Renzo Corsini – Vita da partigiano e soldato per "Mariolino" Innocenti

Renzo Corsini

Vita da partigiano e soldato per "Mariolino" Innocenti

Dal " Quaderno di Farestoria, il periodico dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Pistoia (numero 2 del maggio-agosto 2007) riprendiamo il testo di Renzo Corsini sulle vicende partigiane del soldato "Mariolino" Innocenti, di­ventato nel dopoguerra, Segretario dell’ANPI di Pistoia e presenza operativa nella vita culturale e politica della città toscana. Mario, di carattere schivo e restio a parlare delle proprie esperienze di guerra, era conosciutissimo stimato e amato da tutti i pistoiesi. Questa è parte della sua storia. non la conoscono in moltissimi Ecco perché la pubblichiamo.

Nel marzo del 1943 ero a Pinerolo. milita­re di leva. Per la strada di quella cittadina incontrai un «giovane con delle borse sotto il braccio. Doveva avere all’incirca la mia età. camminava letto. –Dove vai?, gli chiesi – Vado a casa mi rispose – "Oggi ce’ lo sciopero-

Così sì Mario Innocenti racconta- il suo primo impatto con un fatto politico. proibitissimo sotto la dittatura fascista. La cosa lo colpì profondamente: la dittatu­ra. il fascismo non era poi così invincibile come appariva!

« E mi tornarono in mente proseguiva Mario – quelle volte che il mio babbo, a Pontenuovo dove abitavo. doveva scappare di casa. appena a tempo per non es­sere bastonato. Ma non sempre ci riusciva, e allora… Sai – aggiungeva Mario – i miei erano tutti e due sarti, lavoravano soprattutto per i contadini che pagavano quasi sempre in natura. Insom­ma, a casa mia, non si pativa la fame ma i miei erano antifascisti e allora…».

Dopo Otto settembre Mario, come tanti altri riesce a tornare a casa. Arrivano i tedeschi. il fasci­smo riprende sotto la veste della repubblichetta di Salò.

«[…] A primavera vo coi parti­giani!» – ripete Mario –. Ma l’impazienza lo tormenta e, ver­so febbraio, con le montagne ancora bianche di neve. assieme ad alcuni compagni, si avvia ver­so la collina, verso Tobbiana.

«[…] Ci avevano detto di seguire certi sentieri., poi avremmo in­contrato delle capanne. Se da qualcuna uscivano segnali di fu­mo voleva dire che lì c’erano i partigiani. La prima capanna la trovammo vuota ma il fuoco era accesa… significava che avevano abbandonata da poco. spostammo oltre e in un "altra panna c’erano i partigiani cercavamo. A ripensarci posso di­re che andò bene a noi ma andò bene anche a loro: potevamo essere dei fascisti e li avremmo sorpresi tutti in riunione».

Mamma e babbo cercarono insi­stentemente di fermare l’ansia di Mario di unirsi ai partigiani. «[…] Tu. babbo. se eri più giova­ne. cosa agresti fatto?».

«[…] Se avessi trent’anni – gli ri­spose il babbo con un sorriso in­triso di amarezza – sarei già coi partigiani!».

«[…] Bravo babbo. lo ne ho venti e parto!». Rispose Mario. E così fece. L’impatto coni partigiani della ‘`Rozzi’" (nome assunto dopo la morte del suo primo co­mandante, il fiorentino Gino Rozzi), non fu scontato: di nor­ma le "reclute" venivano avviate in quella formazione dalla orgaizzazione politica comunista.

«[…] Ad Agliana – ricordava Mario – in casa di Magnino Ma­gni, vi era, per così dire, il —di­stretto militare" dei partigiani della nostra zona. Di lì passavano un pò tutti! ».

Ma dopo pochi giorni Mario e i suoi compagni si conquistarono la fiducia dei capi con cui condi­videvano freddo, disagi, pericoli e spesso la fame, ma anche esal­tatiti esperienze.

«[…] Quelli che trovammo – d i­ceva Mario – erano antifascisti usciti da poco dalle galere del re­gime. Lì avevano studiato. sape­vano di storia, di politica, dei fatti del mondo… io li ascoltavo. avevo voglia, avevo bisogno d’im­parare. Da giovanissimo avevo fatto il pesaio. con me c’era un antifascista che ci aveva dato qualche spunto, poca cosa. La scuola poi, figuriamoci. ci aveva

dato un quadro. Diciamo così, ro­mantico del Risorgimento… ora invece. lì. fra la neve era un’al­tra cosa!».

