Barletta 8 Settembre 1943

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La Resistenza militare dopo l’8 settembre 1943

Così i soldati di Barletta respinsero i nazisti e loro trucidarono tredici civili

di Mariano Gabrielli

Un testo biblico (Ezechiele, 22.30) dice che Dio ha cercato invano un uomo “che si ergesse sulla breccia di fronte a me per difendere il paese”. A Barletta, nel fosco panorama dei “giorni dell’ira” italiani, quell’uomo c’era e diede vita a un episodio di resistenza militare nel quale la coscienza si identifica col senso del dovere e dell’obbedienza, definendo la condotta da tenere, senza misurarne costi, difficoltà,

probabilità di successo. In Italia, dal Risorgimento alla Resistenza, questo tema ritorna frequentemente, unendo esercito e popolo nella lealtà alla patria.

Il 9 settembre 1943, le non chiarissime istruzioni del generale Ambrosio giungono al Presidio di Barletta attraverso i superiori Comandi: prescrivono di “non ostacolare le operazioni degli Anglo-Americani e tenere verso di essi contegno dignitoso scevro da

servilismo”, come pure di “evitare incidenti con le truppe tedesche; rispondere a eventuali loro provocazioni con adeguata reazione”. Nella stessa giornata del 9, il 546° btg si disloca a Barletta (1), dove tutto è ancora tranquillo, mentre altrove, in dalle prime ore del mattino, i germanici disarmano militari italiani isolati e cercano di im-

padronirsi di automezzi italiani; sulle strade pugliesi compaiono autocarri ed altri mezzi mobili tedeschi “con le mitragliatrici postate come in territorio nemico”: a Putignano un conflitto tra italiani e tedeschi provoca morti e feriti da entrambe le parti (2). Alle 23,45 del 10 il comandante del presidio di Barletta, col. Francesco Grasso,

apprende da un fonogramma del Comando del 15° reggimento costiero che la Germania ha dichiarato guerra all’Italia. Dopo un paio di ore arriva un nuovo fonogramma dal Comando del IX Corpo d’Armata: “considerate truppe germaniche come truppe nemiche ed agite in conseguenza”. Grasso informa immediatamente responsabili dipendenti e dispone il Presidio a resistere; da subito, i militari non

circoleranno isolati e i mezzi di trasporto saranno scortati (3). La difesa dispone di “Un battaglione organico, formato con elementi delle classi più giovani, bene organizzato e preparato alla guerra nel campo di addestramento di Spinazzola e di Acquatetta (loca-

lità a pochi km da Barletta), dotato,però, di poche armi automatiche e di un solo cannoncino da 47/32; un battaglione di formazione con elementi del Deposito, privo di armi automatiche; – Un terzo battaglione composto di richiamati, da poco giunti alle

armi, in parte ancora in abiti borghesi, essendo il Deposito sprovvisto di indumenti militari, e proprio di armi”. È molto limitato, poi, il munizionamento, costituito “da pochi caricatori per ogni arma e da alcuni proiettili per il cannoncino residuati

dalle dotazioni assegnate per i tiri di addestramento” (4).

Il comandante del IX Corpo d’Armata in Puglia, gen. Lerici, non è ottimista: “gli spiriti erano depressi e l’armamento difettava. Ricordo, ad es., che al deposito di un reggimento di fanteria (mi pare a Barletta) per l’istruzione di migliaia di soldati esisteva una sola mitragliatrice!”. I tedeschi hanno in Puglia la “ferrea” 1° divisione

paracadutisti del generale Haydrich, che il 10 scrive a Lerici lamentando pro-

vocazioni italiane e confermando che le sue truppe hanno l’ordine di non

aggredire le truppe dell’ex alleato, ma ammonendo “che anche se un solo

colpo venisse esploso contro le mie truppe queste risponderebbero col fuoco: ed in tal caso le conseguenze potrebbero essere spiacevoli”. Il generale italiano risponde rigettando ai tedeschi la responsabilità degli incidenti e ricordando – disperato, ma inutile bluf – che “alla forza si risponde con la forza” (5).

Durante la notte dell’8 settembre l’ordine già dato alla 1° divisione paracadutisti di occupare Barletta viene revocato. Il parà Heino Niehaus annota però che già la sera del 9 un reparto guidato dal tenente Kurtz si muove a quella volta per Spinazzola e Andria, da dove punta sull’obbiettivo la mattina del 10, avendo in testa un semovente, poi l’auto di Kurtz, un atro semovente e 2 autocarri di soldati. Ma a 3 km dalla città gli attaccanti

sono investiti da un fuoco imprevisto, che provoca “2 morti, parecchi feriti gravi, numerosi feriti lievi, 1 cannone semovente perso, 1 semovente con limitata efficienza operativa, due autocarri persi. Ci ritiriamo via Andria in direzione Canosa” (6).

