Scioperi del marzo ’44

Scioperi del marzo ’44

Milano in sciopero

A Milano e in tutta la zona industriale limitrofa lo sciopero assume subito un carattere generale. Accanto agli operai delle fabbriche, si fermano infatti per tre giorni anche i tranvieri, paralizzando così il trasporto pubblico della città, gli operai del "Corriere della Sera", che per tre giorni di seguito non esce in edicola, e gli impiegati della Edison e della Montecatini.
Il generale delle SS Paul Zimmerman decreta lo stato d’assedio delle fabbriche, intima la consegna delle liste degli operai schedati come sovversivi, fa sospendere ogni pagamento dei salari. Ma lo sciopero non si arresta e prosegue sino all’8 marzo, coinvolgendo sia le grandi fabbriche che le decine e decine di piccole e medie industrie.
Alla Breda di Sesto San Giovanni un ufficiale delle SS intima agli operai: "Chi non lavora esca dalla fabbrica e chi non lavora ed esce dalla fabbrica, è un nemico della Germania". Gli operai gli rispondono uscendo, a uno a uno, dalla fabbrica. Sempre a Sesto San Giovanni, la Magneti Marelli entra in sciopero compatta alle 10 esatte del 1° marzo: è un’operaia di 18 anni, Teresina Ghioni, che si prende l’incarico di abbassare, sotto gli occhi dei tedeschi, le leve a coltello per interrompere l’erogazione di energia elettrica all’intero stabilimento. Molte fabbriche, tra cui la Pirelli, vengono occupati militarmente. Si calcolano circa trecentomila scioperanti sin dal primo giorno, nonostante la reazione dei nazifascisti che mettono in atto ogni mezzo per cercare di fermare i lavoratori: arresti, deportazioni, ritiro delle tessere alimentari.
Particolarmente combattiva è la città di Legnano, dove gli operai della Franco Tosi anticipano di quasi due mesi gli scioperi del marzo

La Franco Tosi

A Legnano gli operai della Franco Tosi, fabbrica interessata alla produzione bellica (mine, tubi di lancio, ecc.), anticipano di quasi due mesi la mobilitazione del 1° marzo e agli inizi di gennaio entrano in sciopero. Il generale delle SS Zimmerman fa visita alla fabbrica nella speranza di poter convincere, con minacce e false promesse, le maestranze a riprendere il lavoro. La lotta invece continua, diretta dai rappresentanti della Commissione interna, che chiedono l’aumento delle razioni di pane, dei salari e degli stipendi.
Per cercare di sbloccare la situazione la mattina del 5 gennaio camion carichi di SS entrano alla Franco Tosi: vengono piazzate le mitragliatrici contro i lavoratori che in quel momento sono radunati nel piazzale centrale dello stabilimento. Tramite un altoparlante viene ordinato ai lavoratori di ritornare in fabbrica, ma nessuno si muove. Allora il comandante delle SS ordina "fuoco", ma fortunatamente le raffiche delle mitragliatrici sono rivolte in aria. I lavoratori si disperdono nei reparti della fabbrica e i tedeschi cominciano la caccia ai rappresentanti della Commissione interna e ai più noti antifascisti.
Ottanta lavoratori vengono portati a San Vittore; vengono tutti rilasciati alcuni giorni dopo, tranne nove, quasi tutti appartenenti alla Commissione interna, che vengono deportati a Mauthausen.
Dopo lo sciopero di gennaio, i lavoratori della Franco Tosi iniziano una resistenza passiva, con lo scopo di rallentare la produzione bellica e produrre clandestinamente baionette, chiodi a tre punte per bloccare gli automezzi tedeschi, barre di deviamento per far deragliare le tradotte tedesche e i convogli carichi di armi.

