Paolo Monelli – Il giorno delle scelte

Paolo Monelli

Il giorno delle scelte

Badoglio convocò al Quiri­nale, alla presenza del re, il generale Ambrosio, i tre capi di stato maggiore, Roatta, Sandalli e De Courten, il ministro della Guerra Sorice, il generale Carboni, il maggiore Marchesi. Interven­nero anche Guariglia e il duca Acquarone. [..]

L’uno guardava l’altro e nessuno osava parlare. Qual­cuno guardava fuori dalle finestre, come per ascoltare se s’udisse l’improvviso rombo degli aerei nel cielo. Il re taceva. Allora prese a parlare il maggiore Marchesi. Spiegò che l’armistizio ormai era firmato, il re e il governo si erano irrevocabilmente impegnati. Ricordò che l’atteggiamento degli alleati verso I’ Italia poteva essere modifi­cato e reso più favorevole solo nella misura della nostra partecipazione alla lotta comune contro i tedeschi. [ ..]

Quando il maggiore Marchesi ebbe terminato di parlare ci fu un lunghissimo silenzio. Poi Guariglia disse che ogni discus­sione era ormai inutile e bisognava andare fino in fondo. il re, che non aveva detto una parola fino ad allora, si alzò e disse che la seduta era finita. Tutti uscirono, il solo Badoglio rimase ancora per qualche minuto con il sovrano. Poi uscì anche lui e disse che il re gli aveva dato facoltà di parlare alla radio. [ ..]

La famiglia reale arrivò al ministero della Guerra verso le otto, e fu condotta all’appartamento riservato per il mi­nistro in carica, una fila di camere e di salotti di diversis­simo stile, secondo i gusti dei vari abitatori; da un pezzo non ci abitava più nessuno, c’era odor di chiuso, aria di abbandono. [ ..]

Il re si sedette in una poltrona, contro il muro; la regina si se­dette accanto a lui, gli mise un braccio sulla spalla, con af­fetto e protezione. Calava la sera, ma nessuno pensò di ac­cendere la luce. Chi li aveva accompagnati dovette lasciarli per attendere agli altri ospiti. Rimasero così silenziosi, im­mobili, nella stanza che si oscurava. Due poveri vecchietti.

Paolo Monelli, «Roma 1943», Einaudi

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Articolo tratto dal Settimanale “Il Manifesto 1995

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