Ivano Artioli – « LA BUCA

Ivano Artioli  -  « LA BUCA

Renzo Orvieto:

Ho dei disertori, li metto da voi?… Gli inglesi sono già a Ravenna e allora si tratta di poco, cosa dite?», ci aveva chiesto Eugenio che era arrivato di notte in bicicletta dal Casso del Reno, ed era un partigiano comunista. Diceva che veniva da noi perché eravamo solo in due, dei fidati, e poi abitavamo lontano da tutti (località Passetto nel comune di (Alfonsine). «Va bene, se pensate che ce la facciamo», avevamo risposto e la mattina dopo eravamo andati tra i filari di viti, lontano da casa anche trecento metri. Avevamo scavato una buca che alla fine assomigliava a una fossa, e allora ci siamo chiesti se ci dovevamo mettere dei vivi o dei morti, così abbiamo ripreso la vanga e l’abbiamo fatta di due per due per due, come un basso comodo. Un lavoro per bene ma con la paura e la fretta, tanto che alla sera mio marito l’avevo messo a letto alle sei per la fatica e la sudata. «Quello è Felix e l’altro si chiama Uwe, il primo è un tedesco sul serio ma il secondo è un austriaco, un ingegnere e un bracciante insieme, pensate…», Eugenio ce li presentava mentre ci passavano davanti, io stavo attenta perché dei soldati da tanto vicino non li avevo visti mai. Diceva che Felix era un ragazzo ancora, uno di quelli cresciuto nelle scuole che fanno fare anche lo sport, uno di città, mentre che Uwe fosse di campagna si vedeva dal fatto che era rotondo e basso, non aveva meno di quarant’anni di sicuro. Dopo che si erano calati dentro, e dopo che si erano sistemati sui materassi, avevamo ricoperto con tavole di legno e terra mossa, non pestata, nessuno se ne doveva accorgere. Il primo giorno passò bene, ogni tanto guardavo e mettevo orecchio, ma niente.

La notte quando tornò Eugenio li aiutò a uscire e camminarono, mangiarono di asciutto, restarono là nell’umidità di novembre. Ma alla seconda notte gli favorii di entrare in casa a scaldarsi, si poteva far diversamente? E poi anche la notte dopo, e la notte dopo ancora. Io stavo lì, attizzavo il fuoco, davo una minestra. Addirittura a volte Eugenio non arrivava perché c’erano dei pericoli, e mio marito non ce la faceva a stare su, noi due eravamo vecchi oramai e lui ne risentiva più di me perché ha sempre lavorato pesante, così restavo io da sola Felix non parlava, ringraziava a ogni cosa: «Danke», «Danke». Uwe invece diceva che della terra come la nostra mai l’aveva vista, piatta, liscia e comoda, invece la sua era tutta ondulata e si faceva più fatica. Io restavo così così, non è che non ci credessi, se uno dice una cosa vorrà pur dire che è vero però… però io non sapevo cosa volesse dire fare i contadini in montagna, nelle giornate limpide dalle mie finestre di sopra si vedevano le colline da dove viene il Reno, ma non sapevo cosa significasse lavorarle; conoscevo invece cos’era raccogliere il granoturco in agosto e anche trebbiare, tagliare l’erba spagna con la falce no, quello l’ha sempre fatto mio marito. A essere sincera Uwe mi piaceva poco, pareva non avesse anima, era uno che se la sarebbe cavata sempre. Invece non riuscivo a staccare il pensiero da quel giovane che stava là sotto dalle sei del mattino alle otto di sera, sicuramente un poco dormiva e un poco no; poveretto. Sarà anche perché non ho avuto figli; li volevo, eh! Ma Nostro Signore ha deciso per me.

Buio e freddo, freddo e buio, e la terra che gli entrava nel naso e che m’impressionava. Noi, io e mio marito, avevamo messo delle assi tutt’intorno, ma contavano poco e quando quei poveri cristi uscivano più di tutto avevano il naso nero, proprio dove passava il respiro, e non era la barba, perché se la facevano e pure con l’acqua calda.

