Ennio Serventi – Il Partigiano in bicicletta

Giancarlo Brugnoletti Il Partigiano in bicicletta
di Ennio Serventi
Era stato arruolato
dai GAP di Giovanni Pesce
La storia di quel partigiano in bicicletta l’avevo già sentita. Qualcuno me la raccontò anni fa, tanti anni fa, tantissimi anni fa, quando ancora nei cortili e nelle passeggiate serali i racconti delle gesta partigiane erano argomento di partecipata conversazione fra gli adul­ti e di immedesimazione fantastica fra i ragazzi.
Colpevolmente non prestai molta atten­zione al racconto, forse fu incompleto e, complice l’età, quel che mi rimase im­presso di quell’azione fu l’uso della bici­cletta nell’attacco ad una caserma fascista. Le storie partigiane che conoscevo erano storie di faticose marce per capezzagne di pianura e sentieri montani, di precari ricoveri in baite e fienili, di luoghi im­pervi e sconosciuti e mai vi compariva una bicicletta che da noi, più che stru­mento per il passeggio o per la guerra, era accessorio di lavoro.
Mi sfuggì completamente la percezione della pericolosità del gesto e della dram­maticità dell’esito che, probabilmente, non conobbi. Poi il tempo passò, a quel­la storia si sovrapposero altre storie, le alterne vicende della vita e, di quel rac­conto si persero le tracce nel viluppo del­la memoria.
Pur profondamente ancorato agli eventi resistenziali ed ai suoi valori, mi iscrissi
all’ANPI, frequentandone saltuariamen­te la sede, solo in anni recenti. Una sede austera, quella dell’ANPI di Cremona, incastonata nel cinquecentesco ex com­plesso ospedaliero di Santa Maria della Pietà sorto accorpando i beni delle pas­sate opere caritatevoli-assistenziali della chiesa, fra l’antico vicolo degli Umiliati, la sconsacrata chiesa del "Foppone" ed il palazzo che fu dell’Ente Comunale di Assistenza, in stradine e piazzetta che fu­rono luoghi d’incontro fra diverse soffe­renze.
Una vecchia Cremona, che spontanea­mente tenta con fatica di salvarsi dalle automobili fidando nella stretta larghez­za e tortuosità degli antichi vicoli, su e giù per i quali è ancora possibile fare notte calpestando ciottoli cavati dal fiu­me e mattoni d’argilla resa rossa dalla cottura a gran fuoco, messi "in costa" a delimitare lo spazio riservato ai pedoni, nel conservato quasi silenzio.
Due sale strette e lunghe dagli alti soffit­ti a vela, locali accessori, ai muri, di un antico colore che andrebbe rischiarato, affissi manifesti colorati ed i cimeli con medaglia di un partigiano che scelse di chiamarsi "Barabba" e morì nudo, scara­ventato sulla strada di un paese appog­giato ad una collina piena di neve, trafit­to al costato da undici ferite di baionetta e colpi di moschetto (Francesco Marzano, Cremona 3.7.1923 – Castellarquato -Piacenza, 7.1.1945. Partigiano della 62a brigata Garibaldi "Luigi Evangelista").
In una delle sale della sede, un armadio di radica e cristallo lascia vedere il suo contenuto di cimeli partigiani: medaglie e targhe di commemorazioni di eventi gloriosi e luttuosi, raccoglitori per foto­grafie, decorazioni al valore vero, ripro­duzioni miniaturizzate di cippi e monu­menti dove il finto oro ed il finto argen­to davano alle cose una certa pesante e cimiteriale solennità. In evidente contra­sto con le cose esposte, un modesto pac­chetto dalle dimensioni di un medio vo­lume, avvolto in una spessa carta da pac­chi marroncina, legato con uno spago ed infilato in una busta di plastica trasparen­te. Vinsi l’esitazione e, un giorno che ero solo aprii quel pacchetto
Una Bandiera tricolore con le bande in verticale teneva avvolte fasce rosse. Sulle fasce, scritte a mano in colo­re oro, parole di cordoglio e di do­lore di familiari, partigiani, istitu­zioni. Una tessera di colore rosso con impressi timbri di comandi e l’antico simbolo delle brigate Ga­ribaldi, dal quale certamente ven­ne tratto il logo elettorale, nel 1948, del "Fronte Democratico Popolare". Una serie di quattro fotografie sicuramente milanesi ri­traevano, una, il luogo di un’ese­cuzione onorato da un picchetto di partigiani armati; sulle altre lo svolgersi di un partecipato corteo funebre con folla e plotone armato di partigiani, in una via (forse via Venini) invasa dalle macerie dei bombardamenti aerei. Altre sei fo­to di qualche anno più tardi: una camera ardente, un cimitero pic­colo di un paese pedemontano do­ve, fra le altre, si vede distintamen­te la grande bandiera tricolore del­l’ANPI di Cremona.
Nel pacchetto con altre cose, an­che un foglietto scritto a macchi­na, una lettera su carta intestata con la quale il sindaco di Lumez­zane (BS) invita il signor Libero Brugnolotti, abitante a Cremona in via Moretti 1, a partecipare ad una cerimonia nella quale sarà "inaugurata la bandiera della loca­le sezione dell’ANPI intitolata a suo figlio Giancarlo".
