Angelo Mariani racconta ai ragazzi di Bordighera

patria indipendente

pergamena libertà

Angelo Mariani

racconta ai ragazzi di Bordighera

Caricai tutti i fucili per noi

sul carrettino da gelataio

L’ Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Imperia organizza ogni anno incontri fra studenti e partigiani (in prima persona) sulla Resistenza.

Fra le tante domande, tutte interessanti, poste dai ragazzi, una emerse: «Come vi procuravate le armi?».

In maniera diversa ma una su tutte fu più originale: stavamo bivaccando con il vice commissario Cekof – comandante della 5ª brigata della 2ª Divisione Cascione (tutt’ora vivente) – attorno ad un vecchio convento, in quel di Perinaldo, nell’entroterra di Bordighera a 600 metri di altitudine. I problemi erano tanti e tutti molto seri.

Eravamo 30 partigiani, compresa una ragazza (Sascia). Il 50% di questi uomini era disarmato. A questo punto mi venne un’idea che proposi a Cekof, il quale dopo avermi ben ascoltato, discutendo dei pro e dei contro accettò il mio piano e mi chiese di quanti uomini avessi bisogno. «Nessuno» risposi, «corriamo meno rischi se vado da solo» e così fu. Premetto che abitavo a Bordighera tra la stazione ferroviaria (scalo merci) ed una piccola guarnigione di militi fascisti.

Dalla mia abitazione, resa libera dai miei familiari perché sfollati, su suggerimento di Radio Londra che consigliava di allontanarsi dai nodi ferroviari perché soggetti a bombardamento aereo, potevo agevolmente controllare ogni movimento che i militi effettuavano. Sapevo, inoltre, che nella guarnigione vi erano armi e che nottetempo i militi si recavano in stazione a scaricare materiale bellico dai treni in arrivo e che nessuno di loro montava di sentinella.

Quindi dovevo ad ogni costo cercare di entrare nella guarnigione nel momento che questi si accingevano ad andare a scaricare il convoglio. Mi procurai un mezzo di trasporto che trovai da un vecchio gelataio che consisteva in un triciclo a barchetta, quelli con cui si vendevano i gelati per le strade; mi procurai altresì un attrezzo da scasso ed un piccone, misi il tutto nel portone di casa mia e mi portai alla finestra che si affacciava sulla stazione ad aspettare il treno che regolarmente arrivava nella notte. Alle 2 circa della notte giunse il convoglio. Come previsto tutti i militi si recarono a scaricare il treno lasciando come detto la casermetta incustodita. Mi precipitai a trasferire il triciclo sul portone del fabbricato posizionandolo al meglio per poterlo caricare. Piano piano, cercando di fare meno rumore possibile, con il piccone e l’attrezzo scassai l’apertura e ai miei occhi apparve la “manna”: su di una rastrelliera fucili e munizioni in abbondanza. Tre fucili per volta li trasportai nel ventre della gelatiera e con non poca paura ed ansia riuscii a caricarne non più di una quindicina, quanto più possibile potesse contenerne il mezzo. Condussi il triciclo nel portone di casa mia.

Camuffai il tutto con legna da ardere e con coperte che avevo in casa e mi diressi nella notte verso la Val Verbone (Vallecrosia) passando dalla vecchia via romana e stradine secondarie per ridurre il pericolo di incontrare pattuglie militari in ronda di “coprifuoco”, vigente in tempo di guerra e specialmente in zona operazioni, quale era Bordighera. Ero consapevole del rischio qualora il colpo non fosse riuscito, ma più ancora pensavo ai compagni che aspettavano nella speranza di avere tutti un’arma. Pedalai, pedalai, mi feci forza ed arrivai faticosamente in zona Massabò (a fondo valle di Perinaldo) dove mi aspettava un amico (Franco Palombi di Bordighera, tutt’ora in vita) che avevo precedentemente avvisato e che mi aiutò a spingere lungo la salita verso Perinaldo. Determinante e prezioso fu l’aiuto che mi diede Franco senza il quale non so se avrei potuto portare a buon fine il colpo. Arrivammo così in cima alla montagna… un urlo di gioia ci accolse, abbracci, baci, strette di mano, il quinto distaccamento è tutto armato!

Volle il caso che la notte successiva venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi e grazie a quelle armi riuscimmo a contenere l’attacco limitandolo ad un solo caduto e ad un ferito grave (Adler, scomparso da una ventina d’anni). La gelatiera che distribuì dolci-gelati alla mia generazione, alla stessa, distribuì, pochi anni dopo anche armi per la Resistenza!

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 24 ottobre 2015, in La Resistenza in Italia con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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