Sergio Boscardin – Per l’uomo nuovo

Sergio Boscardin

Per l’uomo nuovo

Ovunque voi siate,
fratelli, amici,
in cielo o in tetra solitari
tra gJi uomini,
lasciate ch’io soffra con voi,
ch‘io pensi a voi
e pianga
nellanima mia e senta
cos[ piangere la vostra.
*
Lasciate ch’io sorrida
e veda
un’alba luminosa di speranze
sul vostro volto,
come intendo vederla in me.
*
Lasciatemi ascoltare
le vostre voci
così diverse e umane
come io pure sono uomo
e ascolto
la mia parlarvi oltre il linguaggio
che ci rende stranieri
e mortali.
*
Lasciate ch’io vi raggiunga
e ascolti in voi
la parola buona o l’angosciosa,
le speranze tradite
o la fede nell’Uomo
che fu ancora in noi tutti
incoronato
di terribili spine,
trafitto e straziato in ogni luogo
dove vi fu l’odio
e la tenebra.
lo e voi,
noi tutti, infine, oggi
come ieri
e più ancora domani,
guardiamo all’Uomo
ospite ignorato e avvinto
alla terra gemente e insanguinata,
risollevato dagli orrori
vivente in un germe
di speranze e ideali,
rigenerato
per ciò che in lui ha ucciso
lantica legge,
perché sia fatta libera la via
al divenire.
*
Fratelli, amici,
ascoltate la voce che in noi
parla sommessa
nel frastuono d’oggi
come in una tragica, furibonda
guerra di ieri;
ascoltate la voce che ci dona
la gioia bella
di sentire le nostre calde mani
in una ferma stretta,
i nostri occhi aperti
e chiari
guardarsi l’un l’altro e dire:
*
Ciò che tu vuoi
amico
io lo voglio
Per l’uomo nuovo
e non è menzogna d’una voce
anonima,
ma è chiarezza di pensieri
purità di cuori
benignità d’opere umane;
non v‘è più Germania
o Francia
od Inghilterra o Russia:
vi è soltanto l’Uomo
per l’uomo,
ed è in lui uno spirito grande
che risorge
dalle macerie della legge
fino alla gloria
che ci rende amici nell’amore,
non più servi dell’odio.
*
Ovunque voi siate
fratelli, amici,
lasciate ch’io vi parli
e la voce
dell ‘Uomo nuovo vi giunga
nelle sfere sublimi
dove il vostro dolore è sacro
pane di vita al Cosmo,
o sulla terra
dov’esso traccia come aratro al sole
i nuovi solchi
e non si volge al passato.
*
Questo io vi dico
e non sono più io che parlo,
bensì è lUomo in me.
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 30 maggio 2017, in Poesie di Libertà con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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