Francesco Isola – Colpo di grazia -Disfatta di Caporetto

Francesco Isola

Colpo di grazia

Disfatta di Caporetto

Francesco Isola racconta combattimenti, bombardamenti, feriti, morti, orrori, nemici a Caporetto, Kobarid, Slovenia il ottobre 1917

Francesco Isola è si è arreso agli austriaci, ma non è ancora uscito dal cuore della battaglia che si è scatenata dopo la rottura del fronte a Caporetto. Le artiglierie italiane sparano ormai in maniera casuale sulla linea del fronte, facendo strage.

Un sibilo, un lampo, un fragore potente e una granata si squarciò proprio anche in mezzo a noi: quale strage di vite!
Tutti stesi a terra: chi ormai morto, chi ferito e chi, per grazia di Dio mezzo incolume, ma stordito, il muricciolo di una casa distrutta mi fece scudo dalle schegge, ancora una volta salvo.
Mi alzai barcollando, cercai uno scampo, un rifugio.
Il nemico era furente, ci perseguitava, ci faceva proseguire ininterrottamente e ad ogni costo.
Sorpassammo a valle, ma non seppi dove, la prima linea: quale tragica e commovente visione: cadaveri sparsi qua e là ; feriti agonizzanti senza soccorso, pozze di sangue già coagulato, la trincea irriconoscibile, i reticolati disseminati, armi infrante: ecco il quadro del dolore ove nessuna penna di scrittore avrebbe giammai rilevato l’immane realtà.
E  non meno tragici erano gli episodi umani.
Immaginatevi di vedere uscire da un rifugio un ferito nostro con il passo vacillante che appena appena si reggeva in piedi: una grossa ferita, uno squarcio profondo ha sul collo, gli sgorga il sangue copiosamente, non può più parlare, ha chiuso gli occhi, solo con le mani può invocare aiuto; non umana pietà ma solo odio di  guerra, spinse uno di quelli che ci scortavano, un nemico, ad avvicinare il ferito e senza alcuna pietà col calcio del fucile, lo gettò brutalmente a terra: cadde il ferito, s’udì un rantolo, forse l’ultimo, quello che gli perdonava tanto soffrire.
Ed a parecchi strazianti avvenimenti, ad altre scene di dolore e di sgomento fui ancora testimone e solo verso mezzogiorno uscii dal ciclopico flagello.

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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 27 giugno 2017, in Ricordi della Grande Guerra 1915 - 1918 con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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