Testimonianze – Aurelio Vichi "Giorgio" –

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Aurelio Vichi “Giorgio”

Trascrizione da testo autografo.

(nessuno può smentire perché questa storia è quella vera)

Questa è la storia di Aurelio e di tanti altri della mia età, più giovani e più anziani. lo vengo da famiglia contadina. Nato a Vespignano, Vicchio, il 3-6-1922. A quei tempi dominavano i fattori. Tante famiglie le rende­vano schiave. Nel 1938 mio padre trovò il podere a Firenze. Lì era molto meglio, si produceva ortaggi. Il mi’ babbo diceva, qui i conti gli fo io al padrone. 1 soldi non mancavano.

Nel 1942 la mia classe fu chiamata alle armi. Fui assegnato alla arti­glieria contraerea, poi mandato a Livorno. Si faceva scorta convogli per la Corsica. Nel 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia. La disfatta di Stalin­grado fu l’inizio della fine. il duce, dopo lo sbarco in Sicilia, fece un ro­boante discorso. Disse: sono entrati verticali, se ne andranno orizzontali (tutti morti).

Venne il 25 luglio . Lui fu arrestato. Lo sapemmo la notte. Ci fu un’esplosione di gioia di noi soldati e anche gli ufficiali. Ci mandarono a fare l’ordine pubblico. Nel comunicato il maresciallo d’Italia Pietro Bado­glio disse: ognuno rimanga al suo posto.

Venne l’8 Settembre`. l’armistizio. Però Badoglio, maresciallo fellone, e il re traditore non rimasero al suo posto. Con tutto lo stato maggiore dell’esercito scapparono a Pescara dove gli attendeva una nave che gli portò a Brindisi. Loro si misero al sicuro e il Tedesco calò in massa in Ita­lia. il nostro esercito sparì come la nebbia quando arriva il sole. (Inizia la resistenza).

Come tanti anche io tornai a casa. Però settecentomila nostri soldati vennero presi da tedeschi e mandati in Germania, nei campi di concen­tramento e che molti non tornarono. lo a casa lavoravo nei campi con la mia famiglia e allora incominciano a ricercarci.

Un giorno a fine novembre 1943 ero a potare la vite. Passano due ca­rabinieri, mi domandarono: dove sta Vichi Aurelio. Gli dissi là al numero quattro (a loro non gli importava niente di me). Alla mamma gli dissero che mi fossi presentato da loro.

La seconda volta quando tornarono c’era anche il babbo. Lo consi­gliarono che mi presentassi perché sarebbero venuti i fascisti. Fu allora che decisi di andare in montagna con i ribelli, così si chiamavano allora.

Si formò un gruppo sopra Lattaia (Vicchio) che si ingrandiva. Arrivò Brunetto, esperto di guerriglia. Era scappato dalla Iugoslavia. Là colla­borava con i partigiani di Tito`. Venne Dino Saccenti`. commissario politico. La formazione ebbe un nome (Brigata Checcucci) un’antifa­scista fucilato a Ceppeto.

Era già febbraio, inverno terribile con tanta neve e freddo. Facemmo la prima azione contro i tedeschi a Osteria Nova, sulla strada che da For­lì arriva a Firenze. Avevamo informazioni precise. La notte bloccammo tre camion tedeschi. Portavano generi alimentari al fronte. Scesero dai camion con le mani alzate, si disarmarono e caricammo sui muli (che ci avevano dato i boscaioli) tutto quel che si poteva. La colonna dei muli partì. Una decina di noi rimanemmo lì per quasi un’ora. Poi gli dicemmo di andarsene (ci ringraziarono).

Il sei marzo occupammo Vicchio la sera di buio e catturammo il presidio fascista. Erano una ventina. Alla stazione ci cascò un morto di loro (perché voleva sparare invece di arrendersi). Quell’azione fu un diversivo, il giorno dopo le brigate nere di Firenze vennero tutte in Mugello, e a Firenze, Empo­li, Prato e altre zone industriali ci fu un grande sciopero. I fascisti catturaro­no molti operai, attivisti e sindacalisti. Gli spedirono nei vagoni piombati nei campi di sterminio in Germania, che ne ritornarono pochi.

