Stragi nazifasciste in Italia 1944 II°

ANNO 1944


SESTO S. GIOVANNI
(Milano)
Durante gli scioperi delle fabbriche nel 1944 vengono arrestati oltre 1.000 lavoratori. 700 di essi vengono deportati nei lager, 250 muoiono durante questa deportazione, 29 vengono fucilati per rappresaglia, 5 sono assassinati in carcere. Complessivamente questo paese ha dato oltre 3.000 giovani alle leve partigiane. Altissimo il numero dei caduti in combattimento.

Anno 1944
MARTINETTO DI TORINO
(Poligono di Tiro)
L’ala sinistra del Martinetto e il cortile detto del “Tiro alla pistola”, furono usati dai fascisti per le esecuzioni. I fucilati nel periodo della occupazione nazista furono 61 identificati, e precisamente: 32 operai, 7 studenti, 7 impiegati, 5 professionisti, 5 militari, 3 sacerdoti e 2 contadini. Oltre a questi, che comunque subirono una parvenza di processo, ne furono uccisi altri, ma di essi non si conosce né l’identità, né il numero esatto

Anno 1944
FORTE BRAVETTA
(Roma)
Durante il periodo fascista veniva usato per le condanne di fucilazione emesse dai Tribunali Speciali Fascisti. Non si conosce il numero esatto dei condannati. Nei nove mesi di Roma occupata furono eseguite 77 condanne a morte tra cui il sacerdote Don Giuseppe Morosini. Esecuzioni che durarono sino al 3/6/1 944.

10 gennaio
PEVERAGNO
(Cuneo)
In piena mattina, mentre il paese era affollato per il mercato settimanale, le SS irrompono nella piazza e aprono il fuoco sulla folla dei contadini, I caduti sono 29. Le case vengono poi incendiate e distrutte. Non si può trovare nessuna ragione plausibile per questo eccidio.

13 febbraio
MEGOLO – PIEVE VERGONTE
(Novara )
Alla fine di gennaio del ’44 i comandanti Garibaldini, per l’avanzare dell’inverno e la scarsità di munizioni nonché le notizie ricevute sulle consistenti avanguardie nazifasciste all’imbocco della Valstrona, decidono in una riunione svoltosi a Campello Monti con tutti i membri del CLN provinciale di ricongiungere tutte le forze partigiane a Megolo per preparare un piano di difesa.Il concentramento è fissato per Domenica 13 Febbraio ’44.Alle ore 6,30 del mattino contingenti forze nazifasciste attaccano il paese di Megolo, incendiando case, arrestando civili inermi.Le truppe partigiane rifugiate nella parte alta di Megolo esattamente a Cartavolo vengono allertate da un partigiano mattiniero, che per andarsi a lavare ad un rigagnolo lì vicino, aveva visto le case incendiare.Dopo un attimo di stupore i patrioti sono pronti a prendere le loro postazioni. In totale i partigiani saranno una cinquantina, con qualche fucile mitragliatore, una cassa di bombe a mano e pistole. Di fronte hanno una forza di 250 uomini ben armati.Nonostante la differenza degli eserciti in campo, quel gruppo di uomini coraggiosi e tenaci, costringe il cap.Simon – che coordina l’attacco antipartigiano – a chiedere rinforzi.Ad un certo punto il nemico agita stracci bianchi quasi volesse arrendersi. E’ un ignobile trucco ed i partigiani non abboccano anzi, contrattaccano dal centro e dalle ali. L’azione tempestiva ributta i nazisti oltre le prime case di Megolo.L’azione dei partigiani non solo crea confusione ma anche perdite da parte del nemico.I partigiani si ritirano nella postazione primitiva e propio in questa manovra, a colpi di mitra viene abbattuto il partigiano diciottenne Elio Toninelli.Ai nazifascisti arrivano rinforzi, la battaglia riprende aspra. Le cose si mettono al peggio, la mitragliatrice Breda che il giovane “Bartolo” ha fatto cantare così bene si inceppa e lui viene colpito a morte.Sono le 10,45 quando si indeboliscono le speranze, le munizioni cominciano a scarseggiare, Bassano Paolo, Antibo Carlo, Elio Toninelli, Marino Paolo e Bartolomeo Crea sono i primi cinque morti della battaglia di Megolo.Non appena i nazifascisti lasciano il paese, ha inizio la lunga processione di gente di Megolo: uomini, donne e giovinette salgono verso il luogo del Sacrificio e raggiungono il vecchio e grosso castagno.Vengono raccolte le salme di Beltroni, Di Dio, Carletti, Citterio,Toninelli, Creola, Pajetta e Clovena.I 12 caduti del 13 febbraio ’44 vengono composti e allineati in un cascinale confinante con l’Asilo, sono le ultime ore che le salme trascorreranno insieme.

