Testimonianze – Pilade Filippini

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Testimonianze
Pilade Filippini
lo volevo raggiungere una formazione partigiana, insieme al mio cugino nato in Francia. Così andammo al Bandino (Viale Europa) a casa di un falegname che era il punto di raggruppamento dei nuovi partigiani. Eravamo una quindicina.
Lì c’era un certo Pallanti che era un componente del C.T.L.N . col quale ci mettemmo in cammino per raggiungere Secchieta . Giunti lì sentimmo delle sparatorie e un boscaiolo ci disse che la mattina era passata una colonna di tedeschi che facevano rastrellamenti in quel­la zona e verso Monte Giovi. A quel punto decidemmo di tornare indietro. Ci dividemmo e rimanemmo in tre.
Arrivati a Candeli, ci fermò la Guardia Repubblicana Fascista . Mio cugino riuscì a scappare. Me e Pistoleri ci portarono nella caserma dei Carabinieri a Bagno a Ripoli. Passammo la notte in camera di sicu­rezza. Il giorno dopo arrivò una camionetta di tedeschi che ci portò al carcere militare della Fortezza da Basso. Lì c’erano tutti disertori e renitenti alla leva, tedeschi, inglesi, civili che erano nei campi di con­centramento e che allo sbando seguito all’8 Settembre erano fuggiti e poi riarrestati.
Dopo qualche giorno vengono da noi dei Giudici a farci l’interro­gatorio e ci accorgemmo subito che erano dalla nostra parte per­ché noi saremmo stati in difficoltà a spiegare la nostra presenza nel luogo dove fummo arrestati, ma loro si consultarono un po’ e poi ci suggerirono che io ero andato a Pontassieve per cercare qualcosa da mangiare per la mia famiglia e per il mio compagno che era a Pontassieve per veder gli effetti di un bombardamento, e che ci ritrovammo lì per caso e ci conoscevamo per ragioni di lavoro. Ci consigliarono anche di dire che noi volevamo andare in zona di operazione.
Dopo diversi giorni iniziò il processo in via dell’Agnolo al tribunale militare, dove attualmente c’è il Catasto. Alla fine il Presidente lesse la sentenza che infliggeva a me 24 anni di carcere e al mio compagno 14 per inadempienza alla chiamata militare.
lo ero molto teso e alla lettura di quella sentenza tirai un sospiro di sollievo e mi scappò quasi un sorriso perché pensai che l’avevamo scampata bella, in quanto nel mentre che eravamo in attesa di processo, fucilarono quei poveri cinque ragazzi di Vícchio renitenti alla leva che erano al carcere delle Murate.
Fui così mandato in zona di operazione che consisteva nel rípri­stinare i ponti delle ferrovie bombardati dagli americani nella zona del Pistoiese e nel Mugello. La sede del nostro Genio Militare era alla casa del popolo di Colonnata. Lì c’era un sergente che si chiamava Marino che era in collegamento con i partigiani di Monte Morello.
Una notte arrivò con altri partigiani e ci portarono con loro. Noi eravamo disarmati e dopo una mezz’ora di cammino ci attaccarono i tedeschi. Per un’ora furono scambi di colpi, finché loro desistettero e noi proseguimmo per monte Morello.
Arrivati, c’era la difficoltà di avere gli armamenti visto che eravamo un bel gruppo. A me capitò di partecipare a una azione per cercare cibo per tutti e allora andammo in una fattoria, chiedemmo al conta­dino quali erano i vitelli del padrone e ne prendemmo due rilascian­do una ricevuta del C.T.L.N. Lui ci affrittellò delle uova per mangiare e salutammo.
Quando di notte eravamo ancora nei pressi di questa colonica sulla via Bolognese a Vaglia nella proprietà Corsivi, sentimmo degli spari e lentamente ci avvicinammo e vedemmo che era un automezzo mi­litare tedesco rimasto fermo con i militari che sparavano preventivamente intorno a loro per tenere lontani eventuali partigiani in zona
Noi avevamo paura di loro ma anche loro ci temevano
Parlando con il mio comandante gli dissi che per la mancanza di armi la situazione era precaria e allora gli chiesi se potevo tornare a casa in quanto io e mio cognato avevamo, mesi addietro, seppellito in un campo una cassa con diversi fucili
Scesi a Peretola e con i fucili entra nella locale formazione
Un giorno alla fine della guerra bombardarono una casa e venne distrutta la famiglia Fattori
Poi arrivò il 1° settembre con gli ultimi morti
Nota
Il 22 marzo 1944 cinque giovani, originari di Vicchio nel Mugello, accusati di renitenza alla leva nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana e fucilati dai soldati della RSI, nei pressi della Torre di Maratona dello Stadio Giovanni Berta, oggi Stadio Artemio Franchi di Firenze: Antonio Raddi, Leandro Corona, Ottorino Quiti, Adriano Santoni e Guido Targettì.
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 17 novembre 2015, in Avevamo 20 anni, forse meno con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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