La Resistenza dei militari italiani in Grecia

La Resistenza dei militari italiani in Grecia

La Grecia era stata occupata da italiani e tedeschi dopo una sanguinosa campagna nell’aprile 1941. L’8 settembre 1943 vi si trovavano circa 80.000 tedeschi del gruppo Armate Sud eEst in formazione di massicci distaccamenti motorizzati e l’XI Armata italiana composta da circa 7000 ufficiali e 165.000 militari di truppa, suddivisi in otto divisioni disseminate in innumerevoli e statici presidi sia nel continente che nelle isole.
La notizia dell’armistizio colse anche qui di sorpresa il comando dell’armata. Soltanto la sera prima un dispaccio raccomandava di riunire rapidamente le forze in vicinanza dei porti e di usare verso i tedeschi un prudente atteggiamento. Purtroppo era da poco che lo stesso Comando Supremo Italiano aveva posto l’XI Armata alle dipendenze dirette dei tedeschi, impedendole di fatto iniziative autonome. Così dopo l’8 settembre i tedeschi misero in atto un piano, preparato per tempo, che prevedeva il disarmo immediato dell’XI Armata e, con l’ingannevole promessa del rimpatrio, il suo internamento.
Catturati o resi inoperanti i suoi maggiori comandi l’armata, che nelle previsioni di Badoglio era ormai da considerare sacrificata, dovette accettare il disarmo. Così le sue divisioni nella quasi totalità non ressero agli eventi e si sfaldarono, con l’unica eccezione della Pinerolo.
Diversa reazione vi fu invece in molte unità italiane dislocate nelle isole, che diedero vita a episodi di eroica resistenza ai tedeschi soprattutto nel Dodecaneso e a Cefalonia.

La Resistenza dei militari a Cefalonia e Corfù

L’8 settembre 1943 la Divisione Acqui che, forte di 525 ufficiali e 11.500 soldati, presidiava le isole di Cefalonia e Corfù agli ordini del generale Antonio Gandin, si trovò di fronte alla consueta alternativa: o arrendersi e cedere le armi ai tedeschi o affrontare la resistenza armata, sapendo di non poter contare su alcun aiuto esterno. Tra il 9 e l’11 settembre si svolsero estenuanti trattative tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Barge, che intanto fece affluire sull’isola nuove truppe. L’11 settembre arrivò l’ultimatum tedesco, con l’intimazione di cedere le armi.
All’alba del 13 settembre batterie italiane aprirono il fuoco su due grossi pontoni da sbarco carichi di tedeschi. Barge rispose con un ulteriore ultimatum, che conteneva la promessa del rimpatrio degli italiani una volta arresi. Gandin chiese allora ai suoi uomini di pronunciarsi su tre alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi, resistenza. Tramite un referendum i soldati scelsero all’unanimità di resistere.
Il 15 settembre cominciò la battaglia che si protrasse sino al 22 settembre, con drastici interventi degli aerei Stukas che mitragliarono e bombardano le truppe italiane. I nostri soldati si difesero con coraggio, ma non ci fu scampo: la città di Argostoli distrutta, 65 ufficiali e 1.250 i soldati caduti in combattimento.
L’Acqui si dovette arrendere, la vendetta tedesca fu spietata e senza ragionevole giustificazione. Il Comando Superiore tedesco ribadì che "a Cefalonia, a causa del tradimento della guarnigione, non devono essere fatti prigionieri di nazionalità italiana, il generale Gandin e i suoi ufficiali responsabili devono essere immediatamente passati per le armi secondo gli ordini del Führer".
Il 24 settembre Gandin venne fucilato alla schiena; in una scuola 600 soldati italiani con i loro ufficiali furono falciati dal tiro delle mitragliatrici; 360 ufficiali furono uccisi a gruppetti nel cortile della casetta rossa. Questi gli ordini del generale Hubert Lanz, responsabile dell’eccidio: "Gli ufficiali che hanno combattuto contro le unità tedesche sono da fucilare con l’eccezione di: 1) fascisti, 2) ufficiali di origine germanica, 3) ufficiali medici, 4) cappellani. 5) fucilazioni fuori dalla città, nessuna apertura di fosse, divieto di accesso ai soldati tedeschi e alla popolazione civile. 6) nessuna fucilazione sull’isola, portarsi al largo e affondare i corpi in punti diversi dopo averli zavorrati".
Alla fine saranno 5.000 i soldati massacrati, 446 gli ufficiali; 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi con destinazione i lager tedeschi, scomparirono in mare affondati dalle mine. In tutto 9.640 caduti, la Divisione Acqui annientata.
Molti dei superstiti dell’eccidio si rifugiarono nelle asperità dell’isola e continuarono la resistenza nel ricordo dei compagni trucidati e si costituirono nel raggruppamento Banditi della Acqui, che fino all’abbandono tedesco di Cefalonia si mantenne in contatto con i partigiani greci e con la missione inglese operando azioni di sabotaggio e fornendo preziose informazioni agli alleati
Dopo l’8 settembre anche l’isola di Corfù, presidiata da un reggimento della Divisione Acqui, fu esempio di resistenza. Gli uomini del colonnello Luigi Lusignani (1896-1943) dettero filo da torcere ai tedeschi e per giorni si opposero ai loro tentativi di sbarco fino allo scontro aperto lungo tutta l’isola.
La fine del presidio fu tragica, i tedeschi non volevano prigionieri: venti ufficiali e 600, tra sottufficiali e soldati, persero la vita negli scontri o vennero in seguito fucilati.