Di quel tempo Mario ricordava volentieri un aneddoto:

«[ … ] Un giorno. in un momento di sosta delle arie attività quoti­diane. ci sedemmo accovacciati intorno alla capanna. improvvi­samente —Nando il comandante (Fernando Borghesi, un gappista fiorentino mandato dal Partito Comunista a rimpiazzare il Bozzi mi chiede: —E allora Mario, dimmi un pò, se si potesse mette­re una bandiera sulla nostra ca­panna, quale ci metteresti?". Ci pensai un po’. poi mi decisi per la risposta che ritenevo la più gradita al mio Capo, verso il quale avevo già maturato un sentimento di grande stima e af­fetto. –CI metterei la vostra, la bandiera rossa, dei comunisti!" dissi. Nando abbozzò un sorriso, poi calmo mi rispose: —N o, Mario, ci dovremmo mettere la bandiera tricolore, quella dell’Italia". E aggiunse: "Noi non siamo qui a batterci per un partito, siamo qui per cacciare i tedeschi e la dittatura fascista. Poi, dopo, de­ciderà il popolo".

Devo ammetterlo– ricordava Ma­rio – sul momento ci rimasi male, ma oggi ringrazio "Nando" di avermi regalato con la sua solita semplicità una bella lezione».

Si avvicina la primavera del 1944; stanno per giungere per Mario e la sua "Bozzi" i giorni della lotta armata più intensa, i più duri, ma anche i più esaltan­ti. La repubblichina del duce non riesce a reclutare uomini per la guerra che disperatamente conduce al fianco dei nazisti di Hitler. È costretta a ricorrere al­le minacce. alle fucilazíoni 11 31 marzo del 1944, nella Fortezza di Pistoia, vengono trucidati quattro giovani pistoiesi soltan­to colpevoli di non voler com­battere una guerra infame, di cui si anelava solo la fine più rapida. Sarebbe stato possibile tentare di salvarli? Chi avrebbe potuto farlo? E come? Mario Innocenti ricordava che, in quei giorni, con il Comandante e alcuni compagni si era messo in marcia verso Pistoia, guidato da un emissario del Comando Politico Militare di Pistoia.

«[…] Ma la guida ci lasciò poi in altre mani e, camminando a lungo, finimmo nella zona di Torbecchia . Trascorremmo la notte da quelle parti e, verso l’al­ba, riprendemmo la via del ritor­no. Insomma – ricordava Mario – non fu fatta alcuna azione». La cosa trova conferma anche in una testimonianza rilasciata da "Nando’" al Prof. Verni. Doveva essere l’azione finalizzata a ten­tare di liberare i ragazzi della Fortezza o erano altri gli obietti` E noto che il CLN di Pistoia cercò di conoscere l’ora del trasferimento dei quattro condannati dal carcere di Collegigliato alla Fortezza. L’Informatore_ un capo fascista doppio­giochista. forni l’orario delle ot­to. Purtroppo alle sei dei matti­no, i giovanissimi. Aldo. Valoris, Alvaro e Vinicio erano stati ammazzati. Il comando fascista aveva ingannato tutti, compreso il capetto fascista` 0 questi men­tì intenzionalmente?

«[…] Sta di fatto – afferma ~ Mario che se anche ci avessero portati nel polo giusto non credo che con le poche armi che avevamo, l’inesperienza nel loro uso i pochi uomini di cui era

la nostra pattuglia. avremmo potuto attaccare con successo la colonna protetta da carabinieri. milizia ed esercito in forze

Presto arrivò il vero “battesimo del fuoco" per la formazione di Mario. La “Bozzi” aveva lasciato la prima localizzazione alla "Bollava" per acquartierarsi nel rifugio CAI di Pian della Rasa. Da qui ripartì per spostarsi verso l’Appennino Emiliano. Raggiunta la Collina di Treppio. do­po la sosta notturna. Furono at­taccati all’alba da colonne di te­deschi e fascisti. Mario ricordava lucidamente quei momenti e. in più di un’occasione. intorno al cippo dedicato a Magni Magnino, ne ha fatto “lezione all’aper­to" a centinaia di studenti. de­scrivendo le posizioni sul terreno, l’attacco, la strenua, eroica difesa di Magnino dietro la mi­tragliatrice che sapeva usare me­glio di tutti, la sua morte in combattimento.

