Marco Giardina – La rosa del Vietnam

Marco Giardina
La rosa del Vietnam
Una rosa nasce vicino il giardino..passo e la raccolgo…
sento spari e bombardamenti.. avanzo per la strada..
Carri armati corrono… sono tantissimi… cosa succede?
soldati per terra… sangue dal viso,
nuvole nere.. una pioggia leggera..
Sta arrivando la morte?
cerco di scappare con fatica, rifugiandomi
in una botte accanto ad una capanna..
Sento la marcia dei soldati… guardo attraverso un foro…
stanno giustiziando tre donne e due bambini…
chi sono quelli? I figli del diavolo?
Sento delle voci,
dicono che sono gli americani, venuti per distruggere noi del Vietnam…
e dare valore al loro potere, di fronte agli occhi della Russia.
Trovo altri ragazzi come me.. chiedo se si uniscono,
per attaccare con amore e pace..
dai loro capelli biondi, dalle loro mani sporche,
e dagli occhi consumati dalle lacrime,
mi stringono la mano e avanziamo,
contro i figli del diavolo.
Vediamo un fiume lì vicino.. è quasi rosso..
pieno di corpi morti..
Risentiamo le marce dei soldati…
carri armati, fucilazioni, aerei, mine nascoste, e la paura di vivere ancora per poco.
Guardo i miei nuovi compagni, ci teniamo per mano e…
cantiamo e avanziamo… i soldati ci raggiungono..
un carro armato ci viene all’incontro..
Noi ci fermiamo..
siamo circondati..
pronti alla nostra fucilazione..
nessuno piange.. non abbiamo più speranza..
Trovo la forza per avanzare.. mi avvicino ad un soldato americano già pronto a far fuoco, e gli do la mia rosa che avevo raccolta e nascosta frà le mani…Il soldato mi guarda…Piange,
e io seguo il suo pianto.
Si inginocchia e..
mi stringe la mano..
cosa vuol dire tutto questo?..
C’è sempre qualcuno che non ama la guerra?..
ecco la fine della speranza…
arriva un altro soldato, sparando contro di me, i miei nuovi amici,
e contro il soldato,
che un attimo prima mi strinse la mano e pianse con me.
Un tipo famoso disse in quegli anni:
Anche la guerra, un giorno s’inginocchierà al suono di una chitarra.
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 20 giugno 2016, in Poesie di Libertà con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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