La Repubblica Partigiana di Cogne – 2 –

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L’accordo tra Elter, Reitch e il Comando partigiano fece di Cogne una zona franca.

A Cogne la miniera continuava a lavorare, a Cogne nessuno pativa la fame, si era al riparo dalle rappresaglie repubblichine e tedesche e i ragazzi di leva ebbero l’esonero dal servizio militare se assunti alla COGNE, i famoso "foglio di congedo illimitato" Roberto Nicco, storico  e studioso della Resistenza in Valle d’Aosta lo racconta così: “In seguito a questi accordi la Valle di Cogne diventa una delle zone più sicure di tutta la regione e si decide perciò di trasferirvi da Fenis, il 9 agosto, il Comando del sottosettore Alta e Media valle… Per alcuni mesi Cogne sarà il centro del movimento partigiano valdostano. Parecchi giovani renitenti accorrono ad ingrossarvi le file e gli antifascisti aostani individuati dalla polizia vi trovano un sicuro rifugio…” (Roberto Nicco, La resistenza in valle d’Aosta, Musumeci).

In paese, dopo poco più di un mese, dall’iniziale gruppo di trenta partigiani, si arrivò a più di quattrocento, provenienti da gruppi diversi o sopraggiunti  individualmente in quello che era diventato un porto franco e addirittura una Repubblica Partigiana, nell’Italia ancora fascista e occupata dall’esercito tedesco. La banda che aveva occupato Cogne per prima, era composta da gruppi di provenienza diversa al comando di tre ex ufficiali degli alpini: Vigo (Chantel), Biondo (Canova), Plik (Cavagnet). C’era poi un secondo gruppo, di comunisti "garibaldini", al comando di Dulo (Ourlaz) e di Giuliano Calosci ex operaio della COGNE, che portavano una fascia rossa sul braccio con ricamata la falce e il martello successivamente sostituito dalla stella rossa su fondo bianco e verde. Si erano installati in disparte, verso Sylvenoire, per non essere troppo invadenti. Ma uno di loro, il comandante Vigo, si era invece piazzato in albergo. Era un ragazzo prepotente e violento, che fu presto destituito. Poi era arrivato il gruppo della "Scuola degli Alpini" (reparto alpino della leva repubblichina, passato in blocco con i partigiani) al comando di Leo (Leo Garanzini). C’era poi il gruppo di Laurent Ottoz, Mario Ferina e Falco(Mario Bechaz), che aveva radunato partigiani molto validi, ma poco inclini ai grandi assembramenti e alla disciplina militare o all’appartenenza a partiti politici.

Infine gli "svizzeri". Questi erano arrivati in paese a gruppetti, rientrati clandestinamente in Italia ed erano ragazzi che,  avendo disertato l’esercito di Salò, si erano rifugiati in Svizzera, dove erano stati inquadrati dalle organizzazioni antifasciste e molti erano entrati nel partito comunista, e pertanto aderirono alle bande "garibaldine" Li organizzava tutti militarmente, se non politicamente, il Comandante Plik, il Maggiore degli Alpini Giuseppe Ferdinando Cavagnet, nativo di Cogne.

All’inizio i partigiani non possedevano mezzi di trasporto e, per le azioni in fondo valle, avevano addirittura usato la corriera regolare! Poi venne prelevato un camion, il famoso Trerò  guidato da Cino Glarey. Il camion partiva dalla piazza, carico di ragazzi armati che cantavano "Lassù sulle cime nevose", una bella canzone degli alpini, adottata dalla Resistenza. Su tutte si alzava la bella voce di Arturo Verraz, che poi perse la vita in un combattimento a Sarre. La banda della "Scuola degli Alpini" prese il suo nome, diventando "banda Arturo Verraz".

Uno degli "svizzeri", Ugo Pecchioli, era stato compagno di scuola di Giorgio Elter ; diventò dirigente nazionale del PCI nell’Italia liberata e del PDS poi: “Durante i primi giorni io, Ruggero Cominotti, Giorgio e Giulio Elter, Nello Corti e altri fummo ospiti dei frati a Martigny …Poi gli svizzeri ci misero nei campi di internamento…” (Ugo Pecchioli, Tra misteri e verità, Baldini & Castoldi).

Rientrati clandestinamente a Cogne,  presero parte all’occupazione partigiana di Cogne. “…arrivò a Cogne un reparto di alpini italiani del Btg. Aosta ricostituito dai repubblichini.  Il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) aveva consigliato loro di aderire e poi, appena equipaggiati e armati, di disertare e passare alla Resistenza.

Tra gli altri c’erano Giuseppe Cavagnet (Plik), Giulio Dolchi (Dudo), Armando Canova … Eravamo una settantina…”  (Ugo Pecchioli op.cit.) A Cogne transitarono persone in fuga, persone comuni e altre, che in seguito divennero note, come Giulio Einaudi e Nerio (Saverio Tutino) Gaddo (Gianfranco Sarfatti) Martin (Walter Fillak) o Sandro Pertini, c’erano famiglie intere di sfollati,  e alleati ex prigionieri dei tedeschi. Non tutti si salvarono. Nell’estate del ’45, di ritorno dalla Val d’Isère,  Grigia (Franco Berlanda) scoprì i resti dei corpi di trentadue inglesi, ex prigionieri dei tedeschi, che l’inverno precedente avevano tentato l’attraversata, ed erano rimasti sotto una valanga. Altri morirono per la fatica, o nei rastrellamenti.

Occorre ricordare il sacrificio di Lola (Aurora Vuillerminaz), moglie di Dulo (Giulio Ourlaz), che guidava i fuggiaschi attraverso i valichi alpini da e per la Francia e il 16 ottobre 1944 alla fine del suo ultimo viaggio, pare per una soffiata, fu bloccata a Villeneuve dai repubblichini e fucilata assieme ai suoi compagni di sventura. Prima si scusò con loro per non essere riuscita a portarli in salvo e gridò: "viva il comunismo!", e questo noi sappiamo dalla testimonianza di Raimondo Lazzari, che rimasto soltanto ferito si finse morto come nei film e fu soccorso dalla popolazione e ricondotto a Cogne.

Nella officina della miniera furono costruite armi.  Ne hanno parlato i due fratelli Carrara, Roberto Nicco, e lungamente Technical (Breuvé) ,allora diciottenne allievo della Scuola COGNE, trasferito da Fenis a Cogne per eseguire i disegni che avrebbero permesso ai tornitori dell’officina della COGNE di costruire i pezzi di ricambio degli sten; e molti altri: “A Cogne la maggior parte del personale della Miniera, collaborò attivamente con me per facilitare l’opera del Comando locale che divenne poi per un certo periodo di tempo il Comando generale della Valle d’Aosta. Citerò tra i più attivi, oltre al sig. Marchionni già nominato, il nostro medico dott. Alessio Ansermin e il sig. Antonio Arizio, che riuscì a fabbricare con la collaborazione del personale della nostra piccola officina alcuni mitragliatori sten di perfetto funzionamento, che meravigliarono e riscossero il plauso della Commissione Alleata che verso la metà di settembre venne dalla Francia a ispezionare le nostre posizioni; i signori Rodolfo Jeantet e Francesco David che si prodigarono per l’organizzazione logistica, il secondo essendo anche stato il primo Sindaco liberamente eletto del Comune di Cogne; il sig. Guado capo minatore impiegato come specialista in alcune azioni di sabotaggio.

Gli operai elettricisti si prestarono per eseguire il collegamento telefonico con tutti i posti avanzati. Il servizio di disciplina era assicurato regolarmente dai carabinieri che avevano aderito al movimento e fu perfino provveduto alla protezione dei pochi esemplari di stambecchi rimasti nel parco del Gran Paradiso, mediante un servizio di guardia caccia." (Franz Elter – memoriale  3).

“Viene attrezzata un’officina per riparare le armi, vi si costruiranno anche delle mine, denominate V2, e degli sten. Sono indette elezioni per la nomina dell’amministrazione comunale…” (R.Nicco, op.cit). “Alla COGNE si poteva costruire qualche Sten ma non le munizioni che erano molto scarse (alla battaglia della presa io avevo 6 caricatori!). Credo che in occasione della visita alleata sia stato concordato un lancio di armi. Pochi giorni dopo fui mandato con altri 5 partigiani a Peradza, dove dovevamo aspettare il lancio accendendo i classici tre fuochi a triangolo. Aspettammo inutilmente per una settimana! Gli alleati pensarono evidentemente che fosse meglio aspettare la fine di ottobre, quando ormai nevicava, per farci sapere che potevamo andare a prenderci le armi in Francia. A proposito del trasporto armi vorrei ricordare Gratton (ex portatore, morto di stenti dopo la guerra) che, sorpreso dai fascisti mentre cercava di tornare a Cogne, è stato deportato a Mathausen. (Una volta che gli avevo chiesto del campo di sterminio, mi aveva detto: “Il mangiare non era tanto buono!”)” (testimonianza di Piero Elter).

Il fratello di Aurora, Emilio Martinetto, classe 1919, entrato quasi bambino allo spaccio della COGNE, a servizio a casa Elter per qualche tempo, fu richiamato nel ‘40 alla dichiarazione di guerra e spedito in artiglieria di montagna sul Piccolo San Bernardo  e successivamente in Jugoslavia. Al ritorno entrò alla COGNE in officina, e ha sempre lavorato di precisione al tornio nel suo laboratorio. Era un uomo alto,  bellissimo, che ricordava Burt Lancaster. “…A Cogne c’erano pochi fascisti, come un certo Canu, che ha denunciato ai tedeschi dove nascondevamo le armi; noi costruivamo gli sten e i parabellum in officina, con la canna lunga così…Io lavoravo dalle cinque all’una, costruivo bombe da portare giù a St.Pierre;  facevamo una scanalatura larga un centimetro, che potesse disintegrarsi…L’avevamo provata su a Valnontey, era formidabile… Abbiamo avuto delle spie, sì. C’era Césarion del Bellevue e c’erano i fascisti da lui, e lui ascoltava tutto quello che dicevano; aveva fatto un buco in cantina e andava a ascoltare; ha rischiato grosso. Una signora (non dico il nome per rispetto dei famigliari) ha fatto la spia, lui andava a raccontarle tutto …I fascisti l’hanno mandato a chiamare: “Ci dicono che tu sei un rosso, un comunista.” E lui ha detto: “Ma cosa volete… la gente parla, solo perché sono uno che non va tanto in chiesa, fan che dire, che sono comunista! Non sono uno di chiesa, ecco tutto.” Così si è salvato…”.

Segue

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 22 aprile 2015, in Racconti partigiani con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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