Testimonianze – la liberazione di Firenze

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La liberazione di Firenze

Ancor prima dei due mesi che separano la liberazione di Roma da quella di Firenze, il Comitato Toscano di Liberazione Naziona­le (C.T.L.N.), sezione toscana del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.), si applica affinché sia preparata un’azione politica e militare volta a cacciare dalla città l’occupante tedesco e ad insediarvi subito un governo provvisorio con pieni poteri amministrativi e costituito da uomini dell’antifascismo.

Nel Luglio del 1944, quando le truppe anglo-americane si avvici­nano a Firenze, il C.T.L.N dirama l’ordine alle formazioni partigiane di convergere verso la pianura e di tenersi pronte ad intervenire in cit­tà. Esse hanno operato nelle immediate vicinanze della città dove si sono distinte nell’azione di disturbo e di resistenza contro le forze tedesche e i gruppi di fascisti collaborazionisti. Sono circa 3000 uomi­ni a cui viene affidato il compito di dimostrare agli anglo-americani e alle città del Nord Italia, ancora occupate, che il popolo italiano è capace di liberarsi da solo e che, pertanto, gli spetta il diritto all’au­togoverno e all’amministrazione civile della cosa pubblica. Il compito non è facile, poiché sussiste sul territorio una temibile presenza mili­tare tedesca da contrastare e arginare, ed è necessario stabilire una concordanza tra strategia partigiana e strategia degli alleati anglo­americani.

Intanto, il 29 Luglio, il Comando Militare tedesco ordina che tutti i Fiorentini abitanti nei quartieri prospicienti l’Arno, abbandonino le loro abitazioni senza portarsi dietro masserizie che ingombrino le strade e ostacolino il facile scorrimento delle vie di comunicazione. Hanno ventiquattro ore di tempo per eseguire l’ordine; chi sarà tro­vato ancora sul posto sarà fucilato. Il 31 Luglio i genieri tedeschi ini­ziano a minare i ponti sull’Arno ad eccezione del Ponte Vecchio, alla cui salvezza sono sacrificate le strade dei quartieri medioevali sulla riva destra e su quella sinistra del fiume. Il 1° Agosto gli alleati varca­no il fiume Pesa, ma si fermano in vista della città.

Il 3 Agosto il Comando Tedesco dichiara lo stato d’emergenza su tutto il territorio fiorentino: significa che sono sospese tutte le garan­zie individuali e che entrano in vigore le leggi di guerra.

Il C.T.L.N. si riunisce in seduta permanente in attesa di dare l’ordine d’insurrezione.

Nella notte fra il 3 e il 4 Agosto i genieri tedeschi fanno brillare le cariche che hanno preparato: crolla il cuore antico della città. Il 4 Agosto, all’alba, le avanguardie dell’ VIII Armata Britannica penetrano in Oltrarno insieme ai partigiani. La città, divisa in due, diventa cam­po di battaglia.

Fino al 10 Agosto gli alleati e i partigiani combattono i nazisti e i franchi tiratori fascisti dalla riva sinistra dell’Arno. Nella notte tra il 10 e I’ 11 Agosto le truppe della Wehrmacht si ritirano dal centro storico per attestarsi sulla linea dei Viali di Circonvallazione e del corso del Mugnone, nella parte nord-ovest della città. L’11 Agosto alle 7 del mattino, la Martinella di Palazzo Vecchio e la campana del Bargello danno il segnale dell’ insurrezione. Il C.T.L.N. insedia i suoi uomini in Palazzo Medici Riccardi, nomina il Sindaco e il Presidente della Pro­vincia e le rispettive giunte.

Quando le truppe anglo-americane varcano l’Arno, trovano una città già in grado di governarsi, liberatasi da sola, anche se fino al 18 del mese i tedeschi continueranno a cannoneggiarla dalle alture di Fiesole, mirando ai monumenti storici e agli edifici privati. Tuttavia per la periferia ovest, né il 4, né I’11, né il 20 d’Agosto cessa il terrore della guerra, delle rappresaglie, dei rastrellamenti, né vengono meno le sofferenze per la fame e le privazioni. A tutto ciò si aggiungono i pericoli dell’essere sulla linea del fronte esposti al fuoco contrappo­sto dei soldati in lotta.

