Maurizio Grezzi – Operazione Herring

L’Operazione Herring

Fu portata a termine contro i nazisti da Francesco Carlo Gay

il coraggio di 226 parà

Una missione che rasentava la follia, da attuare con leggere pattuglie di 10-12 uomini ciascuna, equipaggiate solo con armi ed esplosivo, fidando, per il resto, nel sostegno logistico dei partigiani del luogo (che risultò pronto ed efficace). Ma come sempre accade in ogni operazione di aviolancio, anche questa volta i salti nel buio della notte, gli errori di direzione dei piloti inglesi e la reazione furiosa delle unità contraeree, particolarmente numerose lungo le rive, contribuirono al verificarsi di atterraggi spesso distanti e diversi dai luoghi prefissati.

Di conseguenza avvennero fatti imprevisti e perfino grotteschi, come la caduta sul cassone di un automezzo pieno di nemici o nel bel mezzo delle aie contadine, affollate di civili e tedeschi, gli uni egli altri sorpresi e atterriti da quelle improvvise apparizioni.

La reazione dei parà – là dove non venivano uccisi ancora in volo contro ogni convenzione internazionale – avvenne rapida, valorosa e spietata, a colpi di mitra e bombe a mano, sostenuta da un sovrumano coraggio, controllato con atti di astuzia, per occultarsi meglio e sfuggire alla loro ricerca, utilizzando fossi, canali e, spesso, le stesse case in cui erano alloggiati i nemici.

In quei frangenti i tedeschi non esitarono a compiere crudeli atti di ritorsione verso quelli che dimostravano il minimo sostegno a quei valorosi combattenti, tanto che, una successiva missione di lancio, già programmata, venne cancellata all’ultimo momento dagli inglesi, informati di quelle barbare vendette, specie sui partigiani catturati.

I risultati dell’Operazione Herring parlano di 44 mezzi distrutti; sette strade di grande comunicazione minate nelle province di Ferrara, Modena, Reggio; tre ponti fatti saltare, un deposito di munizioni esploso, decine di linee telefoniche interrotte, duemila prigionieri – poi consegnati agli inglesi in arrivo – e 544 tedeschi uccisi contro 31 caduti italiani e 26 feriti.

ll figlio del valoroso comandante di questa operazione è oggi presidente dell’Associazione di cavalleria mentre suo padre, Francesco Carlo Gay, da giovane capitano, fu il mitico comandante dello squadrone “Folgore” l’unità italiana inquadrata nella 6° Armata inglese, nella campagna d’Italia, protagonista dell’impresa.

Proprio a Francesco Carlo Gay venne assegnata quella ardita missione di guerra, negli ultimi giorni del conflitto, denominata “Herring” e consistita nel lancio di 226 parà sul pieno dello schieramento tedesco in ritirata, lungo le rive del fiume Po.

L’episodio, che ora raccontiamo ha dell’incredibile e va considerato come il risultato della ostinata volontà dei paracadutisti della “Folgore” e del “Nembo” di tornare, da unità terrestri, a quello che era il loro vero ruolo.

La missione, invano interdetta dagli inglesi, per gli effetti che avrebbe potuto avere sulla popolazione civile, era intesa a spargere distruzione e scompiglio sulle truppe tedesche, lungo un corso d’acqua inguadabile, ma ancora determinate e spinte dalla volontà di porsi in salvo verso la Germania e l’Austria senza peraltro rinunciare ad effettuare crudeli ritorsioni contro chiunque, partigiani e no, osava contrastare quella loro ultima speranza di salvezza.

In quella occasione i 226 parà vennero lanciati lungo i principali itinerari di Modena-Mirandola-Verona e Ferrara-Poggio Rusco-Ostiglia, per distruggere il maggior numero di postazioni difensive ed impedire la fuga al Nord della enorme massa di tedeschi che si ritirava

Ma delle tante che potrebbero an cora essere raccontate, certamente la storia più toccante ed emblematica di tutta l’Operazione Herring è quella del “piccolo balilla” (come veniva chiamato per l’età e la statura) Amelio De Juliis, figlio di contadini di Pizzoferrato (Chieti). Aveva appena 16 anni quando, nel novembre del ’43, in una notte di tormenta, si offrì di guidare attraverso la montagna, che ben conosceva, una pattuglia dello Squadrone Folgore comandata dal Capitano Gay, aggregata alla I Divisione Canadese.

Fu preso in simpatia dai paracadutisti ed avendo chiesto ed ottenuto di poter restare con loro, partecipò all’avanzata verso il nord espletando umili incombenze.  Non contento volle anche conseguire il brevetto di paracadutista divenendo così l’amico inseparabile del Caporalmaggiore Aristide Arnaboldi.

Poiché la sua giovane età gli era di ostacolo alla partecipazione del lancio di guerra, occorse tutta l’insistenza ed il convincimento dell’Arnaboldi per poterlo includere nel novero dei partecipanti all’Operazione Herring. Sia lui che l’Arnaboldi vennero inquadrati nella pattuglia “O” dello Squadrone “F”, comandata dal Sottotenente Angelo Rosas.

Accerchiati da una pattuglia nemica, fu proprio nella disperata difesa del suo comandante, già colpito a morte, che il giovanissimo paracadutista, a sua volta ferito al braccio destro, aveva continuato a lanciare bombe a mano con la sinistra; intanto anche l’amico Arnoboldi, nel tentativo di difenderlo, veniva abbattuto.

Arnoboldi e De Juliis sono stati trovati uno accanto all’altro, amici inseparabili nella vita e nella morte, ma anche dopo, perché uniti nel massimo riconoscimento per un soldato: la Medaglia al Valor Militare, alla memoria. Amelio De Juliis, senza alcun dubbio resterà a perenne testimonianza dell’onore e del valore del soldato italiano.

Tutto il materiale   riferito  all’ Operazione Herring è oggi ordinatamente raccolto ed è disponibile per una mostra che potrà essere richiesta al seguente indirizzo:

Maurizio Grezzi –

Presidente Associazione Paracadutisti

– Corso Giovecca, 165 – 44100 FERRARA

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 2 maggio 2016, in La Resistenza dei militari con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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