Cefalonia: le forze in campo

La Divisione "Acqui" l’otto settembre 1943 presidia l’isola di Cefalonia con la maggior parte dei suoi effettivi ad eccezione del 18" Regg. Fanteria del IIII Gruppo del 33^ Regg. Artiglieria e della 333^ batteria 2Om/m dislocati nell’isola di Corfù.

L’organico della Divisione Acqui all’8 settembre a Cefalonia è così composto: 17 Reggimento Fanteria – 317 Reggimento Fanteria – 33 Reggimento Artiglieria – 33 Compagnia Genio T.R.T – 31 Compagnia Genio Artieri – 3 Ospedali da Campo.

Negli ultimi tempi sono stati aggregati come rinforzo due compagnie mitraglieri di Corpo d’Armata – una compagnia Genio Lavoratori.

Dalla Acqui dipende pure il Comando Marina di Argostoli dotato di tre batterie per la difesa costiera, una flottiglia di MAS e una flottiglia di Dragamine, un reparto di Carabinieri e un reparto di Guardia Finanza.

Il totale delle truppe italiane si aggira su undicimilacinquecento uomini fra sottouffíciali e truppa e su 525 ufficiali.

Nel mese di Agosto 1943 a integrare il presidio Italiano è sbarcato nell’isola un contingente di truppe tedesche costituite da un Reggimento granatieri di fortezza con 9 pezzi di artiglieria. Tale contingente ammonta complessivamente a 1800 uomini fra cui 25 ufficiali al Comando del Ten. Col. Hans Barge.

Cefalonia: disposizioni

Nella notte dall’8 al 9 Settembre giunge al Comando Divisione il primo radiogramma del Gen. Vecchiarelli Comandante generale delle truppe in territorio greco, che deforma nella lettera e nello spirito il proclama del maresciallo Badoglio condizionando l’atteggiamento della truppa alla linea di condotta assunta dai tedeschi, additati come nuovo nemico contro il quale bisogna tempestivamente premunirsi.