Due fogli di diversi giornali d’epo­ca raccontano, in anni diversi, l’ul­timo tratto della storia del parti­giano Giancarlo Brugnolotti. For­se per lui, che dopo lo scoppio della guerra si arruolò volontario nell’esercito, il travaglio spirituale che nel settembre del 1943 acco­munò tanti suoi coetanei fu parti­colarmente travagliato, ma scelse la Resistenza. Ammalatosi mentre era in Africa nord-occidentale, da El Alamein venne rimpatriato e mandato a Torino, aggregato al reggimento Lancieri di Novara. Dopo gli avvenimenti del settem­bre 1943 prese la via della bresciana Val Trompia, montagne e luo­ghi da lui cono­sciuti. Verso la fi­ne degli Anni Trenta, aveva se­guito il padre a Lumezzane, pae­se della bassa val­le, dove entrambi lavorarono alla rubinetteria Bo­nomi. Giancarlo, però, mantenne la residenza milanese
Nell’estate del 1944 costuitasi, per iniziativa di Leonardo Speziale "Carlo" e Giuseppe Gheda "Bruno", la 122a brigata Garibaldi, vi si arruolò. Più tardi la brigata, che venne chiamata "Antonio Gramsci", fu comanda­ta’ da Giuseppe Verginella "Al­berto" che pro­veniva dalla 54° Garibaldi operante in Val Saviore. Nell’autunno la 122a brigata subì dei duri con­traccolpi, Giancarlo scese a Milano dove Giovanni Pesce "Visone" lo arruolò nella .) brigata GAP Lom­bardia.
Così l’amico e compagno Bruno Ghittoni lo ricorda nel sesto anni­versario del martirio sul quotidia­no l’Unità di sabato 21 aprile 1951:
«Ricercato dai fascisti, era fuggito dalle montagne del bresciano e si era rifugiato a Milano. Una famiglia di compagni di viale Monza l’aveva ospitato. In quella casa sembrava un leone in gabbia. Ogni volta che andavo a trovarlo assumeva un aria decisa e preoccupata e mi diceva: "ma perché mi tenete ancora qui? Io sono venuto a Milano non per nascondermi ma per combattere i nazifascisti ‘ ~ ". Io gli rispondevo di stare tranquillo, il suo momento sarebbe venuto.
Infatti il suo momento venne. Fu il 21 aprile 1945, pochi giorni prima della liberazione. In una azione condotta contro la sede fascista di via Cadamosto, per una banale e fatale disgrazia, fu preso, legato su di una sedia con la faccia rivolta contro il muro della chiesa di Santa
Francesca Romana e fucilato.
Il pomeriggio di quel giorno illuminato dal sole di primavera, mi trovavo in casa di un compagno.
Hai sentito? – mi disse – questa mattina hanno fucilato in via Cadamosto un gappista. Dicono che si è comportato come un eroe. Prima di morire ha gridato fino all’ulti­mo: "Vigliacchi! Viva l’Italia! Viva il comunismo! Vigliacchi, vigliac­chi!". Benché legato sulla sedia ur­lava con il capo rivolto all’indietro per guardare in faccia i sui assassi­ni ed ebbe la faccia crivellata di colpi. La gente alle finestre piange­va. Sembra che si chiamasse Bruno Bianchi.
Non feci caso al nome e confesso che la notizia l’accolsi come se fosse una cosa del tutto normale. Ormai mi ero quasi abituato a notizie del ge­nere.
Venne la Liberazione. In uno di quei giorni felici e gloriosi passando davanti ad una casa di via Venini, vidi il portone chiuso a metà in se­gno di lutto. Sopra, una corona di fiori e la fotografia
Di Giancarlo Brugnoletti e sotto la foto la scritta: Bruno Bianchi fucilato dai fascisti il 21 aprile 1945 in via Cadamosto o. Ebbi un tuffo al cuore. Il nome di Giancarlo Brugno­lotti ancora per molti è oscuro, però il sacrificio di questo eroi­co figlio del popolo non è di­menticato. Esso è scolpito nella fede e nel cuore dei compagni che lo conobbero; è chiuso nel dolore fiero e silenzioso di una madre: è vivo nella lapide di via Cadamosto che i preti di Santa Francesca Romana vol­lero oltraggiare facendola stac­care di due dita da quel muro che, pur essendo di proprietà della chiesa, lo vide morire eroicamente.»
Le raffiche del mitra di Gian­carlo Brugnolotti contro la ca­serma fascista. la precipitosa ri­tirata, il tradimento della cate­na della bicicletta, l’inutile ten­tativo del compagno e la disperata difesa. Catturato, seviziato nell’in­terrogatorio, per le ferite incapace di reggersi in piedi, viene legato ad
una sedia e sui gradini di una chie­sa, fucilato. Drammaticamente si chiude il cerchio interrotto di quel racconto di tanti anni fa ed emerge ]"immensa, a quel tempo col­pevolmente non percepita, tragicità dell’evento. A Giancarlo Brugnolotti (Cre­mona, 6 agosto 1921 – Milano 21 aprile 1945) è stata conces­sa con DPR del 2 ottobre 1978 la Croce al Valore Mili­tare alla Memoria.
La motivazione ricorda come "pur sottoposto a lunghi in­terrogatori e a crudeli sevizie, nulla lasciava trapelare che po­tesse nuocere alla causa della libertà ed ai suoi compagni di lotta".
Non posso non pensare al padre del partigiano accomunandolo nel ricordo al figlio.

Penso anche a Libero Brugnolotti cav. di Vittorio Veneto che, tornato a vivere nella sua città, in quella Cremona dove suo figlio era nato, ha voluto che se ne traslasse la salma facendo scrivere sulla tomba "Martire per la libertà", portando a noi dell’ANPI i cimeli che racchiudono il suo dolore perché li conservassimo, non dimenticati, a futura memoria.

Tratto da
Patria Indipendente
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 7 aprile 2016, in Racconti partigiani con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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