I nostri marinai e í fucilieri scozzesi massacrati a Lero

Francesco Ferrucci

I nostri marina e í fucilieri scozzesi massacrati a Lero

E già stato celebrato l’anniversario della gloriosa difesa di Lero. l’isola del vecchio Dodecaneso. ultimo lembo di terra italiana d’oltremare con il Tricolore teso dal maestrale sul Castello Vene­ziano. Non c’è nessuno dei par­tecipanti a quella difesa ancora viventi, che non ricordi, tra tanti episodi di particolare elevato va­lore. il sacrificio del Battaglione scozzese della 234′ Brigata, il 2° Ro\al Irish Fusiliers. comandato dall’irlandese Lieutenant Colonel M. French.

All’alba del 14 novembre 1943 il 2° Roval Irish Fusiliers. acquar­tierato sulle pendici del Monte Meraviglia la. sede del comando inglese. si mise in marcia sulla mu­lattiera che scende al cosiddetto trincerone o meglio conosciuto come Passo dell’Ancora, per risa­lire dietro le casette di Santa Ma­rina. il borgo di pescatori della Baia di Pandeli ed immettersi sulla strada dei mulini che sale al Monte Appetici (m. 181), sede del comando italiano Gruppo Navale Est. nota maggiormente come Batteria Lago. armata di 4 postazioni di cannoni 120/ 45 e comandata dal Cap. Ernesto Na­sti e dal S. Ten. Corrado Spa­gnolo . I quattro pezzi. sistemati sugli stretti terrazzi. posti a varie al­tezze dell’alta scogliera. erano stati conquistati dagli alpini tede­schi della Divisione Brandeburgo fin dal secondo giorno dello sbarco. dopo la strenua resisten­za del Capitano Nasti. rimasto ferito e portato all’Ospedale di Portolago, e la eroica riconqui­sta, sia pure parziale. conseguita dal sottotenente Spagnolo nel tentativo di un disperato contrat­tacco in luogo, allo scopo di ri­prendere il pezzo perduto: il combattimento si riaccese più fu­riosamente con grandi perdite da ambo o le parti e con la morte del­lo stesso giovane ufficiale, ferito ben quattro volte ed infine tra­sportato esanime all’ospedale dove cessò di vivere.

Nella cruenta difesa della Batte­ria Lago che si ripete sui terrapieni ricavati alle varie altezze della ripida costa orientale dell’i­sola, parteciparono pure i ploto­ni di marinai destinati alla difesa ravvicinata del Castello Venezia­no, situato sulla sommità del promontorio e della stessa Batte­ria Lago.

S’inserisce qui l’episodio crudele del sottotenente Luigi Falzari e dei suoi marinai. comandante e uomini del plotone della difesa ravvicinata della Batteria: fatti prigionieri dagli Alpini tedeschi. arrampicati di sorpresa a mezzo di corde ed uncini, furono tutti destinati a raccogliere e a seppel­lire i caduti fino al momento dei repentino e sanguinoso contrat­tacco del sottotenente Spagnolo, rimasto, benché già ferito, a di­fendere l’ultimo pezzo che, riconquistato. teneva nelle sue mani

Il sottotenente Falzari e i suoi marinai si unirono al contrattac­co e, finito questo con la vittoria nemica, il Falzari venne trascina­to e mitragliato sopra una rupe a picco sul mare.

Questa la situazione al tramonto del 13 novembre: Batteria Lago perduta con quasi tutte le altre, mute per il logoramento dei pez­zi e la fine del munizionamento. stante la grave mancanza di rin­forzi a fronte della crescente for­za nemica specie aerea anche a bassa quota che portò alla meti­colosa distruzione di tutto, uo­mini e cose, e l’amarezza dei combattenti italiani ed inglesi per la completa assenza USA e per il crudo rifiuto turco di aper­tura degli aeroporti. La sorte di Lero era così inesorabilmente se­gnata e non rimaneva che tenta­re l’impossibile.

Sotto la minaccia della conquista tedesca della stessa sede del co­mando inglese – Monte Maraviglia – venne avviato il Battaglio­ne scozzese del Lieutenant Col. M. French contro gli alpini della Divisione Brandeburgo piazzati sul Monte Appetici, riforniti di armi e munizioni e superlativa­mente agguerriti. il primo a ca­dere fu il comandante del Batta­glione scozzese, il quale proce­deva alla testa dei suoi 640 fuci­lieri che marciavano accompagnati dal suono mitico della cor­namusa e dal piccolo stendardo reale della gloriosa formazione. Il Battaglione fu decimato sotto i mulini a vento e poco distante, a meno di un chilometro. I corpi di chi fu possibile recuperare, tra cui il Lieutenant Col. M. French ed alcuni suoi ufficiali e soldati, furono sepolti.

Ancora oggi il loro cimitero vive del profumo del mare della Baia di Alinda e dello sciabordio delle limpide acque, che in eterno li accarezzano con le parole più belle dei loro cari.

Per il Lieute­nant Col. M. French è stato scol­pito sulla stele di marmo bianco:

The Royal Irish Fusiliers – 14 nov 1943 – age 40 – -Under­neath are the everlasting".

Una semplice traduzione: "Sottoterra giacciono i combattenti eterni—.

La battaglia di Lero volgeva or­mai alla sua soluzione più dolo­rosa con il progressivo annienta­mento delle Batterie ed anche per la loro inefficienza, causa la mancanza di munizionamento. A tutto ciò si aggiungeva la com­pleta assenza di rinforzi più volte richiesti e più volte promessi. rendendo impossibile ogni ini­ziativa alleata e italiana per osta­colare la perfetta e tenace azione nemica.

Particolarmente dubbia si pre­sento la sorte dei valorosi com­battenti della guarnigione dell’.Ammiraglio Luigi Mascherpa. minacciati di morte fino al mo­mento della crudele resa alle ore 17,15 del 16 novembre. Tristissimo martedì, grigio di nubi e di polvere acre ed ancora di fuoco, tanto che nel settore nord-est non si rendevano conto della nuova situazione anche per la in­terruzione delle comunicazioni. Là cessò ogni azione solamente all’alba del 17 novembre, alba di nuovo sangue con la fucilazione dell’indomito comandante capi­tano di vascello Vittorio Mene­ghini e di chi volle accompagnar­lo negli ultimi passi sulla spiaggia di Blefuti: e cioè i capitani Dante Calice ed Elisio Radice.

1 tedeschi forse sazi degli eccidi di Cefalonia e di Corfù (22-23 settembre 1943) e di Coo (4 ot­tobre 1943) si limitarono a tru­cidare i comandanti di alcune Batterie e a trasportare sul conti­nente gli sfortunati combattenti italiani ed inglesi per la loro tra­duzione in prigionia.

Ferrara ha dedicato una a lapide agli eroici caduti italiani di Lero.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 17 maggio 2016, in La Resistenza dei militari con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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