Pieri Stefanutti – La strage di Avasinis

Bandiera-italia

2 maggio 1945 La strage di Avasinis:
Un massacro a guerra finita
di PIERI STEFANUTTI
Una delle tanti stragi rimaste impunite e chiuse nell’«Armadio della vergogna».
Uno degli episodi più dolorosi della seconda guerra mondiale in Friuli ebbe luogo ad Avasinis, piccola frazione del comune di Trasaghis: il 2 maggio 1945, mentre Udine e tanti altri paesi friulani festeggiavano già la Liberazione, con un drammatico “colpo di coda”, elementi nazifascisti penetrarono in paese e compirono una strage indiscriminata, di cui fecero le spese 51 persone, tra le quali numerose le donne, i vecchi e i bambini. Il fatto veniva alla fine della lunga occupazione cosacca, cominciata nell’ottobre del ’44 quando, per debellare il movimento partigiano che in zona aveva avuto una particolare diffusione, migliaia di cosacchi del Don erano stati mandati a presidiare i paesi, in qualche caso anche costringendo la popolazione civile ad un duro e totale sfollamento.
Nella primavera del ’45, dopo sette mesi, quando le sorti della guerra stavano volgendo a favore degli alleati, si assistette all’avanzata delle forze angloamericane e, contemporaneamente, al riorganizzarsi delle formazioni partigiane e all’inizio della ritirata di tedeschi e cosacchi.La ritirata dei cosacchi nella zona fu soprattutto la conseguenza di un massiccio bombardamento alleato sul paese di Alesso (26 aprile) che provocò diverse decine di vittime tra gli occupanti e la partenza della maggior parte dei cosacchi in lunghe carovane dirette in Austria. Nei giorni successivi i cosacchi rimasti nei paesi vennero fatti prigionieri dalle formazioni partigiane (era rimasto ad operare in zona soprattutto il Btg. “Friuli” delle formazioni “Osoppo”) e concentrati ad Avasinis.
Nella mattinata del 1° maggio transitò nella zona una imponente colonna nazista, integrata da formazioni cosacche, proveniente dallo Spilimberghese. Nel corso del tragitto i nazisti uccisero alcuni partigiani: Gino Bianchi “Ero”, ad Avasinis (fatto segno in lontananza da colpi d’arma da fuoco), Provino Tomat “Fiume” ad Alesso (freddato, assieme a una ragazza che si trovava a passare nelle vicinanze, probabilmente in reazione all’uccisione di un graduato tedesco) e Oddone Stroili “Tobruk” a Cavazzo (che, individuato da un delatore, venne catturato, obbligato a portare sulle spalle un carico di munizioni e quindi ucciso). Fecero anche prigionieri diversi civili, mettendoli alla testa della colonna, per scongiurare attacchi e ritorsioni e conducendoli sino a Tolmezzo.
Durante il pomeriggio di quella giornata un’altra squadra, probabilmente appartenente al Btg. “Karstjäger” delle “Waffen SS”, arrivò a Trasaghis, forse per individuare una più sicura via di ritirata o, più probabilmente, per eliminare la minaccia partigiana e garantirsi un ripiegamento senza ostacoli. La formazione attivò sin da subito delle postazioni con mortai su un colle davanti al paese di Avasinis, effettuando anche delle perlustrazioni fin nelle vicinanze del paese e preparando un’azione di accerchiamento delle postazioni partigiane (elementi tutti che portano a pensare ad una lucida preparazione dell’attacco). Nella prima mattinata del giorno successivo, i nazifascisti, divisi in diverse squadre, diedero l’assalto ad Avasinis. Invano, per un breve periodo, le formazioni partigiane presenti in loco tentarono di contrastarla: dovettero ritirarsi dopo aver perso un partigiano, colpito mortalmente da schegge di mortaio e a seguito dell’azione di accerchiamento compiuta dagli attaccanti. La squadra nazista (una formazione composta, oltre che da tedeschi, da altoatesini, istriani e probabilmente anche friulani) penetrò in paese e diede attuazione ad una strage indiscriminata.
La cronaca di quei terribili momenti traspare dalle parole del Parroco di Avasinis, don Francesco Zossi, testimone diretto della strage ed egli stesso gravemente ferito dai colpi sparatigli contro dalle SS:
«scene di orrore e di morte

Tratto da
Patria Indipendente
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 16 ottobre 2015, in Ricordi per non dimenticare con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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