Marzo
MONTALTO
(Frazione di Cessapalombo – Macerata)
In successivi giorni. “per dare l’esempio”, le “brigate nere” fucilarono 31giovani del luogo, sulla piazza principale. La frazione conta solo 300 abitanti.

10 marzo
MONCHIO
(Frazione di Palagano – Modena)
Paracadutisti della divisione di SS ” Herman Goering” massacrano nei modi più inauditi, spesso a colpi di baionetta, 130 civili di questa frazione di soli 800 abitanti. Si tratta della più terribile strage compiuta dai nazisti nell’Appennino modenese. Il motivo addotto è quello di terrorizzare la popolazione perché non aiuti in nessun modo i partigiani che sono sullo montagne. Dopo l’eccidio le case vengono tutto saccheggiate e bruciate. In realtà si ottiene l’effetto opposto: i superstiti divengono i maggiori collaboratori dei combattenti nella offensiva d’estate che porta alla libera Repubblica Partigiana di Montefionino.

20 marzo
CERVAROLO
(Frazione del Comune di Villa Minozzo – Reggio Emilia)
Paracadutisti della divisione di SS “Herman Goering”, al comando del capitano Hartwing, distruggono il paese dopo averlo interamente depredato e dopo aver massacrato donne e bambini. Gli uomini superstiti vengono ammassati in un cortile, denudati, lasciati per ore nella neve. Alla fine 27 di essi vengono fucilati.

22 marzo
CAMPO DI MARTE
(Tribunale Fascista di Firenze)
Per dare un esempio 5 giovani renitenti alla leva vengono fucilati davanti a reparti di reclute appositamente schierati. Questo tribunale fascista, presieduto dal generale Raffaele Berti, in solo due mesi, per la stessa ragione ha comminato 23 condanne a morte.

22 marzo
CESSAPALOMBO
(Macerata)
26 giovanissimi partigiani, tra i quali alcuni ragazzi di 15/16 anni, si arrendono alle “brigate nere” durante un rastrellamento in cambio della promessa di aver salva la vita. Vengono tutti immediatamente fucilati.

24 marzo
FOSSE ARDEATINE
(Roma)
Nel primo pomeriggio del 24 marzo, presso una cava di pozzolana sulla via Ardeatina, venivano segretamente trucidati dai nazifascisti comandati dal comandante Kappler 335 martiri di età compresa tra i 15 ed i 78 anni, di ogni professione, atei, cattolici ed ebrei. Pretesto dell’eccidio è stato l’attentato partigiano, avvenuto il giorno prima in via Rasella ai danni del battaglione Bozen, nel quale rimasero uccisi 33 soldati tedeschi; il comando germanico stabilì nella misura di 10 italiani per ogni tedesco caduto, il prezzo della vendetta su Roma Città Aperta.

28 marzo
MONTEMAGGIO
(in Vai d’Elsa – Siena)
Le “Brigate nere” catturano 17 giovani che non si erano presentati ai bandi di richiamo alle armi e, senza nessuna parvenza di processo, li fucilano in piazza, davanti alla popolazione radunata. Oltre ai 17 giovani trucidati, altri due, che avevano tentata la fuga, sono stati inseguiti ed uccisi. I Martiri, quindi, sono 19.

