La Resistenza dei militari italiani nel Dodecaneso

La Resistenza dei militari italiani nel Dodecaneso
Il comando delle forze armate dell’Egeo era tenuto dall’ammiraglio Igino Campioni nell’isola di Rodi. Le innumerevoli isole erano presidiate dalla divisione Regina (dislocata a Rodi, Coo e Lero), dalla divisione Cuneo (a Samo e nelle Cicladi) e da unità della divisione Siena e della brigata Lecce (a Creta). Anche a Rodi la notifica dell’armistizio giunse improvvisa, senza nessun preavviso del Comando supremo. Solo nella tarda sera dell’8 settembre giunsero all’ammiraglio Campioni poche direttive sul comportamento da tenere. Alcuni comandanti di divisione, di reggimento e persino di plotone, rifiutarono l’ordine di cedere le armi, ritenendolo disonorevole, e scelsero di resistere insorgendo contro i tedeschi. Gli inglesi, approfittando di tale circostanza, cercarono di attuare l’Operazione Accolade, intesa a conquistare il Dodecaneso con l’appoggio delle truppe italiane con l’obiettivo strategico di aprire un secondo fronte in direzione del Mar Nero e del Caucaso, secondo la visione strategica di Churchill. Un tale progetto apparve realizzabile al momento dell’armistizio dell’Italia, quando la maggior parte delle isole era ancora in mano degli italiani; gli inglesi approntarono un contingente da sbarco che dovette purtroppo essere impiegato su un’area vasta e dispersiva e con la difficoltà di far giungere rinforzi da basi di rifornimento lontane e con scarsi mezzi navali da sbarco. L’aiuto inglese alla fine risultò di scarsa efficacia e l’Operazione Arcolade abortì. Aspri scontri con i tedeschi si ebbero soprattutto nelle isole di Rodi e di Lero e Coo.
La Resistenza dei militari italiani a Rodi
A Rodi la reazione della Divisione Regina agli attacchi tedeschi fu accanita; la nostra artiglieria dominò il campo e inflisse gravi perdite al nemico costringendolo ad abbandonare l’isola. Ma poi, venuto a mancare il promesso intervento inglese, una rabbiosa reazione aerea tedesca e la cattura a tradimento dello Stato Maggiore della Divisione finirono per fiaccare la resistenza italiana. Rodi dovette capitolare l’11 settembre 1943 sotto il martellamento degli aerei tedeschi e gli attacchi della Divisione corazzata Rhodos. L’ammiraglio Campioni, che si era rifiutato di imporre a tutti i reparti dell’Egeo di considerare nullo il proclama di Badoglio e di consegnare le armi ai tedeschi, venne deportato e successivamente condannato a morte da un tribunale fascista di Salò, nel maggio 1944 (per questo è stato insignito della Medaglia d’Oro al valor militare). Caduta la città di Rodi, numerosi italiani sottrattisi alla cattura continuarono nella clandestinità la lotta ai tedeschi e nei mesi seguenti 90 di loro, di cui 40 senza processo, furono fucilati. La massa dei soldati superstiti rifiutò di collaborare con i tedeschi e si imbarcarono su piroscafi diretti al Pireo; molti non arrivarono a destinazione perché alcuni natanti furono affondati durante la navigazione.

I caduti in combattimento a Rodi furono 8 ufficiali e 135 militari, oltre 300 i feriti.
Un esempio di resistenza per tutti fu quella del sottocapo della Marina, Medaglia d’Oro al valor militare, Pietro Carboni (1914-1944), un sardo che inizialmente capeggiò una formazione di italiani sfuggiti alla cattura. Rimasto in seguito isolato, si rifugiò in un’aspra zona dell’isola e per oltre un anno condusse una guerra personale contro gli occupanti, fatta di agguati e di soppressione di nemici. Denunciato da un informatore del luogo ingaggiò una lotta corpo a corpo con la pattuglia tedesca che lo aveva scovato finché venne giustiziato sul posto.

La Resistenza dei militari a Lero e Coo
A Lero la resistenza contro i tedeschi fu accanita. L’isola, che era un’importante base per i sommergibili, era presidiata da milleduecento uomini, prevalentemente marinai delle batterie costiere, affiancati da fanti della Divisione Regina. In loro aiuto giunsero quattromila uomini dell’esercito inglese. Dal giorno 13 settembre, data d’inizio dei bombardamenti aerei tedeschi, sino alla mezzanotte del 16 novembre, momento della resa, per oltre due mesi i militari italiani resistettero.

Il comandante dell’isola, ammiraglio Luigi Mascherpa, catturato dai tedeschi e condotto prigioniero fu fucilato mesi dopo a Parma dopo essere stato processato da un tribunale fascista (per questo è stato insignito della Medaglia d’Oro al valor militare). La battaglia di Lero costò 520 perdite ai tedeschi, 600 agli inglesi e un centinaio agli italiani; furono catturati 3200 inglesi e 5000 italiani.
Anche a Coo dopo l’8 settembre italiani e inglesi combatterono insieme. In seguito allo sbarco dei tedeschi avvenuto il 3 ottobre i soldati della Divisione Regina resistettero da soli perché gli inglesi si imbarcarono verso la vicina costa turca. Dopo due giorni di combattimento ci fu la resa, a cui seguì la rappresaglia tedesca: centotrenta ufficiali vennero passati per le armi insieme al loro comandante, colonnello Felice Leggio.

Tratto da
Patria Indipendente

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Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 17 marzo 2016, in La Resistenza dei militari italiani nel Dodecaneso con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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