R. Finzi – Un canto inedito della Divina Commedia

Prima guerra mondiale

R. Finzi
Un canto inedito della Divina Commedia

Io vidi ed anco il sangue mi s’abbica
di gente una gran turba in quel girone
sozza d’ogni sozzura nova e antica
*
Chiesi a Virgilio: O Duca, esce persone
che si sconciati hanno cuore e budella,
per qual mai colpa sono in questo agone?
*
Ed egli a me, con ischietta favella:
d’ogni uman fallo, Dante, vedrai pena
pria che tu giunga in fondo a questa cella;
*
vedrai predon, falsari ed altra oscena
compagnia, traditori e barattieri
e violenti nella calda arena;
*
ma quanti ora tu vedi son più neri
di colpa che qual altro cittadino
di questa valle ove non è chi speri.
*
Qui piange suoi misfatti lo strozzino,
qui si strappa suoi visceri colui
che su nel mondo li strappò al vicino.
*
Subitamente vidi e certo fui
che giustizia divina facea strazio
qual si conviene a questi spirti bui.
*
Scorsi uno d’essi, che pareva sazio
d’ogni dolor, ficcar le dieci dita
nel ventre aperto come sacco al dazio,
*
ed a forza allargar quella ferita
e le budella rivoltar col gesto
del doganier che contrabbando addita.
*
Ed uno spírto di costui più mesto
il proprio cuore aveva portato a’ denti
e si il mordeva d’ogni intorno lesto.
*
Un terzo ancor, che gli occhi aveva ardenti
d’infame rabbia, con aguzzo sasso
faceva a brani i visceri pendenti.
*
Terribil vista! Io spinsi allora il passo,
ma Virgilio esortommi con amari accenti:
Osserva il nuovo contrappasso:
*
Costoro al mondo non ebbero altari
d’amor fraterno, e pane a’ lor fratelli
vendettero per oro a peso pari.
*
Luogo è lassù non cinto di castelli
ma di rete metallica, che ospizia
molti latini ed angeli son con elli,
*
Cazzenovo s’appella e la malizia
che qui in eterno pagherà lo scotto
là dentro visse e compì sua tristizia.
*
Tacque il Maestro, ed uno ch’aveva rotto
tutto il torace, fegato e budella
strappossí in ira di Virgilio al motto,

gridando con orribile favella:
Agli affamati ogni crosta conviene
e misi in borsa orioli, gemme anella!
*
Ed io gli dissi: Queste vostre pene,
strozzini abbietti, sono giusto scherno
al color del peccato che vi tiene

così sconciati in vostro duolo eterno.

Nota
Tratto da “Poesie dal fronte”
Oltre a dirigere il giornale del campo di internamento di Katzenau, ‘La Baracca il professor R. Finti teneva corsi di letteratura italiana per i prigionieri. Dotato di un certo senso dell’ironia, fondamentale per salvarsi nei momenti più difficili della vita – adattò la Divina Commedia alla situazione che vivevano i deportati all’interno lager, scrivendone un canto "aggiuntivo".
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 21 giugno 2017, in Poesie dal fronte con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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