30 / 31 marzo
RANNE DI GRAGAGNO
(Gorizia)
Reparti della “Decima Mas” e un gruppo di SS sorprendono 23 ex militari italiani e disarmati, provenienti dal XIII Reggimento fanteria “Isonzo”, che si erano fermati per rifocillarsi. Solo 3 riescono a fuggire. L’unico ufficiale, un sottotenente, viene immediatamente impiccato con filo di ferro, I 22 soldati, uniti a 10 anziani del luogo, vengono trucidati a raffiche di mitra mentre, incolonnati, marciano verso la vicina Anhvo. Non è stata possibile alcuna identificazione dei Caduti.

3 aprile
CUMIANA
(Torino)
Per rappresaglia, dopo un breve combattimento con gruppi di partigiani, i tedeschi, non avendone catturato nessuno, si scagliano contro la popolazione del luogo. 58 cittadini che erano rimasti nelle loro case, vengono catturati, ammassati in un porcile e qui massacrati a colpi di mitra e di bombe a mano.

3 aprile
OPICINA
(Trieste)
Per rappresaglia, avendo la popolazione locale fornito viveri a una brigata partigiana, i tedeschi rastrellano 72 abitanti e li uccidono a raffiche di mitra, dopo averli divisi in gruppi di dieci.

6 / 7 aprile
MASSACRO DELLA “BENEDICTA”

Alla ” Benedicta “, antico convento trasformato in cascinale, situato sul Brio dell’Arpescella, a sud ovest del Tobbio (Appennino ligure piemontese),era sistemata l’intendenza della terza brigata “Garibaldi”. Questa era meta di molti giovani che, per sfuggire ai bandi di reclutamento e ai rastrellamenti, ingrossavano le file di due unità partigiane; la terza “Garibaldi” e la brigata autonoma “Alessandria”, Il 6aprile è deciso un radicale rastrellamento operato da truppe tedesche, con l’impiego di oltre 5000 uomini, artiglieri e aerei. La battaglia è cruenta e si conclude con la sconfitta delle truppe partigiane. All’alba del 7 aprile inizia la feroce rappresaglia sui prigionieri, 97 giovanissimi, privati di ogni effetto personale che potesse poi identificarli, sono fucilati nei pressi del Convento a gruppi di 5. Altri 78 vengono massacrati in varie località della zona e 149 sono deportati nei lager, da cui quasi nessuno farà ritorno.

7 aprile
CASTELDELCI
(Pesaro)
Le SS per rappresaglia, non avendo potuto catturare un gruppo di Partigiani, avvisati dalla popolazione e riparati in montagna, massacrano a Fragtheto (frazione di Casteldelci) 39 contadini, tra cui alcune donne e molti bambini. Tra questi anche un dodicenne chiuso in un busto di gesso per una frattura alla spina dorsale che, rimasto ferito, implora inutilmente di essere salvato. Nella strage viene sterminata l’intera famiglia Gabrielli, composta di 9 adulti e di un bambino di pochi mesi.

Aprile
LEONESSA

Cummulata, 5aprile 1944. É sera. Una fanatica delle SS per un accecante odio contro i compaesani, fa sterminare tutti gli uomini della piccola frazione. Trucidati 12 uomini.Leonessa, 7 aprile 1944, ore 15 di Venerdì Santo, Don Concezio Chiaretti, analogamente al Padre Pappagallo alle Ardeatine, Benedice morendo i compagni di sventura, che prima derubati e insultati, cadono a cinque a cinque sotto un solo colpo alla nuca sul Golgota di Leonessa. Poi le SS fuggono, schifati dal sangue innocente, che impregnando le loro divise, li ha penetrati fino all’anima. Trucidati 23 uomini. Poi altri caduti: 2 a Villa Gizzi; 2 a Villa Pulcini; 6 a Villa Carmine; 3 a Riovalle; 3 raggiunti a Rieti. Altri ancora trucidarono nei mesi seguenti e prima del Venerdì Santo, nella Valle Santa, a Rieti e nella Sabina.

13 aprile
PARTINA Dl BIBBIENA
(Arezzo)
Reparti di SS di passaggio distruggono totalmente il villaggio dopo averlo saccheggiato. Raccolgono poi tutti gli uomini validi e ne massacrano 29 a raffiche di mitra.

