Giuseppe Gioacchino Belli – Accusí và er monno

Giuseppe Gioacchino Belli
Accusí và er monno

Quanto sei bbono a stattene a ppijjà 1

perché er monno vô ccurre 2 pe l’ingiù:
che tte ne frega 3 a tté? llassel’annà:
tanto che speri? aritirallo sù?

Che tte preme la ggente che vvierà, 4

quanno a bbon conto sei crepato tu?
Oh ttira, fijjo mio, tira a ccampà,
e a ste cazzate 5 nun penzacce 6 ppiù.

Ma ppiú de Ggesucristo che ssudò

’na camiscia de sangue pe vvedé
de sarvà ttutti; eppoi che ne cacciò?

Pe cchi vvò vvive 7 l’anni de Novè

ciò 8 un zegreto sicuro, e tte lo dò:
lo ssciroppetto der dottor Me ne… 9

Roma, 14 novembre 1831 – Der medemo

1 Startene a pigliar pena. 2 Correre. 3 Che te ne cale. 4 Verrà. 5 Sciocchezze. 6 Non pensarci. 7 Vuol vivere. 8 Ci ho: ho. 9 Me ne buggero: non me ne incarico.
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Informazioni su toscano

Io Nato Io fui nel secolo passato, circa ventinovemilacinquecentosettantacinque giorni o giù di li Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi ailluminar lo mondo

Pubblicato il 9 dicembre 2017, in Poesie - Trilussa con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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