscienza collettiva nazionale antifascista, una barbarie senza precedenti.
L’audacia e il coraggio delle gappiste, era una delle loro caratteristiche. A questo proposito illuminante, l’intervento di Nori Brambilla Pesce: «(…) le gappiste svolgevano un servizio attivissimo d’informazione, di approvvigionamenti, d’infermeria, ed anche una specifica attività militare, non solo studiando le abitudini di fascisti e nazisti, i particolari topografici di un posto, fornivano ai gappisti elementi indispensabili per elaborare un piano di attacco, e spesso partecipavano direttamente alle azioni armate.
Nei compiti che svolgevano, non si scostavano molto da quelli degli uomini, ma a differenza di questi, era loro preciso impegno il trasporto delle armi. (…) furono numerose. Come quelle che parteciparono a Bologna alla battaglia a Porta Lame. Per tutte vorrei ricordare Carla Capponi e Marisa Musu, che parteciparono a Roma, all’azione di via Rasella»
Nel dopoguerra, Marisa Musu, continuava il suo impegno politico nelle file del PCI. Collaborando con Enrico Berlinguer, dirigente della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI). Lei aveva una passione politica e ideologica del “suo Pci”, ovvero di essere orgogliosamente comunista. Infatti nel suo testamento aveva scritto: «non passate sotto silenzio che sono stata comunista dal lontano 1942». Oggi questi ideali e aspirazioni delle vecchia generazione comunista, come quella rappresentata da Marisa Musu, si sono perduti e affievolite con il tempo.
Marisa ricopriva importanti e significativi incarichi nel Comitato Centrale del PCI ma non solo; professionalmente è stata una valente giornalista, e come inviata a Pechino, in Vietnam e a Praga, per conto di Paese Sera e l’Unità.
Marisa Musu è stata sempre in prima fila nell’associazionismo nazionale e internazionale, ricoprendo importanti e significativi ruoli. È stata una valente dirigente nazionale dell’ANPI e vicepresidente della medesima organizzazione del provinciale di Roma come importante e degno di considerazione è stato il suo ruolo (con Gianni Rodari) nel Coordinamento dei Genitori Democratici, l’associazione che ha l’obiettivo di una scuola impregnata dei valori riconducibili alla democrazia laica e antifascista.
Per un lungo tempo, Marisa Musu, è stata anche una valente consigliere comunale del PCI a Roma. In questa veste di amministratore comunale della sua città, ricorda: «(….) sono stata travolta da questa attività straordinaria che era un partito comunista a Roma, che sorgeva nelle borgate, nei quartieri popolari, donne straordinarie, e mi dovevo occupare del fatto che loro volevano che il prezzo del pane diminuisse, che il loro figlio lavorasse, volevano la fontanelle nelle borgate. Roma io l’ho amata moltissimo non durante la Resistenza, ma subito dopo, quando ho scoperto questa Roma straordinaria, incredibile per me, affascinante Trastevere, Testaccio, Pietralata, Tiburtino. Perché era una città straordinaria, piena di volontà di vivere, di cambiare, di uscire dall’ignoranza. Una grande città. (…)».
Dopo la Liberazione, Marisa Musu ha ricevuto la Medaglia d’Argento al valor militare per il ruolo attivo e pregnante che ha avuto nelle file della Resistenza italiana.Marisa Musu moriva a Roma il 3 novembre 2002, all’età di 77 anni.
Rileggendo alcuni articoli giornalistici a ricordo di “Rosa”, segnaliamo quello del giornalista Silvio Cinque «(…) tanta gente alla protomoteca del Campidoglio giovedì mattina a portare l’ultimo saluto a Marisa Musu che giovane diciottenne partecipò all’azione dei Gap di via Rasella. Da allora la sua vita è stata, come hanno ricordato in diversi, “dalla parte”, schierata senza tentennamenti e indecisioni con tenacia silenziosa e spesso invisibile (…)
di Lei ricordo l’impegno fino a lunedì scorso in piazza Vittorio contro il razzismo e il neonazismo, in difesa dei migranti e della democrazia». Anche l’Unità ricordava “Rosa”: «(…) Ora, Marisa Musu, “la comunista irrequieta” è morta a 77 anni, dopo una breve malattia contro la quale aveva, come al solito, lottato con grande ottimismo e con straordinaria tenacia. Ma questa volta, la sconfitta era in attesa dietro l’angolo e Marisa non avrebbe vinto neanche con la pistola in pugno come, invece, aveva fatto tante volte durante la resistenza a Roma.(…)».La storia personale e politica di Marisa Musu, dovrebbe avere maggiore visibilità e maggiore spazio nella pubblicistica scolastica, a volte carenti e insufficienti in tematiche antifasciste resistenziali, le quali sono spesso assenti nella cultura collettiva delle nuove generazioni, fuorviate da distrazioni e ritmi di vita lontani da una “sana e rigorosa cultura democratica e antifascista”. Sarebbe importante che ogni comunità dedicasse la propria toponomastica a coloro che rappresentano il ricordo collettivo democratico e antifascista. Marisa Musu nel corso della sua vita, ha scritto tre libri: “La ragazza di via Orazio ”, “Roma ribelle (con la collaborazione del marito Ennio Polito) e “La prima Intifada”.
Tratto da
Patria Indipendente

ANPI | Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 24 novembre 2014, in Ricordi per non dimenticare con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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