Mario Canessa – Quando la Brigata ebraica combatté anche per noi

patria indipendente

Mario Canessa
Quando la Brigata ebraica combatté anche per noi
Dal momento della conquista della Giudea da parte delle legioni romane gli ebrei non hanno più imbracciato le armi e così è stato per oltre 2000 anni, ma questo rifiuto alla guerra e alla violenza da parte del popolo israelita ha avuto fine soltanto nell’ottobre I944
quando gli ebrei decisero volontariamente di riprendere le armi per combattere e vincere il nemico più terribile, sanguinario e feroce, il nazismo che aveva tentato con ogni mezzo di sterminare il loro popolo e la loro cultura. dei loro avi lanzichenecchi nel tristemente celebre sacco di Roma

Della “Brigata ebraica” possiamo citare brevemente alcuni tra i più significativi avvenimenti, forse poco noti o addirittura ignorati dalle nuove generazioni.
La “Jewish Infantry Brigade Group”, così era ufficialmente denominata, era costituita da circa 5.000 volontari provenienti da 53 Paesi del mondo, organizzata in battaglioni di fanteria, artiglieria, di mezzi corazzati, del genio e sanità in cui militavano componenti dell’Haganan (struttura clandestina per l’indipendenza della Palestina, allora sotto mandato della Gran Bretagna), comandata dal Brig. Gen. Franz Ernest Benjamin, israelita canadese già dirigente in Italia del centro manovre combinate inglesi.
Detta unità addestrata dai britannici nel deserto egiziano, si distingueva per la stella di David giallo-oro posta sulla spalla dell’uniforme e per il vessillo da combattimento bianco-azzurro con la stella di David in centro, lo stesso che il 14 maggio 1948 diventerà la bandiera ufficiale dello Stato di Israele.
In seguito allo sbarco anglo-americano del 6 giugno 1944 in Normandia e la veloce avanzata che permise agli alleati la liberazione di Francia, Belgio e Olanda, il 20 settembre successivo il New York Times annunciò: «un corpo armato di volontari
ebrei è pronto alla battaglia finale per la distruzione del nazismo».
La notizia riportata subito a grossi titoli sui più importanti giornali e dalle radio del mondo, scatenò la rabbiosa reazione della propaganda nazifascista destando turbamento tra la popolazione tedesca soprattutto nell’apprendere che gli ebrei avrebbero preso parte all’occupazione della Germania.
Difatti nei primi giorni del mese di ottobre, gli effettivi del contingente ebraico, integrati ai reparti del X Corpo d’Armata inglese sbarcarono a Taranto partecipando all’attacco del nemico lungo la costa Adriatica sino al suo ripiegamento in difesa, nell’approntare trincee fortificate dell’appennino tosco-romagnolo. Il comando tedesco portò in rinforzo alle
23 divisioni presidianti la linea gotica, la 50ª divisione Panzer-granadier corazzata, la 4ª divisione paracadutisti, affiancate dalla 278ª divisione fanteria e dal battaglione “Mameli” della RSI e dal reggimento Waffen SS. In conseguenza della rallentata offensiva alleata, formazioni specializzate della Wehrmacht effettuarono pesanti, intervallati, rastrellamenti per la cattura dei partigiani, avversari politici. Compirono devastazioni, uccidendo uomini, donne e bambini, numerosi partigiani, incendiando paesi di coloro che avevano fatto cenno di resistenza, comportandosi ancor peggio

.
Tra le imprese in cui ci furono protagonisti i combattenti della Brigata, meritano particolare menzione:
La conquista del monte Ghebbio (Ravenna), caposaldo fortificato che reggeva un importante schieramento difensivo, espugnato il 12 aprile 1944 alla luce del giorno in
un assalto frontale a baionetta innestata al suono dello Shofar, dagli uomini guidati da Jahanar Peltz, uno dei più noti dell’Haganan, battaglia ritenuta la più cruenta e sanguinosa della campagna d’Italia, in seguito alla quale i tedeschi temevano di cadere prigionieri degli ebrei.
Le audaci incursioni dei paracadutisti lanciati oltre il fronte nei paesi di origine per dotare le comunità di armi, viveri, mezzi e indicazioni di autodifesa da usare in occasione dell’imminente ritirata dell’esercito nemico.
La disattivazione delle micidiali mine “Schu” disseminate nelle valli, sponde, pianori e ponti dei fiumi Senio, Lamone e Sintria, in postazioni di prima linea affidate anche ai genieri della Brigata, la cui positiva, rapida operazione dette avvio allo sfondamento del fronte nei pressi di Imola.
L’’apporto dato per la liberazione del paese di Riolo Terme assediato da 127 giorni, dalla cui conquista iniziò l’offensiva generale.
La Jewish brigade prese parte alla liberazione delle principali città della Romagna: Ravenna, Faenza, Russi, Cotignola, Alfonsine, Imola.
Encomiata dal gen. Richard McCreery, comandante l’8ª Armata, lo stesso che elogiò pubblicamente Arrigo Boldrini, comandante la 28ª Brigata partigiana Garibaldi, in occasione del conferimento della Medaglia d’Oro al valor militare concessa dal governo italiano.
Dal maggio all’agosto 1945 alcuni reparti della Brigata ebraica si trasferirono al valico italo-austriaco di Tarvisio portando soccorso alla pletora di ebrei, provenienti dai Paesi dell’est europeo, procurando loro il viaggio per la Palestina e, per le stesse finalità sino alla fine del 1946, impegnati al rintraccio di centinaia di migliaia di israeliti sopravvissuti sparsi nei 91 campi profughi in varie nazioni d’Europa.
Giova far mente che nel cimitero militare internazionale di Piangipane (Ravenna) dove sono sepolti combattenti della Brigata, sulle loro lapidi è incisa la scritta:
«Benedetti da Dio per il loro martirio», parole che nella loro interezza sono una implorazione di riconoscenza a tutti i caduti.

È doveroso ricordare e rendere omaggio ai numerosi partigiani israeliti caduti in guerra, al folto nuero di uomini e donne vittime dei nazifascisti durante la Resistenza insigniti delle massime onorificenze al valor militare, nonché al più giovane partigiano d’Italia Franco Cesana, ebreo, staffetta della Divisione Garibaldi, assassinato a soli 13 anni a Palavaggia (Modena).
Dalla fine della seconda guerra mondiale gruppi di ebrei, per la prima volta il 25 aprile 2004, sono sfilati nelle vie di Milano acclamati dalla folla, mentre a Roma, nella centrale piazza Venezia, è stato piantato un ulivo di Gerusalemme a ricordo dei caduti della Brigata e di tutti gli ebrei vittime del nazifascismo.
La storia della Brigata ebraica è l’esempio di un popolo che ha sempre portato con sé i due beni inseparabili, fedeltà al proprio credo e l’ininterrotto sviluppo della millenaria cultura, valori che costituiscono esempio permanente di civiltà e di solidarietà umana.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 11 dicembre 2015, in Racconti partigiani con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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