Pesach Kaplan – Rifka e il sabato

Pesach Kaplan

Rifka e il sabato

Rifka, la «ragazza del sabato»,

lavora in fabbrica:

intreccia un filo ad un altro

sino a fare un cordone.

Nell’oscurità del ghetto

tutto ciò dura da molto tempo

e il cuore le si stringe dal dolore,

le si riempie di nostalgia.

Il suo fedele Herszele

non è più accanto a lei.

È da quel sabato che canta,

è da quell’ora.

È triste Rifka:

giorno e notte faticare

ed ora, al telaio

sta seduta e pensa:

«Dov’è, dov’è il mio bene?

Vive ancora o non è più?

Sarà forse in un lager?

Farà lavori pesanti, duri?

Come farà laggiù!

E che amarezza in me, qui!

È da quel sabato che canto,

è da quell’ora».

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 4 febbraio 2016, in Poesie di Libertà con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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