Il giorno 9 si incomincia a notare un gran movimento di alcuni autocarri tedeschi dalla penisola di Lixuri, dove sono dislocati, verso Argostoli la capitale dell’isola. Questo movimento ha lo scopo di apportare rinforzi al proprio presidio di Argostoli.
Alla sera il Gen. Gandin, Comandante 1a Divisione, invita a rapporto il Ten.Col. Barge per comunicargli il testo del primo radiogramma del generale Vecchiarelli. Il Barge assicura che non ha fìno a quel momento ricevuto alcuna direttiva dal comando superiore tedesco, pertanto continua a collaborare con la Divisione nel senso di evitare che sorgano incidenti tra italiani e tedeschi.
Il Gen. Gandin invita a colazione il Ten. Col. Barge, il quale se ne esime, inviando come suo rappresentante il Ten. Fanth, il quale al brindisi si leva augurando all’Italia, tanto provata da una lunga guerra sfortunata, un avvenire migliore e per chiarire che qualunque sviluppo avesse potuto assumere i rapporti italo tedeschi, sarebbero improntati a cavalleresca lealtà.

Nella notte perviene il secondo radiogramna emesso dal Gen. Vecchiarelli con il seguente testo: "Seguito mio ordine 0225006 dell’otto corrente. Presidi costieri devono rimanere attuali posizioni fino al cambio con reparti tedeschi non oltre le ore 10 del giorno 10 Settembre. In aderenza clausule armistiziali truppe italiane non oppongano da questa ora resistenza ad eventuali azioni forza anglo americane. Reagiscano invece ad eventuali azioni forza ribelli.Truppe italiane rientreranno al più presto in Italia, una volta sostitutite grandi unità si concentreranno in zone che mi riservo fissare unitamente modalità trasferimento. Siano portate al seguito armi individuali ufficiali e truppa con relativi minuzionamenti in misura adeguata a eventuali esigenze belliche contro ribelli. Siano lasciate a reparti tedeschi subentranti-armi collettive tutte artiglierie con relativo munizionamento. Conseguiranno parimenti armi collettive tutti altri reparti delle forze armate italiane in Grecia, avrà inizio a richiesta comandi tedeschi a partire da ore 12 di oggi."
Firmato Generale Vecchiarelli.

Questo telegramma determina lo sbandamento delle Divisioni in Grecia e desta nel comando della Acqui un doloroso stupore. Esso pone il Gen. Gandin, Comandante della Acqui, dinanzi ai seguenti interrogativi:
come cedere le armi ai tedeschi, cioè ai nemici degli alleati, quando l’ordine del governo imponeva di cessare le ostilità contro gli alleati e di reagire ad atti di violenza tedesca?
Bisogna ubbidire al governo o disubbidire al Comandante dell’armata o viceversa?

Da questo tragico dilemma ha inizio il dramma di Cefalonia.

Allo Stato Maggiore della Divisione a rapporto con il Gen. Gandin sorge un dubbio sul secondo radiogramma, tanto in contrasto con il proclama del Governo da poter essere apocrifo, perché a conoscenza che sin dall’8 Settembre parecchi comandi in Grecia hanno deposto le armi ad i rispettivi cifrari sono caduti in mano tedesca.
Pertanto il radiogramma viene respinto al comando d’Armata come parzialmente indecifrabile.

In sostanza tale radiogramma paralizza l’iniziale orientamento anti-tedesco del comando Divisione.

Cefalonia: gli ultimatum tedeschi

Il giorno 10 di mattina verso le ore 8 si presenta al Comando Divisione il Ten. Col. Barge che a nome del comando superiore Tedesco, chiede la cessione completa delle armi compresa quelle individuali definendo come termine le ore 10 dell’11 Settembre e come località di consegna la piazza principale di Argostoli alla presenza della popolazione.
Il Gen. Comandante risponde chiedendo una dilazione dei termini, facendo presente di avere ricevuto dal Comando d’Armata un solo radiogramma e che è stato costretto a respingerlo perché indecifrabile, chiedendo altresì di consegnare solamente le artiglierie e l’armamento collettivo scartando la piazza di Argostoli al fine di evitare al soldato italiano una così aperta umiliazione dinanzi alla popolazione greca.
Il Ten.Col. Barge si congeda promettendo di prospettare ogni cosa al proprio comando. Nel frattempo il Gen. Gandin convoca a rapporto il Gen. Gherzi Comandante della Fanteria e tutti i comandanti dei Reggimenti nonché il Comandante delle forze navali per esporre la situazione e sentire i rispettivi pareri.

