Cefalonia: la battaglia

Cefalonia: la battaglia

Alle ore 12 il Comando Divisione consegna in Argostoli al comando tedesco la seguente risposta:
"per ordine del Comando Supremo italiano e per volontà degli ufficiali e dei soldati, la Divisione Acqui non cede le armi. Il comando tedesco farà conoscere le sue decisioni entro le ore 9 del giorno 15 settembre."
Ormai non c’è più tempo da perdere, il Comando Divisione, il Comando Artiglieria e il Comando Genio si trasferiscono presso il Comando tattico in località Procopata.
Alle ore 10.45 le batterie contraeree aprivano il fuoco contro due idroplani da trasporto e una batteria del 33′ Artiglieria affondava un pontone carico di tedesche tentava di accostarsi alla riva.
Ha così inizio la grande battaglia di Cefalonia che trova le forze in rapporto di disparità perché nel frattempo i tedeschi, durante le trattative facevano influire sull’isola 5 battaglioni di fanteria e 2 Gruppi di artiglieria da montagna.
La battaglia di Cefalonia si protrasse aspra e sanguinosa dalle ore 14 del 15 Settembre alle ore 16 del 22 Settembre, sotto il fuoco interrotto (24 ore su 24 ore) di bombardamenti aerei di Stukas in picchiata che mitragliavano a vista d’uomo. I nostri fanti, nonostante il martellamento aereo, reagiscono con indicibile accanimento non cedendo di un sol palmo.

Nel corso della battaglia gli Stukas oltre a bombardare e mitragliare, lanciarono manifestazioni invitanti alla resa e alla diserzione a nome del Generale di Corpo d’Armata Libert Lanz.
Il testo era il seguente:
"Italiani di Cefalonia, camerati italiani, ufficiali e soldati perché combattere contro i tedeschi? Voi siete stati traditi dai Vostri capi, voi volete ritornare nel Vostro paese per stare vicino alle vostre donne, ai Vostri bambini, alle vostre famiglie? Ebbene la via più breve per raggiungere il Vostro paese non è certo quella dei Campi di Concentramento inglesi. Conoscete già le infami condizioni imposte al Vostro paese con l’armistizio anglo americano. Dopo avervi spinto al tradimento contro i compagni germanici, ora vi si vuole avvilire con lavoro pesante e brutale nelle miniere d’Inghilterra e d’Australia che scarseggiano di mano d’opera. I Vostri capi vi vogliono vendere agli inglesi, non credete a loro Seguite l’esempio dei Vostri camerati dislocati in Grecia, Rodi e nelle altre isole, i quali hanno tutti deposto le armi e già rientrano in Patria; come hanno depositato le armi le divisioni di Roma e delle altre località del Vostro territorio nazionale. E voi invece proprio ora che l’orizzonte della Patria si delinea ai vostri occhi, volete proprio ora preferire morte e schiavitù inglese. Non costringete, no, non costringete gli Stukas germanici a seminare morte e distruzione. Deponete le armi! La vita della Patria vi sarà aperta dai Camerati tedeschi.
Camerati dell’Armata italiana
Col tradimento di Badoglio, l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista sono state abbandonate nella loro lotta fatale. La consegna delle armi dell’armata di Badoglio in Grecia è terminata completamente, senza spargere sangue.
Soltanto la Divisione Acqui al comando del Gen. Gandin, partigiano di Badoglio dislocata sulle isole di Cefalonia e Corfù è isolata dagli altri territori, ha respinto l’offerta di una consegna pacifica delle armi e ha cominciato la lotta contro i camerati tedeschi e fascisti. Questa lotta è assolutamente senza speranza. La Divisione, divisa in due parti, è circondata dal mare senza alcun rifornimento e senza possibilità d’aiuto da parte dei nostri nemici. Noi camerati tedeschi non vogliamo questa lotta.
Vi invitiamo perciò a deporre le armi e ad affidarvi ai presidi tedeschi delle isole.
Allora anche per voi come per gli altri camerati italiani è aperta la via verso la Patria, se però sarà continuata l’attuale resistenza irragionevole sarete schiacciati e annientati fra pochi giorni dalle forze preponderanti tedesche che stanno raccogliendosi.
Chi verrà fatto prigioniero allora, non potrà più tornare in Patria perciò camerati italiani appena otterrete questo manifesto passate subito ai tedeschi.
È l’ultima possibilità di salvarsi
Il Generale Tedesco di Corpo d’Armata"
È inutile dire che tali manifestini hanno fatto l’effetto contrario riaffermando in tutti i soldati la più ferma volontà di vincere e di scacciare i tedeschi dall’isola. Il Gen. Gandin dopo aver letto tale manifesto, in presenza del suo Stato Maggiore si strappò dal petto la croce di ferro gettandola sul tavolo e disse: Se perdiamo ci fucileranno tutti. Fu la convinzione di tutti, ma nessuno vacillò nessuno esitò, bisogna andare fino in fondo e così fu.