13 aprile
MOSCAIO Dl BIBBIENA
(Arezzo)
Accusati di aver simpatizzato con i partigiani, 8 abitanti vengono portati sulla piazza principale dalle SS, cosparsi di benzina e bruciati davanti a tutta la popolazione.

22 aprile
GUBBIO
(Perugia)
Prima di abbandonare la città, reparti di truppe tedesche, per pura ferocia, senza. alcuna giustificazione plausibile, massacrano 40 ostaggi a raffiche di mitra, dopo averli costretti a scavarsi la fossa.

24 aprile
SANTA LUCIA DI S. GIOVANNI VALDARNO
(Arezzo)
A San Giovanni Valdarno le donne non permettono ai militi della G.N.R. di uccidere tre partigiani catturati, I repubblichini, risaliti con i prigionieri sulla corriera, ripartono in fretta. Qualche ora dopo un giovane sacerdote don Forzoni riferirà che i militi della G.N.R. hanno fucilato i tre prigionieri nella vicina frazione di Santa Lucia.

27 aprile
RECOARO TERME
(Vicenza)
In seguito all’uccisione di un tedesco sorpreso a rubare, vengono interamente incendiate e distrutte le contrade di Carnale, Storti e Pace. Le case rase al suolo sono 70. Non è calcolabile il numero dei morti.

4 maggio
ARCEVIA
(Ancona)
A 64 chilometri da Ancona, su di una altura nota come Monte S. Angelo, avviene uno scontro tra truppe tedesche e pochi partigiani. Per rappresaglia i tedeschi si scagliano contro la popolazione inerme della zona circostante. Tutte le case vengono incendiate e in esse trovano la morte donne e bambini. Alla fine i massacrati sono 65.

5 maggio
MOMMIO E SESSALBO
(Frazione di Fivizzano – Massa)
La gran parte della Popolazione di Mommio, avvertita dai partigiani, abbandonò la Frazione, prima del rastrellamento nazista. Ma 6 abitanti vollero rimanere nelle loro case e furono fucilati dalla bruta soldataglia germanica. Nella vicina località di Sassalbo 16 abitanti di sesso maschile furono fucilati sulla piazza del paese, I superstiti delle due località, rientrati dai rifugi, spensero gli incendi, sotterrarono i loro congiunti sterminati e raggiunsero le formazioni partigiane sui monti.

9 maggio
CHESIO (Novara)
La sera dell’8 maggio, sei partigiani scendono dalla Loccia per effettuare le provviste a Chesio; devono risalire alle baite nelle prime ore del mattino seguente ma sono intercettati da un reparto fascista della “Tagliamento”.
Un partigiano,Elio Sanmarchi, rimane ucciso nella sparatoria altri suoi cinque compagni vengono feriti e catturati; vengono trascinati in un locale dell’osteria della borgata e sottoposti a torture: non parlano, non rivelano i nomi dei loro compagni, nè dove sono accampati.Accorre don Giacoletti, parroco di Chesio, che mette in atto ogni tentativo per salvare la vita a quei ragazzi, tanto giovani, già barbaramente torturati dai briganti neri. A nulla servono le accorate preghiere del Sacerdote che offre la propria vita in cambio della
loro.Dinanzi alla Chiesa della Madonna della Cravetta, nella piazzetta, don Giacoletti è costretto ad assistere all’eccidio dei giovani partigiani Bariselli Nardino, Bionda Enrico, D’Angelo Nicola, Morandi Rodolfo e Sozzi Giovanni.