Lo sciopero dei tranvieri a Milano

Lo sciopero del marzo 1944 vede una compatta partecipazione dei tranvieri milanesi. Per tre giorni su 800 vetture escono solo quelle guidate dai fascisti, che nel giro di poche ore fracassano per imperizia centosessantasei vetture. La lotta dei tranvieri è sostenuta dai gappisti, che fanno saltare la cabina elettrica che fornisce energia elettrica alla rete nord dei mezzi pubblici. Squadristi fascisti irrompono nei depositi dei tranvieri di via Brioschi, via Primaticcio e via Teodosio, per prelevare i conducenti e costringerli con la forza a riprendere il lavoro, sotto la vigilanza di scorte armate. Alcuni tranvieri riprendono il servizio, ma poi abbandonano le vetture per la strada dopo averle rese inutilizzabili. Allo sciopero seguono centinaia di arresti, 35 tranvieri vengono deportati nei campi di concentramento.
Lo sciopero dei tranvieri di Milano ha un notevole risalto nei bollettini delle emittenti radio dei tre grandi Paesi alleati nella guerra contro la Germania nazista.
Radio Londra: "Grande sciopero dei tranvieri milanesi, la parola d’ordine è: via i tedeschi! Abbasso la repubblica di Salò. I lavoratori dei tram hanno dimostrato una perfetta identità di sentimenti con la popolazione milanese. Da Radio Londra inviamo un caloroso e fraterno saluto ai tranvieri per la dimostrazione di fede delle forze democratiche contro il nazi-fascismo."
La Voce dell’America: "Grande entusiasmo ha provocato la notizia che i tranvieri milanesi hanno proclamato uno sciopero generale, in piena occupazione militare nazi-fascista. Tutta la stampa americana esalta il coraggio e il patriottismo di questi lavoratori addetti al servizio pubblico cittadino, sfidando la prepotenza degli eserciti occupanti. Le astensioni dal lavoro sono al 100%. Si vedono per Milano tram condotti da giovinastri volontari delle forze armate nazi-fasciste, provocando gravi incidenti con morti e feriti. Viva i tranvieri milanesi!"
Radio Mosca: "Viva i lavoratori addetti ai tram milanesi! Grande sciopero generale contro i tedeschi e i fascisti di Salò. Le autorità militari sorprese dalla perfetta organizzazione e riuscita dello sciopero. Fascisti e tedeschi si sono assunti la responsabilità di guidare i tram provocando incidenti nella popolazione. Si registrano morti e feriti. Viva i tranvieri milanesi, a morte i tedeschi. Avanti verso l’insurrezione generale per la fine della guerra!”

Torino in sciopero

A Torino lo sciopero scatta il 1° marzo 1944, nonostante il giorno prima Zerbino, il capo fascista della provincia, abbia comunicato la messa in ferie delle fabbriche, giustificando tale provvedimento con la mancanza di acqua e quindi di energia elettrica. Vengono escluse dal provvedimento una serie di fabbriche, tra cui tutto il complesso Fiat, decisivo per le esigenze belliche. Seguendo l’appello del Comitato d’agitazione, diffuso nella fabbriche con un volantino clandestino, il 1° marzo scioperano in 60.000; alla sera Zerbino ordina la ripresa del lavoro per l’indomani, 2 marzo, minacciando la chiusura degli stabilimenti, con perdita delle retribuzioni, arresti e deportazioni in campo di concentramento, licenziamento in tronco e perdita dell’esonero per i lavoratori che hanno l’obbligo del servizio militare.
Nonostante queste minacce il 2 marzo l’esempio degli operai Fiat viene seguito dalla stragrande maggioranza delle fabbriche in attività (Zenith, Viberti, Ceat, Rasetti) e scioperano in 70.000, mentre in città vengono sabotate diverse linee tranviarie.
Il 3 marzo gli operai della Grandi Motori Fiat vengono attaccati dai militi fascisti all’uscita della fabbrica e numerosi sono i feriti. Intorno a Torino intervengono a sostegno dello sciopero le formazioni partigiane insediate ad ovest della città con l’obiettivo di interrompere i collegamenti tra Torino e le valli di Lanzo, la Val di Susa, la Val Sangone e la zona di Pinerolo.
In Valsesia sono i partigiani garibaldini a decretare lo sciopero, mentre in Val d’Aosta vengono compiuti atti di sabotaggio a sostegno dello sciopero: vengono interrotte le linee elettriche e danneggiati gli impianti in modo che alcuni dei più importanti complessi industriali della regione vengono paralizzati.
Il 3 marzo la Fiat dichiara la serrata degli stabilimenti e da quel momento tutte le fabbriche sono bloccate o dalla serrata stessa o dalla presenza di presidi fascisti e tedeschi.
In tutto il Piemonte sono oltre 150 mila gli operai che hanno scioperato.

Testo del volantino clandestino diffuso nelle fabbriche torinesi

SCIOPERO GENERALE
CONTRO LA FAME E
CONTRO IL TERRORE
Ancora una volta le masse operaie, strette attorno al COMITATO PROVINCIALE DI AGITAZIONE, scenderanno in lotta per difendere il diritto alla vita e alla libertà di tutto il popolo italiano. Le masse operaie ancora una volta passeranno all’attacco contro i nemici di ogni civiltà, contro i barbari nazifascisti. Le masse operaie scenderanno in lotta contro il terrore e la fame, scenderanno cioè in lotta per difendere la vita di tutti.
L’ora è giunta per dimostrare ai nostri nemici spietati come i torinesi, come i piemontesi formino un solo blocco.
Non soltanto gli operai, ma tutti i professionisti, tutti gli impiegati, tutti i cittadini debbono scioperare.
Evviva lo sciopero generale di tutto il grande tenace eroico popolo piemontese

IL COMITATO
DI LIBERAZIONE NAZIONALE

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 28 marzo 2016, in Ricordi per non dimenticare con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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