Edio Vallini I Giorni del castigo Aprile1945 ( Seconda Parte )

Edio Vallini

I Giorni del castigo

Aprile1945

Seconda parte

 

Organizzati o no la sopravvivenza degli uomini compromessi con il Regime era strettamente collegata al fatto di non cadere nelle mani delle brigate partigiane nei giorni immediatamente dopo l’insurrezione. Se venivano catturati dalle truppe alleate o dalla po­lizia, avevano molte pro­babilità di cavarsela a buon mercato anzi dì es­sere negli anni successivi ricollocati, dai tribunali democratici, ai posti che occupavano nello Stato o nelle aziende private prima del 25 Aprile , con il riconoscimento delle retribuzioni arre­trate.

Molti personaggi sulla cui correità con il fascismo, anche repubblicano, non v’è ombra di dubbio, si avvalsero ampiamente della clemenza dei giu­dici (si veda per tutti Va­lerio Borghese, il capo della X MAS). Non così fu per Achille Starace. Arrestato dalla 116a Bri­gata Garibaldi in un ap­partamento di Porta Tici­nese a Milano, il Segreta­rio del Partito Nazionale Fascista fu portato al co­mando della Brigata che aveva sede al Politecni­co. Dopo un rapido pro­cesso lo fucilarono il 29 aprile sul piazzale Lore­to.

Anche Roberto Farinacei; uno tra i gerarchi più tri­stemente famosi, ras di Cremona, venne cattura­to da una brigata partigiana ed ebbe quindi la stessa sorte. Si legge in una corrispondenza de Il Popolo del 28 aprile: « Farinacci catturato a Rovagnate in provincia di Como, dalla Brigata Fiume Adda, si trovava a bordo di una macchina germanica in compagnia di un maresciallo tedesco e di due donne. è stato accompagnato a Vimer­cate al Comando della Brigata. Presenti le fami­glie dei giovani patrioti uccisi recentemente ad Arcore, adunatasi tutta la popolazione, è stato fatto un sommario processo in seguito al quale veniva decretata la pena di mor­te. Farinacci ha chiesto ed ottenuto l’assistenza di un sacerdote. La fuci­lazione è avvenuta sta­mani alle 9.20 sulla piaz­za del Comune di Vimer­cate. »

Tra gli effetti personali di Farinacci – come informa li Popolo del 26 aprile -furono trovati centomila franchi svizzeri, una cifra enorme. Si apprese così che egli, prima della fu­ga, si era fatto consegna­re, da compiacenti diri­genti della Banca d’Italia, una ingente cifra che a­veva diviso con la moglie e l’amica assicurando in questo modo, a spese dello Stato, una vita agia­ta a tutti i suoi familiari. Per aver consegnato un’ ingente somma a Farinac­ci e ad altri fascisti quali Zerbino e Montagna, fu messo sotto inchiesta, senza però conseguen­ze pratiche, un direttore della Banca.

Ma la storia di quei gior­ni infuocati non è da scrivere solo seguendo le vicende note a tutti dei grandi nomi del Regime. Bisognerebbe, per avere un’idea precisa dell’am­piezza della punizione, conoscere il destino dei piccoli e medi uomini del fascismo. E assai difficile formulare un quadro complessivo che dia ga­ranzia di obbiettività. La pubblicistica posteriore è infatti, tranne in alcuni casi, approssimativa o fantasiosa.

Per avere uno sguardo d’ insieme è stato necessa­rio, quindi, trovare un punto di riferimento. Ab­biamo, per questo moti­vo, stralciato dai giornali editi a Milano le notizie pubblicate il 30 aprile 1945: « Don Calcagno, l’ex-direttore de La Cro­ciata Italica, sarebbe sta­to fucilato. » – « Nella vil­la Reale di Monza è stato giustiziato Gatti che era il terrore di tutta Mon­za » – « Dalla Tremezzi­na: Franco Colombo ca­po della Muti è stato cat­turato il 27 e fucilato il 30 a Lenno » – « Sette condanne a morte sono state pronunciate dal tri­bunale dei Popolo di Rho contro: Vittorio Bul­loni (presiedeva il tribu­nale straordinario di Ge­nova), Rodolfo Giovano-la, Remo Landoni, Pisoni, Antonio Rainaldi, Gio­vanni Romano, Cesare Tarlaschi, colpevoli di reato di assassinio prece­duto da sevizie e torture contro i patrioti » – « Sal­me all’obitorio non an­cora identificate: nelle sale dell’obitorio giaccio­no, a disposizione delle autorità, 140 salme, spe­cialmente di giovani, de­ceduti per colpi d’arma da fuoco e raccolti in questi giorni nei diversi punti della città. Molte non sono state identifica­te. »

Naturalmente va con­siderato che nel nord e­rano venuti tutti coloro che, nelle altri parti d’ Italia, avevano un passa­to da nascondere. La vo­lontà delle autorità uffi­ciali era però decisamen­te orientata a fermare o­gni arbitrio ed ogni vio­lenza. Il 1″ maggio viene emessa la seguente ordi­nanza prefettizia: « Il prefetto della provincia di Milano comunica: In virtù dei poteri conferi­timi dal Governo militare alleato per la Lombardia, ordino immediata so­spensione delle fucilazio­ni arbitrarie, disposte in seguito a procedimenti sommari da parte di for­mazioni di volontari o sedicenti tali. Tutti i giu­dicandi devono essere immediatamente conse­gnati alla Commissione di Giustizia presso il pa­lazzo di giustizia o alle carceri di S. Vittore a di­sposizione della commis­sione. Contro i trasgres­sori saranno presi dalle autorità e dal governo militare alleato, provve­dimenti di estrema seve­rità. Il presente ordine si riferisce in modo specia­le ai procedimenti som­mari legali in corso nella zona industriale di Sesto San Giovanni».