In questo primo Consiglio di guerra prevale il parere di cedere le armi collettive, ma non le armi individuali. La notizia dell’ingiunzione di cedere le armi si è diffuso come un baleno nei reparti che manifestavano un acceso risentimento antitedesco. I soldati della Acqui non intendono sottostare alla grave umiliazione di fronte alla popolazione di Cefalonia. Dello stesso parere sono la maggior parte dei giovani ufficiali.

I tedeschi infrangendo lo "Status quo"conseguente alle trattative in corso, attuano numerosi spostamenti di truppe facendo altresì affluire rinforzi dal continente. Ma la Acqui è ben decisa a non lasciarsi sopraffare. A rafforzare questa situazione contribuisce la solidarietà del popolo greco che si unisce spiritualmente al soldato italiano compresi gli ufficiali dell’esercito popolare greco di liberazione, che opera sulle montagne, i quali si presentano ai nostri comandi chiedendo armi ed offrendo generosamente la loro collaborazione.

Nella notte del 10 e 11 Settembre si rinnovano i colloqui tra il Gen. Gandin e il Ten. Col. Barge venendo ad un accordo in linea di massima della consegna esclusiva delle armi collettive.
Nella mattina dell’11 Settembre però il Ten. Col. Barge invita repentinamente il Gen. Gandin a definire chiaramente il suo atteggiamento, sottoponendogli la scelta tra i seguenti punti:

1. con i tedeschi
2. contro i tedeschi
3. cedere tutte le armi -anche quelle individuali.

Termine della risposta: le ore 19 del giorno.
I tedeschi è chiaro che non intendevano perdere tempo, e verso le ore 17 puntano un semovente su un nostro dragamine che isolato è costretto a ritirarsi dopo aver consegnato gli otturatori delle due mitragliatrici al comando artiglieria.
Il Generale comandante a questo punto riunisce nuovamente a Consiglio tutti i comandanti di corpo, ma prima di trasmettere al comando tedesco la risposta definitiva ha riunito i sette cappellani della divisione per sentire il loro definitivo parere. I Cappellani ad eccezione di uno consigliano la cessione delle armi.

Cefalonia: Plebiscito fra i soldati

La giornata del 12 Settembre si profilava molto burrascosa e densa di eventi. Fin dalle prime ore venne notato un intenso via vai di aerei che paracadutavano rifornimenti ai tedeschi. Vennero pure segnalati sbarchi di uomini e mezzi nelle baie rimaste isolate per la partenza dei mezzi navali che avevano ricevuto ordine di partire per nuove basi.

Il giorno 14 Settembre alle 2 antimeridiane, il Generale Comandante mediante fonogramma urgente pregava i comandanti di reparto di invitare le truppe ad esprimere il proprio parere sui seguenti 3 punti prima di prendere di fronte a Dio e agli uomini la suprema decisione:
1. contro i tedeschi
2. insieme ai tedeschi
3. cessione delle armi.
All’alba ogni comandante raduna i suoi uomini e commenta con serenità obbiettiva la drammaticità della situazione. Alle prime ore del giorno 14 il Comando Divisione raccoglie l’esito del plebiscito. La risposta che prorompe unanime, concorde, è una sola: il primo punto ha riscosso il cento per cento delle adesioni: "Guerra al tedesco".
Contemporaneamente perviene dal comando supremo italiano un cifrato a firma "Gen. Francesco Rossi" che ordina di resistere alle richieste tedesche, confermando l’ordine governativo dell’8 Settembre 1943.
A questo punto la posizione della Acqui è ormai chiara. L’ordine del comando supremo elimina ogni dubbio.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 19 maggio 2016, in La Resistenza dei militari con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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