«[…] un sacrificio – ricordava Mario – che permise al grosso del­la formazione di sganciarsi verso Suviana, provvidenzialmente protetti da un banco di nebbia incredibilmente giunto a proteg­gere la nostra ritirata».

Mario amava ricordare una frase del Comandante Nando: «[…] La nostra formazione, militarmente, è nata lì. Si è verificata una selezione naturale delle nostre forze– e Mario aggiungeva – E’ vero, parte dei nostri se ne an­darono, tornarono a casa, insom­ma li prese la paura. Ma accadde a loro perché c’erano, erano nel fuoco della battaglia chi era rimasto a casa aveva fatto di meno

Alla spicciolata, stanchi, bagnati, affamati. i. si ritrovarono verso Ponte alla Venturina—. Dove andare` In Emilia. certo, là, si diceva. "c’erano i partigiani fitti come il grano-. Soprattutto. ,c’era sicuramente da mangiare. Ma intanto si doveva sopravvive­re con qualche patata per giorni e senza conoscerei sentieri. senza tarsi notare… un’esperienza logorante per tutti. _Al limite. o quasi. delle forze. finalmente l’incontro con “Arman­do”. il Comandante Mario Ricci. e i suoi uomini operanti nella zona di Montefiorino e dintor­ni. Ha inizio il periodo di più in­tensi attività della “Bozzi” e Mario Innocenti ne e fra i protagonisti . E uno degli uomini di fiducia del Comandante che gli affida i compiti più delicati e più rischiosi. Verso la fine di aprile del 1944 Mario è a Bocchetta di Fanano. Con la "Bonzi — entra a Toano il 10 Luglio. Intanto e sorta la zona libera che prenderà il nome di "Repubblica di Mon­tefiorino,". La "Repubblica" si dà una struttura amministrativa tutta nuova.’ nei sette Comuni che la compongono si svolgono elezioni democratiche come non avveniva da vent’anni. Si allesti­sce un ospedale. un piccolo ae­roporto, si accolgono migliaia e migliaia di giovani e militari sfuggiti ai tedeschi. 1 problemi abbondano ma la libertà conqui­stata aiuta a risolverli. Mario ri­cordava con dovizia di particola­ri un episodio di quella conqui­sta a cui, con la formazione. ave­va preso parte: l’attacco alla Ca­serma della Milizia fascista di Cerredolo. Era la notte fra il 3 e il 4 maggio. All’accerchiamento della caserma nella zona. parte­ciparono alcune formazioni emi­liane e un gruppo scelto della "Bozzi’. Con Mario Innocenti vi erano. fra gli altri: Marcellino Ieri. Loris Beneforti. Agostino ("Carnesecca" ) Venturi tutti schierati in posizione di attacco frontale. Un appunto autografo di Mario mette in evidenza l’e­roismo di due partigiani. “Aiano” e "Moscone". incaricati di un’azione. a dir poco. temeraria. "Aiano”’ altri non era che Gio­vanni Vignali. pistoiese origina­rio "da lano”: da qui, per deriva­zione, il nome di battaglia "Ala­no". Ecco lo scritto di Mario:

«[…] Per distrarre l’attenzione dei fascisti di Montefiorino dal­l’azione dei partigiani contro la caserma di Cerredolo e impedire loro di intervenire a sostegno dei fascisti assediati, fu organizzato un attacco di due partigiani (fra cui Aiano della Bozzi) contro i fascisti in piazza di Montefiori­no. Questi due partigiani, vestiti ‘da fascisti, spararono a un co­mandante fascista e fuggirono dalla parte opposta di Cerredolo. Furono inseguiti ma riuscirono a cavarsela. "Aiano" ritornò dopo due giorni! La nostra vita –dice va Mario – non valeva poi molto in quei momenti e ce la giocava­mo giorno dopo giorno, istante per istante».

