Giuseppe Cordano – Dormo accanto a un cadavere

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Dormo accanto a un cadavere"

Trincerone Durer

Giuseppe Cordano racconta orrori, battesimo del fuoco, morti a Trincerone Durer, Folgaria (TN) il 11 ottobre 1915

È l’11 ottobre 1915: la brigata Milano e il 79° fanteria danno il cambio alla brigata Novara e al 2° bersaglieri sul fronte alpino, lungo la linea che corre da Tonezza all’altopiano dei Fiorentini, a Folgaria. Le battaglie per i trinceramenti austriaci di Pioverna Alta e Durer, sul Monte Coston, è costata, già nei mesi di agosto e settembre, ingenti perdite da una parte e dall’altra. Negli attacchi del 7 ottobre gli italiani lasciano sul campo oltre 2 mila morti. "Il sangue", scrive il soldato Cordano, "tinge la terra e le pietre".

11 – Verso le cinque del mattino si fa alt. Zaino a terra, nell’attesa mi corico ai piedi di un moncone d’albero. Nell’oscurità vedo disteso vicino un altro soldato.
Un odore acre si respira nell’aria, odore che da’ quasi le vertigini; non si riesce a capire da cosa dipenda.

Si soffre la sete perché la tensione nervosa e l’emozione ci dà un po’ di febbre e di paura. Si lecca la brina dalle foglie per terra e dai sassi.

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Sorge l’alba, chiamo il mio occasionale compagno ma mi accorgo che è morto. E’ un sergente del 79° Reggimento Fanteria, ucciso il giorno prima da una pallottola nemica di fucile.

Come benvenuto alla prima entrata in trincea non v’è male?! Il sole si fa vedere e ci fa vedere anche quello che ci circonda.

Giacciono ancora nella zona i corpi di soldati morti, del sangue tinge la terra e le pietre. Disseminati in un caos fucili abbandonati indumenti e materiale di equipaggiamento e viveri (pagnotte e scatolette di carne).

Triste avanzo, si capisce, di parecchi giorni di battagliare nel tentativo di dare l’assalto al famoso trincerone nemico che si chiana “Durer”.

Io e l’amico Massola ci guardiamo, siamo proprio in trincea, a ridosso di un promontorio roccioso che ci nasconde dal nemico.

Si cerca di trovare un adattamento, scaviamo una tana nel terreno e la si copre col telo a tenda, tanto da ripararsi da eventuali intemperie.

Intanto il cannone nemico ci manda a intervalli delle granate.

Rancio niente, si prende un poco d’acqua da una fossa fuori la trincea, un abbeveratoio di bestiame. Beviamo quella e basta.

In serata diamo il cambio al 79° Reggimento Fanteria.

Io e l’amico Silva siamo i primi a montare di vedetta in trincea. Durante la notte ci impressionano i primi razzi luminosi che lancia il nemico.

La notte passa abbastanza calma ma il freddo si fa pungente e la brina imbianca tutto.

12 – Verso mattina ci danno il cambio di sentinella, intanto piove e qualche granata nemica arriva a farci intendere che siamo in guerra e che siamo realmente in trincea.

Niente rancio. Si lavora a sistemare un po’ di ricovero.

Nella notte viene segnalata una pattuglia di soldati nemici che tenta di avvicinarsi alle nostre linee, così restiamo in allarme sino al mattino, ma niente sparare senza ordini precisi.

Traggo e Ringrazio

L’Espresso e Finegil editoriale con

l’Archivio diaristico nazionale

di Pieve Santo Stefano
LA GRANDE GUERRA 1914-1918
I diari raccontano

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 15 giugno 2017, in Ricordi della Grande Guerra 1915 - 1918 con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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