Leone Sacchi – Il funerale

Racconti

pergamena libertà

Leone Sacchi

Lo squadrismo e la violenza fascista

l funerale.

Il morto si chiamava Ori. Abitava a Migliarina di Carpi. Il funerale, al quale io assistetti inorridito, avvenne nel 1921, per la brutale aggressione da parte dei fascisti locali contro una malcapitata vittima forse già segnalata.

Allora i funerali civili erano mal tollerati. I padroni pretendevano dai loro dipendenti che fossero ligi alle leggi della chiesa e da parte fascista c’era già una posizione di favore. Perciò un funerale civile significava un’azione oltre che contro la chiesa, anche contro i padroni e i fascisti. La cerimonia si svolse con una partecipazione enorme di folla, senza alcun incidente fino al cimitero; quando il corteo si sciolse, i fascisti piombarono su una vittima caricandola di botte a non finire. Il poveretto si era accasciato sopra una siepe di spine, inorridito corsi a chiamare mia madre, distante una cinquantina di metri dal luogo dell’aggressione.

Mia madre arrivò subito e incominciò a dire loro: «Delinquenti, assassini». Siccome questi fascisti erano del luogo, sentendo le grida, forse si vergognarono e smisero di picchiarlo. Purtroppo però ne ave va già prese tante, che era piuttosto malconcio. Curato alla meglio da mia madre, venne poi trasportato a casa sua da un contadino con un biroccino. Abitava a Fossoli di Carpi. Si chiamava Pacchioni; finita la guerra, seppi poi che era morto in Africa.

Un altro tragico fatto di sangue avvenne il 23 di giugno del 1922 nella casa di legno a Quartirolo di Carpi, in una festa danzante di adolescenti. Ed ecco come si svolse la tragedia: le squadre fasciste, quando uscivano per compiere atti di violenza, si definivano “squadre punitive”. Era risaputo che la sera del 23 di giugno la squadra composta dallo squadrista Martini, negoziante; da Maletti, sensale agricolo; Tirelli, industriale; avevano come obiettivo la famiglia Balestrassi di S. Croce. Per paura di avere la peggio in un’imboscata, presero d’assalto la casa di legno di Quartirolo dove si stava svolgendo la festa da ballo fra adolescenti e ne ammazzarono due a coltellate.

Il fatto destò orrore in tutto il paese. I fascisti per mettere tutto a tacere diedero dei soldi alle due famiglie che ebbero i figli assassinati. Al processo che si svolse, questi assassini vennero condannati a quindici giorni di prigione. Uno di questi tre componenti, Tirelli, venne giustiziato dopo la Liberazione.

Fu così che di fronte a tanta bestiale violenza io, di carattere mite e umanitario, espressi la mia avversione al fascismo e alla chiesa per il connubio che ebbe con il fascismo: i preti cappellani volontari della milizia fascista, i gagliardetti benedetti nelle chiese, il duce “uomo della divina provvidenza”. Ecco come io non mi identificai più in quella chiesa e persi la fede che avevo posto in essa.

Da Patria Indipendente

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 5 gennaio 2016, in La Resistenza in Italia con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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