La stima del comandante Nando per Mario è dimostrata anche da alcuni incarichi particolari che egli gli affidò ripetutamente. do­po la conquista di Toano. ai pri­mi del giugno ’44. Mario co- mandò una pattuglia che andò a posizionarsi in avanscoperta. in modo da prevenire possibili ri­torni di fiamma dei fascisti scon­fitti. E. prima di far rientrare la formazione sulla Montagna pi­stoiese. secondo le direttive rice­vute. fu Mario Innocenti delle formazioni di Campotizzoro. Maresca e Pracchia – fra cui era­no sorti problemi politici delica­ti. acuiti dall’intervento della for­mazione di "Pippo" (Manrico Ducceschi), anch’essa interessata – ad avvicinare quei combattenti. Mario quindi evidenziò non solo coraggio e capacità militari ma dimostrò di aver acquisito la ma­turità politica necessaria ad espli­care incarichi delicatissimi in quelle circostanze. Sta di fatto che le posizioni espresse da Ti­ziano Calandri per la formazione di ”Pippo" furono respinte e tut­ti, o quasi, i partigiani della Montagna pistoiese si dissero disposti ad entrare nella "Bozzi". Mario e gli altri, a missione com­piuta, rientrarono in formazione, riferirono l’esito positivo, e la

Bozzi" si trasferì nella nuova dislocazione sui monti sopra Ma­resca. Concretizzata la fusione dei reparti. nacque quindi la "Brigata Bozzi". forte di ben ol­tre un centinaio di uomini. ",Mario aveva dato un importante contributo alla sua nascita. La lotta partigiana sull’Appennino non concedeva tregua: un attac­co a sorpresa alla Maceglia costò la vita a "Franchino" e al giova­nissimo "Cucciolo". Poco dopo ancora un attacco tedesco sui cri­nali dell’Orsigna. Attacco respin­to ma che consigliò alla “Briga­ta" di tornare a Montefiorino. Siamo ormai verso la metà del luglio 1944. Il primo impatto in terra emiliana avviene con la for­mazione capeggiata da un perso­naggio che, di lì a poco, diverrà protagonista di una vicenda non comune: Nello Pini.

Un Comandante dal coraggio il­limitato, dimostrato in varie oc­casioni, ma anche duro, ribelle ad ogni direttiva. spietato fino alla ferocia verso chi riteneva. a suo solo giudizio. inaffidabile. Un tipo. a dir poco. scomodo per la lotta partigiana. che tuttavia comandava una formazione forte di centinaia di uomini. ben dotata di armi. di vive… e di donne per il “Capo”’ Secondo Davide e “Armando". i capi di Montefiorino e ancor più per le altre forze partigiane non —ga­ribaldine—. era un bubbone che andava estirpato. Ma come fare? Il rientro della —Bozzi— in Emi­lia fu ritenuto provvidenziale. Nando aveva già conosciuto Nello che. verso i toscani. si era manifestato non maldisposto. Con uno stratagemma lo con­vinsero a recarsi al Comando di Montefiorino. Qui giunto con alcuni fedelissimi. il fratello e l’a­mante. fu disarmato e arrestato. Alcune decine dei suoi uomini. non vedendolo tornare, si porta­rono a Montefiorino e si schie­rarono sulle alture circostanti con le armi spianate. Mario rac­contava: «[…] io e pochi altri eravamo di guardia all’esterno del Comando. La tensione cresce­va man mano che il tempo passa­va. Gli uomini di Nello, non ve­dendolo uscire, davano segni di impazienza. Erano molti più di noi, se ci avessero attaccati non avremmo avuto scampo. Dopo un tempo che sembrò infinito, final­mente affacciò sulla porta il Commissario —Davide (Osvaldo Poppi) che riuscì a persuadere gli uomini di Nello. Disse che il loro Comandante era al sicuro, che altri avrebbero preso il suo posto, che la formazione avrebbe conti­nuato la sua opera a difesa della “Repubblica” e spiegò loro le colpe di cui era accusato. Quando li vedemmo abbassare le armi e, un po’ alla volta, gli uomini di Nel­lo se ne andarono, il sollievo fu enorme. Nello fu poi processato e condannato a morte».

