Testimonianze – Roberto Misuri

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Testimonianze

Roberto Misuri

Mentre partecipavo allo sminamento dei ponti di Brozzi e in padu­le minati dai tedeschi, al momento di levare il proiettile dalla canna della pistola, partì incidentalmente un colpo che mi troncò di netto il mignolo della mano. Mi recai all’ospedale S. Giovanni di Dio con la fidanzata di allora, adesso mia moglie, raccontando di aver trovato un proiettile mentre falciavo l’erba in un campo. Mi medicarono, mi ingessarono, e mi misero in corsia a letto.

lo mandai a casa la mia fidanzata con i panni e dopo neanche mezz’ora, la sala fu invasa da fascisti in uniforme, gerarchi, capi: era piena. Era successo che avevano fatto un attentato al colonnello In­garamo uccidendolo e facendo altri morti e feriti. Un ferito grave lo misero nel letto accanto al mio.

A questo punto non sapevo più cosa fare perché ero di una clas­se, il ’24, che era fra quelle richiamate alla leva. Decisi di venire via dall’ospedale. Chiamai per telefono uno zio che avvisasse la mia fi­danzata che mi riportasse subito i panni. E così lei fece. Quando arri­vò, andai nel gabinetto, mi rivestii e venni via. Sparii subito perché mi sembrava che se non era alle otto era alle nove, sarei rimasto in una situazione molto critica dati i miei precedenti di antifascista.

A quei tempi l’unico rimedio per le ferite erano i sulfamidici e, non avendone più, decisi di andare in bicicletta a Peretola accompagna­to da una signorina con le fasce della Croce Rossa al braccio, spe­rando di trovarne. Arrivati a Petriolo ci fermò una pattuglia tedesca che stava lavorando al Ponte di Petriolo. Uno cominciò a parlare in tedesco e io, che lo parlavo un po’, gli risposi in tedesco: Io ferito". Ci lasciò passare, ma furono dei momenti…

Dopo la Liberazione, Brozzi era invasa da cumoli di macerie, ve­tri rotti e calcinacci a causa dei bombardamenti. La strada non era transitabile. Fu deciso di spazzare le macerie dal paese e il C.T.L.N. decise che i responsabili del disastro nazionale e di Brozzi, i fascisti, venissero insieme a noi. Loro accettarono. Poi ci furono anche fatti riprovevoli sotto certi punti di vista: a talune repubblichine in segno di protesta fu fatta la rapa. Mi ricordo che tornando da una perlustra­zione col mitra insieme ad una pattuglia, arrivando in Piazza vidi una grande folla vicino alla Casa del Fascio` – ora Casa del Popolo -, e do­mandai quello che era successo. Mi dissero che avevano fatto la rapa ad una donna e che si era rifugiata lì vicino a casa di Cecè. Allora mi recai in questa casa e la invitai a tornarsene a casa perché era molto pericoloso restare lì vista la situazione ancora bollente. Questa donna in lacrime fu riaccompagnata nella sua abitazione. Questi fatti furono lo sfogo delle persone che avevano subito e pagato col proprio san­gue, tutte le atrocità e le malversazioni che avevano fatto i fascisti.

lo ho fatto parte del Corpo Volontari per la Libertà. Fui preso in Ma­rina perché ero soldato di Marina scappato l’8 Settembre. Da lì fui spo­stato a Livorno e poi imbarcato per Napoli, mentre altri amici di Brozzi e di Quaracchi andarono volontari nelle divisioni in montagna sulla Linea Gotica, come il mio carissimo amico Cherubini Luciano che lì vi morì.

Dopo tanti anni, nel raccontare questi fatti, mi sono commosso. Auguro ai nostri figli e a tutti i giovani di non trovarsi più in queste circostanze.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 24 marzo 2016, in Avevamo 20 anni, forse meno con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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