Anche qui le azioni di guerra sono cominciate la notte del 3 Ago­sto quando saltano in aria tutti i piccoli ponti che valicano il Fosso Macinante e quelli che attraversano il Mugnone; saltano i cavalcavia ferroviari, salta la storica Torre degli Agli perché le macerie facciano ostacolo all’avanzare degli alleati, è minato il Parco delle Cascine che diventa terra di nessuno. Al calare della notte cominciano a cade­re shrapnels, sorta di granate che scoppiano in aria e spandono una rosa di schegge anti-uomo; a queste seguono fino all’alba cannonate più pesanti che sfondano i tetti e sventrano le case.

Con il ritiro delle truppe tedesche dall’Arno al Mugnone, la zona che va da Porta al Prato al Ponte alle Mosse si trova ad essere in pri­ma linea. I paracadutisti tedeschi, attestati sulla sponda destra del torrente, controllano con facilità il quartiere che è sgombro degli alti palazzi costruiti nel dopoguerra. In Piazza San Jacopino, una squadra di partigiani cerca di contenere, con una sola mitragliatrice, le incur­sioni nemiche dal Ponte all’Asse verso i Viali di Circonvallazione.

Importante base strategica per i partigiani è il Casone dei Ferrovie­ri, un edificio singolare che occupa un intero isolato, tra le vie Merca­dante, Rinuccini, Petrella e Ponchielli, destinato, sin dalla sua costru­zione, alle abitazioni delle famiglie dei ferrovieri, spesso di tradizione antifascista. Grazie alla sua struttura, quasi fortificata, le vie d’accesso facilmente controllabili, le terrazze, ideali posti di guardia per avvista­re chiunque si avvicinasse, i pozzi artesiani, l’infermeria, la mensa, ma soprattutto grazie alla coesione e alla solidarietà dei suoi abitanti, il Casone diventa un rifugio sicuro sia per i partigiani delle SAP locali che per varie brigate che vi troveranno ospitalità.

Solo il 18 di Agosto i tedeschi lasciano il Mugnone e la Manifattura Tabacchi la cui torre viene occupata da un piccolo gruppo di parti­giani. Tuttavia il territorio oltre il Ponte alle Mosse non è ancora com­pletamente libero e di ciò ne fa le spese il partigiano Enrico Rigarci "Gogo" che cade in un’imboscata.

Ancora la notte del 28 Agosto i tedeschi fanno irruzione nella Ma­nifattura Tabacchi scontrandosi con i partigiani di guardia che riesco­no a respingerli grazie anche ai rinforzi accorsi dal Casone.

Contemporaneamente la popolazione di Peretola vive nelle cantine, nei rifugi scavati negli orti, nei sottoscala di casa, ritenuti più protetti e in un grande rifugio antiaereo nel giardino della ex Casa del Fascio. Nelle stanze di questo locale il Comitato di Liberazione, con l’aiuto dei cittadini, ha allestito un ospedale di fortuna con cinquanta letti. Lo ge­stiscono un pugno di compaesani infermieri della locale Società Vo­lontaria di Mutuo Soccorso, coadiuvati nell’azione di assistenza da un folto gruppo di donne e di ragazze improvvisatesi crocerossine che, a turno, raggiungono l’ospedale di Prato per procurare medicine e che, nel bisogno, diventano anche staffette partigiane.

L’emergenza dura quasi un mese e vi sono 56 morti civili a Peretola e un numero di poco inferiore a Brozzi. I feriti superano i 260, curati nel solo ospedaletto di Peretola.

Il 31 Agosto, mentre le brigate partigiane liberano l’ospedale di Ca­reggi, presidiato dai nazisti, cinque partigiani passano a guado l’Arno in località Pesciolino e raggiungono il Comando Alleato: lì espongo­no la situazione, i disagi della popolazione e riferiscono che i tede­schi sono ormai ridotti a una sparuta retroguardia. Quella sera stessa i partigiani locali escono allo scoperto e prendono l’iniziativa di slog­giarli dalle loro posizioni: vi riescono, ma tre di loro trovano la morte in luoghi diversi del quartiere. Il giorno seguente, l’ Settembre, dopo quasi un mese d’attesa, gli americani della V Armata guadano l’Arno anche nel punto antistante queste contrade e pongono fine alla lun­ga sofferenza.

Tutto il territorio del Comune di Firenze è finalmente libero.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 7 marzo 2016, in Avevamo 20 anni, forse meno con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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