Anche per i sottintesi si­gnificati politici contenu­ti nella precisa indicazio­ne di Sesto San Giovanni, città operaia social-co­munista, come la località ove avvenivano i « pro­cessi sommari », l’affer­mazione prefettizia non mancò di suscitare po­lemiche. L’Unità, 2 mag­gio: « Giustizia di Popo­lo. A Sesto San Giovanni il C.L.N. respinge ferma­mente le insinuazioni tra­smesse dalla radio e pub­blicate dai giornali ten­denti a far pensare che nella sua giurisdizione si sia proceduto e si pro­ceda ad esecuzioni som­marie e ad atti contrari alle norme di giustizia e legalità. »

Nella unità della Resistenza si andavano or­mai delineando le diver­se matrici ideologiche e di classe. Infatti mentre gli arresti di gerarchi e gerarchetti proseguivano, non ebbe naturalmente alcun seguito il mandato di cattura emesso il 28 aprile dal commissario del Comitato di libera­zione Nazionale Alta I­talia per la Prefettura di Milano, Riccardo Lom­bardi, contro: Antonio Stefano Benni, l’ing. Gui­do Donegani, dott. Al­berto Pirelli, l’ing. Piero Puricelli, prof. Giuseppe Belluzzo, conte Giovan­ni Treccani degli Alfie­ri, ing. Agostino Rocca, avv. Giuseppe Bianchivi, comm. Franco Marinotti. Se, malgrado il decreto di Riccardo Lombardi, il C.I.N. non aveva abba­stanza forza per manda­re in cella ì grandi indu­striali che avevano avuto stretti legami con il fa­scismo, aveva però suffi­ciente autorità per far rinchiudere in prigione piccoli e grandi perso­naggi del Regime, ad e­sempio San Vittore car­cerava tra gli altri Teruz­zi, Ermanno Amicucci, ex-direttore del Corriere della Sera, l’ex-federale di Napoli Pellegrini, il «famigerato predicatore del fascismo » Padre Eu­sebio al secolo Zappa Terreni.

Un po’ ovunque in Ita­lia, particolarmente nel nord, si susseguivano con frequenza gli arresti di « collaborazionisti » e le denunce contro fa­scisti della prima e dell’ ultima ora. In questa si­tuazione era inevitabile che si inserissero ven­dette personali per vec­chi rancori che nulla a­vevano a che fare con la politica. Ma l’orienta­mento dei Comitati di Liberazione e del Corpo Volontari della Libertà apparve subito deciso a limitare il più possibile questo aspetto deteriore di faida.

A questo obiettivo ten­derà il comunicato che L’Unità del 6 maggio pubblicava con rilievo:

«Le denunzie vanno fir­mate o fatte di persona. E’ noto a tutti quale de­precabile uso facesse il cessato regime dell’arma vilissima della denunzia anonima, sempre o qua­si sempre ispirata ad i­stinti di vendette perso­nali. Tale uso spregevo­le, incoraggiato persino dalle autorità, deve es­sere senz’altro troncato. A tale uopo la Questu­ra di Milano avverte i cittadini che dai propri uffici non saranno prese in considerazione lettere o denunce anonime o con firma apocrifa ». Nonostante la presenza delle truppe di occupa­zione, nonostante le bri­gate partigiane fossero ancora in armi, la situa­zione nazionale si avvia­va rapidamente verso la normalità. La consegna delle armi e la smobilita­zione saranno tuttavia problemi spinosi che la nascente democrazia ita­liana dovrà presto affron­tare. (La consegna delle armi verrà prorogata sino al 19 maggio 1945, ma l’ obbligo di consegnare «anche i fucili da caccia » non sarà molto se­guito e ciò sarà oggetto di vivaci polemiche e di numerose azioni di poli­zia.)

Il 6 maggio, a dieci gior­ni dall’insurrezione, si annunciava il ritorno di Arturo Toscanini per ria­prire la Scala. Il Paese vivrà comunque ancora momenti difficili.

Le violenze non cesse­ranno completamente. A Milano, ad esempio, una serie di uccisioni a sfon­do politico, tra le quali quelle di Giuditta Tanzi, di Franco De Agazio, di­rettore e fondatore de li Meridiano d’Italia, dell’ ex generale della milizia Gatti e più tardi le ese­cuzioni ascritte alla Vo­lante rossa punteggeran­no la cronaca milanese mentre, nella cronaca giudiziaria, accanto ai processi ai fascisti che proseguiranno con alter­ne sentenze, si leggerà dei primi processi ai par­tigiani. « A Trieste, ieri 13 dicembre (1945) ha a­vuto inizio il processo a carico del noto coman­dante partigiano Renzo, al secolo Sauro Gnessi, per reati politici com­messi in questi ultimi

mesi. »

E’ decisamente il ritor­no alla normalità o alla « normalizzazione », se­condo le opinioni. « Tor­nare all’ordine stabilito da Dio », esorterà Pio XII in una enciclica dei 24 dicembre 1945 e l’or­dine, malgrado i molti turbamenti cui sarà og­getto (clamorosa fu l’oc­cupazione della prefet­tura di Milano da parte dei partigiani per ribel­lione alle forzate dimis­sioni che, nel novembre del ’47, Ettore Trojlo fu costretto a rassegnare), si instaurerà nel rispetto – come si raccomanderà il Papa nella enciclica cita­ta – della volontà della vera maggioranza, volon­tà che verrà espressa il 18 aprile dei 1948.

 

Edio Vallin

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Tratto da Storia Illustrata

La Repubblica di Salò

Arnoldo Mondadori Editore

Luglio 1974

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 10 maggio 2017, in La Repubblica di Salò con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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