Giuseppe Bartoli – A CRESPINO

Giuseppe Bartoli

A CRESPINO
Vennero i giorni della primavera 

La terra si coprì d’allegria 
cantò tutti i colori del cielo 
andò a piangere sui seminati 
Nell’antica valle del Lamone 
fiorì il natale sacro dei ciliegi 
e le spighe in curva preghiera 
baciarono il rosso dei papaveri 
I campi non furono più tristi 
quando sopra sbocciarono gentili 
le rose selvatiche del maggio 
Nessuno parlava di morte 
fra le spine dei rossi lamponi 
Ma la morte era in ogni pietra 
nel filo dell’erbe e delle foglie 
La morte vagava lungo il fiume 
negli occhi delle bestie inquiete 
nel taglio affilato della scure 
E venne il giorno del martirio 
sull’inerme cuore contadino 
sulle mani rotte dal lavoro 
sulla vanga ancora impastata 
di buona terra e sacro sudore 
Quando i barbari furono pronti 
tacque il mormorio dell’acque 
e una nube scura salì al cielo 
a nascondere la rosa del sole 
Le mani strinsero altre mani 
Le parole e un pianto disperato 
narraron sogni e favole smarrite 
e negli occhi grandi delle madri 
si posò il bacio dei figli 
E l’ultimo pensiero andò lontano 
ai fuochi spenti alla terra arata 
all’oro reciso delle spighe 
e ai giorni senza più domani 
ai canti che si spegnevano 
a loro che salivano il Calvario 
e a noi, a noi, che siamo rimasti 
a cogliere i frutti d’una stagione 
nata da vittime innocenti 
Era l’intera valle delle Scalelle 
e dei castagni sacri a Campana 
che consumava l’ultima ora 
Non li chiamavano per nome 
per non spaccare la cesta dell’odio 
Un cenno, una spinta, un urlo 
e la morte li coglieva sul petto 
unendo il gemito di chi andava 
all’angoscia di chi attendeva 
Il campo diventò bara immensa 
nel tiepido meriggio estivo 
Noch ein! Noch ein! Noch ein! 
Ancora uno! Ancora uno! Ancora uno! 
E un colpo dopo l’altro 
rompeva il grido della carne viva 
e il sangue si fondeva in grumi 
nel rosario dei ceppi delle mani 
nella coppa umida della terra 
Quando il silenzio raccolse dai pendii 
l’ultimo colpo e l’ultimo grido 
– lontano - 
oltre la malinconia dei roveti 
un requiem di coralli accesi 
si scaldava al lume delle case 
e noi,, noi, quelli ancora vivi 
attendevamo un “nuovo” mattino

P.S. Questa poesia intende ricordare l’eccidio di 42 inermi contadini vittime della barbaria nazista a Crespino sul Lamone – Luglio 1944.
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 6 giugno 2017, in Poesie di Libertà con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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