Cercavamo di aiutarli con dei calzettoni di lana, delle maglie, anche un fiaschetto di vino al giorno; si poteva forse vivere senza il sangue caldo sotto terra? Felix era ansioso: ogni volta che usciva le parole erano poche e sempre le stesse: gli alleati arrivano?

Eugenio una notte si fermò apposta per parlargli: «Preparatevi, gli inglesi non hanno fretta, preferiscono stare al caldo, forse in aprile, speriamo marzo, mi dispiace, però ho una proposta…», e gli offrì di andare con lui dai partigiani, era più sicuro e più comodo. Uwe disse subito di sì perché conveniva, ma Felix fu risoluto: No! E se fosse capitato un conflitto a fuoco? E se avesse dovuto sparare ad altri tedeschi? No! Una cosa così, no! Per me aveva ragione, non dissi nulla però la pensavo come lui. Così restarono tutti e due e gli passai l’imbottita matrimoniale.

La situazione peggiorò con l’anno nuovo. Il tre gennaio proprio tra i filari delle viti, non tanto lontano dalla buca, i tedeschi piazzarono una batteria antiaerea e presero a venire in casa a scaldarsi e a sedersi per mangiare un poco. Che facce! Gente disperata. Cattiva. Ci volevano male. E di notte arrivava anche Pippo (un aereo da ricognizione alleato) che buttava dei bengala che si vedeva fino a Madonna del Bosco. E delle volte qualche tedesco ci comandava di dormire in cucina perché il nostro letto se lo prendeva lui. Insomma, per Felix e Uwe la vita peggiorò di molto, li tiravamo fuori quando si poteva. Era pericoloso. Troppo pericoloso. In più quell’inverno se non fu come quello del Ventuno gli andò vicino. La campagna era bianca di una neve che si era incrostata e tutte le notti faceva il ghiaccio.

Felix cominciò a rifiutare il cibo: «Guarda che devi mangiare sai, mangia, è buono», gli dicevo. Pallido era pallido, ma non era la cosa che m’impressionava di più, tutti quelli di città sono pallidi, era che proprio si era lasciato andare.

Anche Uwe cercava di tenerlo su, gli faceva lunghi discorsi in tedesco sugli inglesi che in primavera sarebbero arrivati di sicuro, chiedeva che io confermassi persino.

Non ce la fece. Morì. Sì!

Felix morì. Da un giorno all’altro. Di notte. Nessuno pensava arrivasse a tanto. Io però il pericolo lo sentivo, noi donne certe cose le sentiamo. Era il quattro di febbraio.

La mattina aprimmo la buca e trovammo Uwe che sembrava impazzito: disse che se ne era accorto solo quando non l’aveva più sentito respirare. Neanche un colpo di tosse. Neanche una parola. Era diventato freddo, solo quello. Ah, non ci dovevamo nemmeno pensare, lui in quella buca mai più! Piuttosto si buttava nel Reno.

Fu un colpo. Per i figli il destino ha deciso per me, però mi sarebbe piaciuto un ragazzo gentile e anche un po’ timido, di quelli con gli occhi che si abbassano, che pensano, insomma uno come Felix.

Per Uwe fece Eugenio. Lo accompagnò subito ad Alfonsine e diventò Terzo Squarotti di anni trentotto, sordomuto, inserviente all’ospedale civile, tutto in regola con carta di identità e grembiule blu.

Quando gli inglesi arrivarono in aprile lui si diede prigioniero e si salvò.

Invece a Felix ci pensammo noi.

Mio marito corse un gran rischio: forse mi aveva capita o si era affezionato anche lui, o forse era solo per un fatto di cristiani. Dicevo, mio marito fece una specie di cassa e poi scavò un’altra buca, meno profonda e più stretta, lontana dalla postazione tedesca, sotto l’argine del Reno, quasi.

Per seppellirlo venne anche Eugenio. Tutto di nascosto e con il magone. È dal quel giorno lì che ho preso a considerare tantissimo quelli che seppelliscono i morti: che mestiere! Più dell’avvocato.

Annunci

Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 21 dicembre 2016, in Racconti partigiani con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: