Angelo Gatti – L’8 settembre scelse di salire in montagna

L’8 settembre scelse di salire in montagna

Ottantotto anni suonati, poche rughe, incedere piuttosto lento. mano dalla stretta ancora calorosa e una memoria viva quando parla della Resistenza, la sua Resi­stenza.
Angelo Gatti, classe 1921, nato a San Protaso, piccola frazione del pia­centino. era di famiglia povera e operaia. oggi è Presidente Onorario della Sezione Comunale ANPI di Fiorenzuola d’Arda intitolata al suo compagno di lotta Giuseppe Pasto­relli. Medaglia d’Argento al V.M.
Come sia giunto ad una carica ono­rifica dopo un’infanzia difficile, una giovinezza decurtata dalla guerra e una maturità vissuta tra famiglia e la­voro. si può solo tentare di spiegarlo perché da lui, schivo per natura si hanno pochi riferimenti.
Orfano di padre a 12 anni, cresce con l’immagine quotidiana della ma­dre che deve accudire 5 figli dei qua­li lui è il primogenito. Ancora giova­nissimo si procura un lavoro per contribuire al sostentamento della famiglia e a 20 anni appena compiu­ti deve rispondere alla chiamata alle anni. La guerra lo sottrae ai suoi fra­telli. ai suoi amici, al suo paese e lo mette di fronte a responsabilità e ingiustizie e all’illusorietà della sicurezza. E nell’Arma Aeronautica e 1’8 settembre 1943 si trova in servizio come telefonista nell’aeroporto di Orvieto. in attesa di essere trasferito in "zona operazioni”
Con l’armistizio, anche se il conflitto con gli alleati anglo-americani cessa, gli ufficiali e la truppa, privi di riferi­menti istituzionali e di ordini supe­riori. abbandonano la caserma per sottrarsi alla cattura da parte dei te­deschi occupanti. Gatti è fra questi e, raggiunta la famiglia, rimane nasco­sto in attesa degli eventi.
La situazione è seria: vi è una realtà insidiosa alla quale bisogna opporsi magari combattendo ed è questa la RSI, che col ricostituito Governo fa­scista vuole riprendere la guerra al fianco della Germania nazista.
Con una nuova cartolina di precetto viene richiamato per l’arruolamento nell’Esercito di Mussolini e la minac­cia della fucilazione per i renitenti al­la leva, lo spinge a decidere.
Lo fa insieme all’amico Pastorelli: andrà a Bardi per far parte delle pri­me bande partigiane della 38a Bri­gata "Garibaldi". E’ il maggio 1944. Un mese dopo partecipa ad uno scontro a fuoco contro i militi della GNR acquartierati nella caserma di Lugagnano Val d’Arda e si aggrega al distaccamento di Giovanni lo Sla­vo per iniziare un’attività di controllo e fermo degli automezzi tedeschi e fascisti che transitano sulla via Emi­lia importante rotabile per il riforni­mento di armi e vettovaglie alle truppe germaniche al fronte.
Divenuto caposquadra, infonde ai suoi uomini coraggio e abnegazione evitando di provocare scontri con i nazifascisti quando la disparità di forze li penalizza.
Provvede a che i prigionieri vengano trattati con umanità e procura viveri alla Brigata e ai civili sottoposti a re­quisizioni da parte dei tedeschi.
Con la formazione della 62′ Brigata al comando di Giuseppe Prati la guerriglia si intensifica, ma con la stagione fredda e in vista dell’inver­no l’attività si riduce anche per il proclama del Gen. Alexander che, dal Comando alleato, invita i parti­giani a ritornare al piano. Ma Gatti rimane. Il gelo e la neve mettono a dura prova i distaccamenti: si lotta contro il freddo e la fame e nel gen­naio del ’45 un rastrellamento, con grande spiegamento di forze nazifa­sciste sostenute da una efficiente or­ganizzazione logistica, scompagina le formazioni dei patrioti.
Sono giornate dure, con nuovi sacri­fici e nuovi lutti ma la tenacia ali­menta la speranza: col ritorno del bel tempo, tutto finirà.
Gatti si sposta da Vigoleno a Rigolo, da Morfasso a Bellagamba dormen­do con altri nei fienili e nelle stalle messi a disposizione dalla popolazio­ne locale.
Con la primavera l’ora della Libera­zione si avvicina. Il distaccamento di Guglielmo Marenghi. di cui Gatti fa parte, riceve l’ordine di attaccare il Comando della GNR con sede a Fiorenzuola e il 19 aprile inizia l’a­zione interrotta poi per l’arrivo di rinforzi fascisti da Piacenza.
Ma gli americani hanno già superato Bologna e avanzando sono a pochi chilometri dalla città sull’Arda. Tedeschi e saloini sono in piena riti­rata che presto si trasforma in rotta. Qualche giorno ancora e la guerra fi­nisce. Festa della popolazione e cam­pane a distesa.
La "Ranca" è una località di poche case a monte di Vernasca ultima base che ha accolto una trentina di giova­ni partigiani quasi tutti di Fioren­zuola d’Arda. Si sgombra si torna in famiglia dopo un anno. —Sandokan. nome di battaglia. torna a essere per tutti Angelo Gatti che ha vissuto profonde emozioni. ha provato la durezza della guerra e conosciuto i sacrifici fatti da tanti per essere uo­mini liberi. Da allora ha guardato sempre al futuro. e anche se il suo domani gli riserva ormai un vicino tramonto. guardai giovani che han­no lo stesso volto di quelli che sono stati compagni di lotta (e che non potrà più rivedere) ma che ignorano il passato.
A vivere lo aiuta la memoria e il 25 Aprile di ogni anno va ancora a por­tare fiori ai cippi dei partigiani cadu­ti in Val d’Arda, quella valle nella quale oggi vi è pace e serenità ma che un tempo ebbe luce di storia.
Dice che le gambe non gli girano più come una volta ma si accontenta. gli basta essere un marito. un padre. un nonno e avere dei ricordi.
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 7 aprile 2016, in Racconti partigiani con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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