Il dodici marzo era domenica. Fecero il rastrellamento su in montagna ma si riuscì a salvarci tutti. Andammo verso Palazzuolo sul Senio. poi dopo essersi riuniti quasi tutti (qualcuno se ne era andato via) partimmo per la zona Falterona.

Il 22 marzo i fascisti si vendicarono fucilando al Campo Marte quei cinque giovani che non avevano niente a che fare con l’azione che si fece a Vicchio. Noi a loro non gli facemmo niente. Gli mandammo via ai primi d’aprile.

Ai primi d’aprile arrivammo in zona Falterona, e dopo qualche giorno fummo accerchiati le nostre Brigate Toscane e quelle Romagnole.

Ci furono grandi scontri con perdite da ambo le parti. La nostra Brigata ripiegò verso il Muraglione’. Sette nostri compagni furono catturali dalle SS tedesche e fucilati sul posto. In loro non c’era niente di umano (eravamo combattenti anche noi).

Poi divisi in piccoli gruppi stazionammo per circa un mese in svariate, zone. Poi venne l’ordine di partire per il Casentino per congiungersi con i gruppi di POTENTE che erano in zona Pratomagno. Impiegammo molti giorni perché i tedeschi erano dappertutto.

Quando arrivammo a Cetica* iniziò il rastrellamento che durò diversi giorni. Ci furono morti fra i nostri ma anche fra loro.

Dovemmo di nuovo fuggire, di notte sennò ci avrebbero presi tutti. lo e altri cinque compagni, quando fece giorno ci trovammo a nord del­la Consuma tagliati fuori dai nostri. Arrivò una donna. Ci vide: eravamo mezzi sfiniti. Tornò a casa e ci portò due pani e un fiasco di vino, che ci si sfamò. Rimanemmo fermi tutto il giorno nel bosco sennò ci avrebbero visti. In tre nottate si arrivò a Villore. Lì conoscevo uno che aveva un figlio partigiano. Andò dal maresciallo tedesco della TO.D. e ci fece fare il documento di smobilitazione come operai della T.O.D.

Venimmo a Vicchio. Uno dei compagni era di Piombino, venne con me in treno a Firenze. Stette due giorni a casa mia. Poi se ne andò. Ci siamo rivisti molte volte.

Appena arrivati a casa, la mamma mi disse: Aurelio, come sei ridotto! Ero meno sette chili. Gli risposi. ho riportato il telaio. La fece i macchero­ni, ne mangiai una scodella piena.

Dovetti stare tre giorni al buio, perché mi girava la testa da impazzire (fame oggi fame domani) il mio stomaco si era ridotto male. Poi mi ri­presi.

Venne da me il Perini Elio e mi chiese di entrare nelle SAPI squadre d’azione patriottiche di S.Bartolo a Cintola.

Il quattro agosto salvammo i pozzi di Mantignano . Facemmo pri­gionieri i genieri tedeschi e gli consegnammo agli inglesi e restammo tre giorni a presidiarli. E dopo tornai nel campo.

Una cosa voglio dire: quel periodo ha riportato l’Italia con onore nella comunità dei popoli liberi. Altra cosa: noi resistenti abbiamo un motto: Nessuno dimentichi. Può RIPETERSI.

Note

Aligi Barducci, nome di battaglia “Potente” Nato a Firenze il 10 maggio 1913 e morto a Greve in Chianti il 9 agosto 1944, fu militare e partigiano italiano. Protagonista di numerose azioni tra cui la liberazione di Firenze nell’agosto del 1944, fu decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

Località in provincia di Arezzo, sul Pratomagno dove, il 29 Giugno 1944, si svolse una battaglia tra truppe tedesche e repubblicane e una compagnia della brigata Lanciotto. Ri­cevuti rinforzi, i partigiani riuscirono a fermare ed infine a respingere i nazifascisti, salvando parte del paese ed il mulino. Rimasero uccisi dodici partigiani e undici civili, mentre tra gli aggressori morirono cinquantacinque soldati.

4 Agosto 1944 gli uomini delle SAP di San Bartolo, Mantignano e Ugnano (a Sud Ovest di Firenze) attaccarono e misero in fuga le pattuglie tedesche che stavano minando il ponte sulla Greve e l’acquedotto di Mantignano. Tuttavia sei partigiani morirono nel di­sinnescare le mine che erano state installate.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 22 febbraio 2016, in Avevamo 20 anni, forse meno con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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