Cefalonia: la resa e l’eccidio

Tra la sera dei 21 settembre e l’alba del 22 l’intera Divisione veniva decimata, e il Gen. Gandin convocò per un’ultima volta il Consiglio di Guerra, il quale decise di chiedere la resa senza condizioni. La riunione durò circa 2 ore; quindi gli ufficiali del Comando Divisione deposero le loro pistole di ordinanza, diventando da quel momento prigionieri di guerra.
Nonostante la bandiera bianca issata in segno di resa sul Comando tattico, non finivano però le fucilazioni dei reparti che deponevano le armi.
Alle 16 del 22 settembre la battaglia di Cefalonia era finita, ma le fucilazioni continuarono per tutta la giornata del 23 durante i rastrellamenti effettuati dai tedeschi.

Dopo le esecuzioni sommarie in massa sul campo di battaglia nel corso delle quali avevano incontrato la morte 155 ufficiali e 4.750 uomini di truppa, sembrava che l’impeto di bestiale ferocia sanguinaria fosse giunto al suo epilogo. E invece tra il 23 e il 28 settembre i tedeschi massacrarono altri 5.000 uomini di truppa e 129 ufficiali, compreso il Gen. Gardin. I rimanenti 163 ufficiali, accantonati presso la palazzina del l’ex Comando Marina e all’ex caserma Mussolini, vennero caricati su autocarrette e trasferiti a punto San Teodoro nella famigerata "casetta rossa". Qui, dopo un sommario processo, vennero avviati al supplizio a 4 per volta.
Compiuto l’orrendo crimine bisognava fare scomparire le tracce: ad eccezione di alcune salme lasciate insepolte o gettate in cisterne, la maggior parte furono bruciate, e i resti gettati in mare.

Secondo i più recenti accertamenti (non facili) le perdite complessive della Divisione Acqui e della Marina ammontarono a 390 ufficiali su 525, e a 9.500 uomini di truppa su 11.500. I superstiti furono in tutto 2135 ufficiali e circa 2.000 uomini di truppa. La maggior parte di essi fu deportata in Germania e poi in Russia, da dove molti non sono più tornati.

A ricordo della Divisione Acqui è stato eretto un monumento a Verona, e il 21 settembre di ogni anno viene commemorato l’eccidio alla presenza di autorità civili e militari.

Terminato l’eccidio le truppe tedesche sbarcarono a Corfù. Il piccolo presidio italiano resistette qualche giorno, ma alla fine, sopraffatto dall’ingente forza tedesca, dovette cedere le armi, lasciando sul campo di battaglia parecchi uomini.
Alla resa la rappresaglia tedesca si accanì in particolare sugli ufficiali, che vennero fucilati in massa, e i loro corpi – appesantiti con pietre – gettati in mare.
L’epopea della Divisione Acqui era giunta al suo epilogo.

Annunci

Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 26 maggio 2016, in La Resistenza dei militari con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: