Tristan Tzara (Romania) Spagna 1936

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Tristan Tzara
(Romania)
Spagna 1936

giovinezza dei passi nella cenere
il sole svela la tua sordità mattutina
quando il serpente vuole coltivare
le creste tannate di pelle e di latte
nelle lente fonderie di cristallo
*
il grido armato dell’inverno trafigge
la forza virile degli uccelli
*
piangete donne se ne avete cuore
i marinai proteggeranno il vostro pianto
*
ma dietro le linee di ferraglia
una schiarita di candido vino
la cui parola fluida soppesa il ritorno
dei corvi pesanti nelle brocche del mondo
la crudeltà delle funi
recate da mani nutrienti
e l’aria infaticabile inchiodata
alle campane con i trampoli dei morti
alti nel guizzo delle lampade
*
piangete donne se ne avete cuore
proteggeranno le vostre debolezze i marinai
*
c’è un paese attraccato al mare
è l’oro, sospeso alle taverne dì pesci
i sacchi gonfi di morte le arance
fanno scoppiare le strade laterali
i quadranti degli orologi ove il riso
delle donne è carnale e le più pure notti
precipitano nel pozzo dei capelli
il sole a fianco sul bilanciere
delle medaglie
*
ridete donne se ne avete cuore
giocano i marinaia chi muore vince
*
rossa è la terra di questo paese
ma gli uomini son della sostanza del ferro
visto dal vento scelto tra le foglie morte
il loro passato sigillato alle ali
corre per le vie sibila la morte
tra le fessure sciarpe di pioggia
da tutti i flauti da tutti gli sbagli
salgono a gregge i canti
come la morte nel sangue
di chi si è identificato per sempre nella notte
dopo aver ammesso la propria solitudine
*
piangete donne introvabili strade
i marinai con voi piangeranno
*
poiché cadono i lucchetti delle prue
la vita brilla davanti sopra i contrafforti
di pietre calcinate ed è la vita
che increspa le porte coni denti
vicino alle connessure della morte
che giace riconoscendo a fatica
la sua terribile fonte
*
fuggite donne verso sofferenze nuove
i marinai proteggeranno i neonati
*
e la vita che brilla davanti
il suo sguardo lotta con le scie delle foreste
quando il mare passa al largo delle braccia
che lo tengono avvinto come il suo avvenire
fondato nel fosforo l’erba intrecciata
dì dolci incrostazioni la sua luce infantile
la sua lingua mista di radici
ai grumi di ferro materassi materassi
ìl suo dolore stride sul vetro del fiume
cielo frastagliato pieno dì sonnolente amiche
terra battuta mai sottomessa
fervori tra moltitudini antiche e la fraternità
dei miti inappagati degli uomini rogo delle risate di domani
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 21 giugno 2017, in Spagna 1936 - 1939 Poesie con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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