La morte di Giulio Biglieri e di altri sette antifascisti

La morte di Giulio Biglieri e di altri sette antifascisti

In quell’alba terribile

la fucilazione al Martinetto

Resistenza in Piemonte

Biglieri è un novarese di adozione: nato a L’Aquila il 9 ottobre 1911, a sei anni arriva con la famiglia a Novara, dove compie gli studi e consegue il diploma di ragioniere presso l’Istituto Tecnico Mossotti, facendosi una larga cerchia di amici.

Ancora giovane, Biglieri esprime, con grande coraggio, la propria avversione per il fascismo. Nel 1932, con un gruppo di amici legati dalla comune avversione della dittatura, organizza un movimento che, avendo come base di preparazione il territorio della Repubblica di S. Marino, ha come obiettivo Roma. Il complotto viene scoperto; Giulio Biglieri, nel 1932, viene arrestato, rinchiuso nelle carceri di Novara e, in seguito, trasferito a Regina Coeli, a Roma.

L’OVRA, la polizia segreta fascista, non riesce a raccogliere prove concrete a carico di Giulio Biglieri e dei suoi amici del movimento clandestino; dopo un breve periodo di carcere, in attesa delle prove Biglieri e i suoi amici vengono rilasciati.

Biglieri effettua regolarmente il servizio militare di leva; viene richiamato alle armi nel 1935 e inviato in Africa Orientale dove rimane, ininterrottamente, fino al 1940. Rientrato a Novara, Biglieri partecipa ad un concorso per addetti alle biblioteche, lo vince e viene destinato alla Biblioteca Nazionale di Torino. Nuovamente richiamato, Biglieri viene inviato sul fronte greco-albanese ove si conquista la medaglia di bronzo e croci di guerra al valor militare.

Nel 1943, Giulio Biglieri è in Italia meridionale dove viene sorpreso dagli avvenimenti del luglio e del settembre. A Roma, Biglieri ha diversi amici di sicura fede antifascista, si reca da loro, partecipa alle loro riunioni, viene incaricato di portare al Nord prezioso materiale clandestino, tra cui “L’Italia Libera” nell’edizione romana curata da Leone Ginzburg.

Raggiunta Torino, Biglieri si unisce ai più attivi antifascisti e si getta nella lotta

con grande passione e coraggio. Il Comitato Militare Regionale Piemontese affida al novarese il compito di mantenere il collegamento fra il Comitato stesso e il CLN di Novara e gli attribuisce inoltre il compito di “coordinatore militare”. Come ufficiale di collegamento, Biglieri ha sovente contatti con i membri del CLN Jacometti, Leopardi, Torelli (quest’ultimo sostituito poi da Borgna); come coordinatore militare ha frequenti

contatti con i comandanti delle formazioni partigiane garibaldine, autonome e matteottine che operano in città o in montagna, in Valsesia, nel Cusio, nell’Ossola e nel Verbano, oltre che con i più attivi organizzatori di aiuti alle formazioni armate (Ribaldi, Ferrarsi, Menotti, Somaglino, ecc,).

A Novara, Giulio Biglieri ha ancora i suoi vecchi amici e tra questi Ludovico Bertona (ottico, antifascista trucidato in Piazza V. Emanuele, ora Piazza Martiri, il 24 ottobre 1944), il prof. Piero Fornara (illustre pediatra, capo carismatico della resistenza novarese, Prefetto della Liberazione e deputato costituente), il pittore Sergio Bonfantini, che fa parte di una famiglia di antifascisti (il padre Giuseppe dopo la Liberazione è Presidente

dell’Amministrazione Provinciale, il fratello Felice muore nel campo di eliminazione di Dortmund, il fratello Corrado è il comandante della “Matteotti” nella lotta di Liberazione e deputato dopo la Liberazione, il fratello Mario professore universitario e scrittore, prende parte alla Lotta di Liberazione ed è fra i primi partigiani che entrano in Domodossola

Il Biglieri viene arrestato nuovamente a Novara nel febbraio del ’44, ma, come in precedenza, i fascisti non riescono a raccogliere prove sufficienti e dopo dodici

giorni di carcere lo rilasciano ma con una feroce reprimenda da parte del gerarca Dongo che lo diffida anche a lasciare Novara.

Marzo 1944: Corrado Bonfantini viene ferito dalla Polizia in piazza Carignano; trasportato all’Ospedale, pur essendo in gravi condizioni, riesce a fuggire.