Ma 1’attacco della divisione co­razzata "Goering" alla Repub­blica di Montefiorino era ormai imminente. I lanci di riforni­menti da parte degli Alleati an­gloamericani divennero sempre più scarsi. L’intervento sperato di paracadutisti si trasformò in un sogno irrealizzabile. Insom­ma, fu la sconfitta. Ed anche la "Bozzi", così come le altre for­mazioni di “Armando’. ai primi di agosto ’44, dovette ripiegare verso le cime dell’Appennino. Furono giorni durissimi, gli scontri con le pattuglie tedesche si susseguirono. A Pratignano muore Fulvio Farinati, un cuti­glianese. Fatica, fame, pericolo sono il pane quotidiano. Mario ricordava con sofferenza quel Ferragosto del 1944:

«[…] A sera, spento il fuoco, contammo le patate, l’unico cibo che avevamo: erano centottanta, e noi centoventi. Ne toccava poco più di una a testa. Davvero un bel pranzo! Poi arrivarono gli uomini di “Pippo*’. ci volevano cacciar via. Dicevano che lì. in quella zona. comandavano loro che. insomma. noi della —Bozzi—. non eravamo bene accetti. Arri­varono fino a proibire ai conta­dini del posto a rifornirci di vi­veri!».

Si rese necessario a quei punto. suddividere la formazione in tre gruppi. due di questi rientra­rono sulla Montagna pistoiese. Mario Innocenti segui il gruppo di “Nando” fino a Coreglia Antelminelli. nella Garfagnana. ove. dopo settimane di enormi disagi, di difficoltà di ogni genere appena alleviate, verso ottobre dal contatto con le avanzanti forze brasiliane la formazione si sciolse no prima di aver perduto nell’ultimo combattimento il compagno “Pittorino” era il 25 ottobre 2944

Anche Mario rientrò a casa al Pontenuovo, ma per poco. Il 16 febbraio 1945 con altre centinaia di volontari, fra questi numerosissimi ex compagni della “Bozzi” parte per Cesano, presso Roma per un brevissimo addestramento e l’immediato invio al fronte della Linea Gotica Furono comprati cinquecento pacchetti di sigarette – raccontava Mario – e ne fu distribuito uno a testa

Questo vuol di­re che da Piazza dei Duomo sia­mo partiti in 500. Si, è vero, qualcuno per strada ci ripensò, tornò indietro. insomma ebbe paura di tornare in guerra … lo diceva sempre Nando: —E una se­lezione naturale". Comunque lo­ro ci avevano provato! Ed è meri­to anche quello».

Mario Innocenti sarà destinato al gruppo di combattimento "Folgore" e con i nuovi compa­gni . riprenderà a combattere contro tedeschi e fascisti. Il 25 aprile del 1945 la sua Divisione è impegnata in sanguinosi com­battimenti nella zona fra Brisi­ghella e Faenza, un mese dopo è nel Veronese. Rincorrerà i tede­schi, ormai in rotta, fino al Brennero. Con la vittoria sul fa­scismo e sul nazismo giunse fi­nalmente la pace. Mario trovò lavoro provvisorio presso 1’INPS di Pistoia: una "provvisorietà" durata poi ben trentuno anni. Ma l’impegno di Mario conti­nua quasi altrettanto intenso co­me nei giorni della Resistenza.

C’è da costruire l’ANPI. l’Asso­ciazione dei Partigiani. di cui sa­rà il principale animatore fino al­la sua scomparsa. Si impegna nella vita politica e civile. sarà Assessore provinciale alla Sanità e in questo ruolo si occuperà dell’ospedale psichiatrico di Col­legigliato, lasciando in tutti un positivo ricordo. Ma il ruolo che svolse con più passione, direm­mo con amore, fui quello di te­stimone, di narratore delle vi­cende vissute e sofferte sulla propria pelle da presentare ai giovani, agli studenti delle scuo­le di Pistoia e dell’intera Provin­cia. Migliaia sono i ragazzi che lo hanno incontrato, ascoltato, ammirato per la semplicità e se­renità nel raccontare, per la pro­fondità delle sue riflessioni sulle vicende da cui prese vita la N uo­va Italia, quella in cui oggi tutti noi viviamo.

A -Mariolino- Innocenti Pistoia deve molto. Uomini come Ma­rio hanno contribuito grande­mente a fare della nostra Città una comunità di persone amanti della democrazia., della solidarie­tà. della libertà.

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Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 15 luglio 2016, in Racconti partigiani con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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