Dopo questo primo fallimento, Kesselring potenzia il reparto e lo affida al maggiore Gericke: questa volta i tedeschi hanno “un vero e proprio piano operativo… attestarsi in nodi stradali per costituire un primo velo di resistenza all’avanzata di elementi an-

glo-americani o italiani, e controllare determinate zone per procurarsi automezzi,

carburante e viveri” (7).

L’11 mattina presto Grasso conferma, in una riunione al Castello, la volontà di resistere. Cominciano gli scontri fra pattuglie: una prima motocarrozzetta tedesca viene respinta con due feriti a bordo, alcuni feriti italiani vengono trasportati all’infermeria; verso le 13 un’altra motocarrozzetta, sostenuta dal fuoco di mitragliatrici,è catturata da una pattuglia italiana comandata da un caporale, mentre

dalla strada di Trani arriva un autocarro nemico con 15 uomini, tra cui un capitano e un maresciallo: si spara,e i tedeschi lamentano 1 morto – l’ufficiale – e 2 feriti, gli italiani 2 soldati feriti. Due Panzer si avvicinano dalla via di Trani, ma elementi del 132° btg si oppongono e i tedeschi hanno altri 3 morti e 4 feriti, mentre tutti gli al-

tri sono catturati, insieme ad un altro ufficiale e due militari feriti su una

motocarrozzetta. Questi scontri sono costati agli italiani 1 morto e alcuni feriti. Alle 16 giunge notizia che una colonna di carri armati è in avvicinamento dalla strada di Andria. Per fronteggiarla la compagnia armi pesanti della difesa, agli ordini del te-

nente Ventavoli, si disloca nei punti più favorevoli del terreno già predisposti. Lasciamo la parola al col. Casa:

“La colonna carri-armati è giunta a contatto con le mie truppe, e viene fermata. Proiettili di artiglieria nemica arrivano nei pressi del Castello di Barletta, qualcuno anche finisce all’interno del porto. L’attacco nemico, in una lotta serrata che dura fino

al crepuscolo, è rintuzzato. Quattro carri armati nemici sono resi inservibili dal tiro preciso del cannoncino a breve distanza. Altri due carri nemici sono catturati con due motocarrozzette ed una cinquantina di prigionieri.

Attorno, in mezzo ai filari di viti attraverso i quali hanno cercato di avanzare, i reparti di fanteria tedesca sono pure arrestati”.

Nel primo pomeriggio una motocarrozzetta con a bordo 3 militari tedeschi e il cadavere del maresciallo Gerfer, caduto nel precedente combattimento, penetra in città cercando l’ospedale militare, ma in piazza

Roma i militari di guardia alla cabina elettrica vedono i tedeschi e sparano,

uccidendone uno, mentre un secondo è ferito da un civile. Giunge l’ambulanza dell’ospedale e carica morti e ferito, raccogliendo anche il superstite e trasportandoli all’ospedale, dove si curano i vivi e si onorano i morti.

Nella notte viene catturata una pattuglia avversaria (8), e in mancanza di

munizionamento specifico, si preparano artigianali bombe a mano collegate a recipienti di vetro pieni di benzina per opporsi ai carri. Non saranno usate. Quando, la mattina del 12, una potente colonna corazzata di forze di élite si avvicina da nord e a bassa quota tre aerei bombardano e mitragliano la città, la resistenza è finita. Non per

l’evidente inferiorità militare, come ben chiarisce il rapporto Casa: “Alle ore 8 mi telefona personalmente il Comandante del Distretto e del Presidio, e mi ordina di deporre le armi perché egli è stato costretto ad accettare la resa impostagli dal

nemico per le ore 8,30 dello stesso giorno ( pena la completa distruzione della città)

a mezzo di un parlamentare. Cessata così la nostra resistenza, avanzano i tedeschi da

ogni parte, continuando tuttavia a cannoneggiare e mitragliare la Città… Numerosi i morti e i feriti tra le truppe alle mie dipendenze. Vengo catturato come la maggior

parte delle mie truppe” (9). Coperti dal ricatto, i panzer tedeschi entrano infine a Barletta, accolti da porte chiuse e finestre serrate, come era accaduto ai prussiani in

Lorena nel 1870. Non manca l’eccidio-vendetta: nella sede della polizia urbana, in piazza della Posta, i tedeschi trovano 11 vigili e 2 netturbini: li fanno uscire, li spingo-

no contro il muro dell’ufficio postale, li fotografano e infine li assassinano a raffiche di mitra (Uno, Francesco Paolo Falconetti, ferito, si salva sotto i cadaveri dei colleghi., )

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Comincia l’occupazione, che durerà ino al 24 settembre tra saccheggi e violenze in tutta la zona (11).

La motivazione della medaglia d’oro al valor militare concessa dal Presidente della Repubblica al Comune recita:

“L’8 settembre 1943, il presidio di Barletta, modestamente armato, ma sorretto dallo spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, volle proseguire sulla via dell’onore e della fedeltà alla patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite unità tedesche

e infliggendo loro notevoli perdite.

Soltanto il 12 settembre, dopo l’arrivo di soverchianti rinforzi tedeschi, il presidio, provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della distruzione della città, fu costretto alla resa.

Le truppe nemiche, occupata Barletta, per ritorsione trucidarono barbaramente 13 inermi cittadini che unirono così il loro sacrificio al valore dei militari in un comune anelito di libertà. La città di Barletta, fulgido esempio delle virtù delle genti del meridione d’Italia, consegna alle generazioni future il testimone dei valori scaturiti

dalla rinascita della patria e dalla conquista della democrazia e della pace”.

Non credo vi sia da aggiungere altro.

NOTE

(1) Archivio dello Stato Maggiore Esercito – Uficio Storico (d’ora in avanti indicato con AUSSME), Diari Storici, busta 2055, cartella 55. Si cercò un coordinamento con altro reparto dislocato a Molfetta, una cinquantina di km lungo la costa più a sud, con risultati discreti, sebbene i servizi fossero poco efficienti. Vedi anche Ministero Difesa,

Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943

, Roma, SME-US, 1975, pp. 230-31.

(2) AUSSME, Diari Storici, busta 2018.

(3) La notizia della dichiarazione di guerra era falsa, ma quella dell’aggressione tedesca no. Cfr

G. Tarantino, M. Grasso Tarantino,

8 settembre 1943. L’armistizio a Barletta, Barletta, Rotas,

2004, pp. 25-26. Anche il comando Marina militare di Taranto confermerà in seguito che le truppe germaniche vanno considerate nemiche, AUSSME, Diari Storici, busta 2153.

(4) Relazione “

La difesa di Barletta nel settembre 1943

”, del col. degli Alpini Ferdinando Casa,

Savona, 21 gennaio 1946, AUSSME, Diari Storici, busta 2122/B, fasc. 2. Cfr anche il rapporto Castelli – comandante dell’artiglieria del IX Corpo d’Armata – e quello del gen. Amato, comandante della 209° divisione costiera,

ibidem.

(5) Relazione del settembre 1943 del generale

Roberto Lerici, AUSSME,

ibidem

. Lerici ricordò

che c’erano già stati 37 morti, tra cui 5 ufficiali, tra i militari italiani, più una donna e un bambino, durante i tentativi tedeschi di impadronirsi di automezzi del R.E.

(6) Diario di guerra del soldato Heino Niehaus, riportato da L. Di Cuonzo,

Fuori…sacco

, “I quaderni dell’Archivio”, n. 3, Barletta, Rotas, 2010, pp.137-39.

(7) IX Corpo d’Armata, Allegati settembre-ottobre 1943, AUSSME, Diari Storici, busta 2018.

È significativo, per altri aspetti, la notizia, ivi pure riportata, che un imponente concorso di popolo aveva partecipato al trasporto al cimitero di Putignano delle vittime italiane dello scontro del 9 settembre.

(8)Cfr. rapporti dei btg, in AUSSME, Diari Storici, busta 2055, cartella 55.

(9) Rapporto Casa, “

La difesa di Barletta, ecc.”, cit.

(10) Uno, Francesco Paolo Falconetti, ferito, si salva sotto i cadaveri dei colleghi. G. Schreiber, I militari italiani internati nei campi di concentramento del terzo Reich. 1943-1945, Roma, SMEUS, 1997, pp. 160-63, parla di rappresaglia, ma forse lui stesso fornisce la spiegazione più valida dell’assassinio quando scrive che i paracadutisti riescono a occupare Barletta “dopo un duro combattimento”.

(11) Cfr. le testimonianze del maggiore medico Oronzo Pedico e del sottotenente Francesco Nitti, in “La Memoria. Settembre 1943: antologia di testimonianze e saggi critici”, a cura di L. Di Cuonzo, Barletta, Rotas, 2006, pp. 97-168. Il rapporto Lerici,

loco cit.

, racconta un episodio

avvenuto a Trani il 14 settembre, dove 50 ostaggi destinati alla fucilazione vengono salvati dal Vescovo, il Vicario e il Sindaco, mescolatisi ai morituri e decisi a seguirne la sorte, ciò che induce il Comandante tedesco a desistere. Un ultimo particolare: nel corso dell’occupazione, diversi militari tedeschi chiederanno abiti civili agli abitanti, con l’evidente intenzione di disertare.

TRATTO DA

PATRIA INDIPENDENTE

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 8 settembre 2015, in La Resistenza in Italia con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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