Nel CMRP, il posto di Bonfantini, in rappresentanza del partito socialista, lo assume Piero Garlando, impiegato di banca; il Garlando viene arrestato il 27 marzo dalla

polizia fascista e sul suo taccuino

trovano i dati di nascita dei membri del CMRP e in particolare la data del 31 marzo e il luogo d’incontro (piazza Duomo) dei membri stessi; il prof. Fornara ricorda in un suo scritto che in questura, Piero Garlando “confessa ciò che sa, tra l’altro l’indirizzo di Biglieri”.

Nel pomeriggio dello stesso 27 marzo, Biglieri viene arrestato nell’alloggio di corso Belgio a Torino.

I primi mesi del 1944 sono drammatici per il CMRP: il Col. Ratti cade nelle mani dei fascisti il 9 gennaio; il maggiore Pezzetti è ucciso in febbraio; l’avv. Guglielminetti, democristiano, Ogliaro e Acciarini, socialisti, vengono catturati e deportati a Mauthausen

dove perdono la vita; Giachino Enrico (“Erik”), organizzatore delle SAP torinesi, viene catturato il 14 marzo; l’avv. Verdone, liberale, viene arrestato il 26 marzo e Quinto Bevilacqua, segretario della federazione socialista di Torino, segue la stessa sorte il 27 marzo, così come Girando e Leporati, ispettori del CMRP, e Montano, arrestati il 29 marzo.

L’Agenzia Stefani annuncia che il 31 marzo, nel Duomo di San Giovanni a Torino,

“a seguito di una brillante e rapida azione degli organi della Polizia Repubblicana”,

vengono arrestati il gen. Giuseppe Perotti, Silvio Geuna, Eusebio Giambone, Valdo Fusi, Cornelio Brusio, Paolo Braccini, Franco Balbis, Luigi Chignoli. È lo stesso Mussolini ad ordinare ai giudici del tribunale speciale un “processo esemplare e per direttissima”.

Il processo

Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato dà inizio al processo il 2 aprile. Il dibattito dura soli due giorni, il 2 e 3 aprile, nonostante gli interventi brillanti ed appassionati degli avvocati difensori e le scarse e di dubbio valore prove a carico, il Pubblico Ministero chiee, come da ordine di Mussolini che venga pronunciata “una sentenza implacabile, una sentenza che abbia l’effetto di scoraggiare pesantemente ogni futura attività cospirativa”.

E la sentenza è “implacabile” per otto imputati. Vengono “condannati a morte mediante fucilazione alla schiena”:

Perotti, Balbis, Bevilacqua, Biglieri, Braccini, Giachino, Giambone, Montano. Vengo-

no condannati all’ergastolo: Garlando, Geuna, Girando, Leporati.

Viene condannato a 2 anni di reclusione: Brusio. Vengono assolti per insufficienza di prove: Fusi e Chignoli.

Alle “Nuove” nella giornata del 4 aprile, Giulio Biglieri scrive alcune lettere (ai genitori, alle sorelle, agli amici); Valdo Fusi, ricordandole al prof. Fornara, osserva:

“Chi legga e rilegga le lettere dal carcere di Giulio Biglieri saprà trovarvi aiuti inestimabili alla propria vita spirituale”.

La sentenza di condanna a morte viene eseguita il 5 aprile 1944 al Poligono di Tiro del Martinetto.

È un’alba squallida, grigia; i condannati a morte debbono sopportare ancora alcune noiose formalità imposte dalla burocrazia. Sono le 7 quando i condannati vengono fatti sedere e legati.

Alle 7,30 il comandante del plotone d’esecuzione ordina: «puntate!».

Il gen. Perotti grida «Viva l’Italia libera»; il suo grido viene ripetuto dai sette compagni di lotta e di martirio.

Un missionario della Consolata che ha assistito, nelle ultime ore, i condannati a morte, testimonia del loro magnifico comportamento. Lo stesso missionario ricorda pure l’incapacità a sparare dimostrata dai militi della GNR tanto da costringerli a “parecchi colpi di grazia”.

Motivazione della Medaglia d’Argento

al V.M. al Capitano Giulio Biglieri

“Valoroso combattente e abile organizzatore della Resistenza. Catturato per tale attività e poi rilasciato con la clausola della vigilanza speciale, riprendeva la sua opera per la libertà. Arrestato con i membri del Comitato Militare del CVL piemontese, cadeva dinanzi al plotone di esecuzione con la fierezza del soldato che sa di morire per un superiore ideale”.

Torino, 8 settembre 1943 – 5 aprile 1944.

(Tratto dal sito dell’ANPI Provinciale

di Novara [www.novara.anpi.it]

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 22 febbraio 2017, in La Resistenza in Italia con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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