9 maggio
FORNO
(Novara)
A Forno, in Valstrona, vi è un ospedaletto garibaldino. Reparti della ” Tagliamento ” nelle prime ore del 9 maggio del 1944 arrivano al piccolo ospedale, probabilmente guidati da spie.
Il dottor Vito Casalburo, che dirige l’ospedaletto partigiano, nella speranza che i fascisti, messi a conoscenza del fatto che nell’ospedaletto vi sono solo degenti e medici (in possesso di qualche rivoltella), desistano dal mettere in atto il loro piano di morte, esce allo scoperto e dichiara di arrendersi. Interviene pure don Giulio Zolla, prevosto di Forno, che, rivolgendosi all’ufficiale fascista, il tenente Filippi lo prega di risparmiare la vita ” a quei figlioli ” e gli ricorda che ovunque e in ogni tempo, il vero soldato ha il dovere di richiamarsi al senso di umanità. Il tenente Filippi risponde al Prevosto: ” Non vi sarà spargimento di sangue ” ma appena si allontana il parroco fa disporre medico, infermieri e partigiani feriti contro il muro con le mani legate e li fa mitragliare. nel tragico episodio perdono la vita nove persone: Casalburo Vito, Castaldi Gianni, Carrà Adriano, Comoli Luigino, De Micheli Bruno, De Micheli Piero, Godi Aurelio, Meneghini Gino, Meneghini Piero

19 maggio
COLLE DEL TURCHINO
(Genova)
Si tratta di un colle attraversato dall’omonimo passo dell’Appennino Ligure, che mette in comunicazione tra loro le valli del torrente Leiro (Riviera di Ponente) e quella della Stura, in provincia di Alessandria. È stato un luogo spesso usato dai tedeschi e dai fascisti per fucilare i prigionieri del carcere di Marassi (Genova) o cittadini catturati nelle vicinanze. Il 19 maggio 1944 sono qui portati 59 detenuti politici provenienti dai rastrellamenti della “Benedicta”. Su di una grande fossa vengono messe delle tavole e i prigionieri fatti passare su di esse a due a due. In quel momento vengono mitragliati e precipitano tutti nella Fossa Comune.

27 maggio
AGOSTA – Madonna della Pace

La mattina del 26 maggio 1944, le truppe naziste in ritirata dalla Valle dell’Aniene, a seguito dell’uccisione di uno dei loro, certamente avvenuta in conflitto con gruppi di partigiani, operanti nella zona dei Comuni di Canterano, Rocca Canterano Subiaco, Cervara di Roma e Agosta effettuavano un vasto e rapido rastrellamento nei campi e nei casolari.15 persone, fra le quali un uomo di 78 anni, furono raggruppate a 500 metri dalla frazione “Madonna della Pace” del Comune di Agosta, mitragliati e poi abbandonati, morti e agonizzanti, in un lago di sangue.

4 giugno
LA STORTA
(Borgata di Roma)
14 detenuti del carcere di Via Tasso appena abbandonato dai tedeschi in fuga, tutti torturati e fisicamente distrutti, vengono assassinati a colpi di mitra al quattordicesimo chilometro della Via Cassia. Tra i Martiri c’è il vecchio sindacalista Bruno Buozzi. Un secondo camion con altri 29 prigionieri che dovevano subire la stessa sorte, non è mai partito dal carcere, perché guasto.

7 giugno
VICOVARO
– Eccidio Pratarelle
La sera del 7 giugno 1944, gli abitanti di Vicovaro che ormai da tempo si erano rifugiati in località Pratarelle per sfuggire alle truppe naziste in ritirata, furono sorpresi dal presidio tedesco di Vicovaro che iniziarono ad incendiare le capanne e ad uccidere donne e bambini, I morti sono 30.

7 giugno
FILETTO
(L’Aquila)
In seguito al ritrovamento del cadavere di un soldato tedesco ucciso dai partigiani, un reparto della 114° divisione Alpenjëger, comandato dal capitano austriaco Matthias Deffregger si precipita sul paese, saccheggia le case e trascina oltre 200 pacifici abitanti a un chilometro, sulla via di Camarda.Dopo molte ore di attesa, a mezzanotte, con una mitragliatrice i nazisti cominciano a sparare sulla massa. La folla, con la forza della disperazione, si scaglia sui soldati e molti riescono a fuggire nei boschi. Sul terreno rimangono 17 cadaveri.

7 giugno
PREMIRIACCO
(Udine)
Per rappresaglia contro alcuni partigiani che operavano sulle montagne, vengono prelevati dal paese 22 giovani di cui, non si è mai saputo più nulla. L’intero abitato viene incendiato e in questo fuoco molti sono morti.

8 giugno
PIEVECCHIA
(Pontassieve – Firenze)
In una casa 2 soldati germanici stanno giocando a carte. Ad un tratto entrano alcuni partigiani e, non si sa perché, dal mitra di uno di loro parte una raffica che uccide uno dei nazisti, mentre il secondo riesce a fuggire. I partigiani abbandonano la casa. Dopo poco una formazione di SS invade Pievecchia e cattura tutti gli uomini della casa in cui si è svolto il fatto e cattura alcuni passanti. 14 uomini, tra cui un ragazzo di 15 anni, allineati lungo un muro, vengono falciati dalla mitraglia.

11 giugno
ONNA
(L’Aquila)
Le truppe tedesche in ritirata, avide di bottino, mettono a ferro e fuoco il piccolo paese e saccheggiano tutte le case. Chi tenta di resistere, soprattutto le donne che volevano difendere i pochi oggetti d’oro che possedevano, viene inesorabilmente massacrato. Sono uccisi così 16 paesani.

11 giugno
RECOARO TERME
(Vicenza)
In seguito ad azioni di guerra partigiana effettuate sulle montagne vicine, un reparto tedesco, per rappresaglia, uccide a raffiche di mitra tutti gli uomini validi della contrada Borra. I caduti sono 15.

14 e 15 giugno
CHIUSI DELLA VERNA
(Arezzo)
Sulla strada per la “Melosa”, alle ore 15 avviene uno scontro a fuoco tra una pattuglia di partigiani e militari nazisti che sono a bordo di una motocarrozzella. Un militare germanico rimane ucciso. Immediata la furibonda reazione nazista che, dopo aver occupata la località, inizia – con sadismo – la rappresaglia. Sono uccise dieci persone innocenti, tra le quali il Parroco di Chiusi della Verna ed una Suora di carità.

20 giugno
PIAN D’ALBERO
(Firenze)
La notte tra il 19 e 20giugno 1944 i nazisti attaccano una casa colonica in cui si trovano giovani partigiani. Ha inizio un furibondo scontro a fuoco. Nel ritirarsi i nazisti incendiano la cascina e si trascinano dietro 18 partigiani. Giunti vicino ad Incisa, scelgono un campo isolato, dove, lungo un viottolo, ci sono18 ulivi subito destinati a forche per i giovani partigiani.

20 giugno
FONDOTOCE
(Fraz. di Verbania – Novara)
Nel giugno del 1944 le formazioni partigiane della Valgrande sono sottoposte a rastrellamenti. Dopo lunga lotta 43 combattenti sono catturati, tra cui una donna incinta. Vengono sottoposti tutti a drammatiche torture e fatti camminare fino allo spasimo in fila di 3 attraverso Intra, Pallanza e Fondotoce dietro un grande cartello con scritto: “SONO QUESTI I LIBERATORI D’ITALIA? OPPURE SONO BANDITI?”. A sera i Martiri vengono tutti fucilati. Se ne salva uno solo rimasto ferito sotto il mucchio dei cadaveri.

22 giugno
LA BETTOLA
(Località di Vezzano – Reggio Emilia)
In seguito al tentativo fatto dai Partigiani di sabotare un ponte a qualche chilometro dal paese, le SS compiono un rastrellamento generale degli abitanti e massacrano 32 di essi, tra cui molte donne e bambini, prima mitragliandoli e quindi bruciandoli. Per ultimo viene gettato nel rogo un bambino di 18 mesi, ancora vivo.

26 e 27 giugno
AIUOLA
(Cortona – Arezzo)
Il 26 giugno tre soldati nazisti, con la minaccia delle armi, obbligano il Fattore della tenuta “Crocioni dell’Aiuola”, a consegnar loro una cavalla ed alcune botti di vino. Mentre stanno uscendo dalla fattoria i nazisti s’imbattono con una pattuglia partigiana ed ha luogo uno scontro a fuoco, che si conclude con l’uccisione di due germanici, mentre il terzo riesce a fuggire. Nella mattina del 27 giugno i nazisti ritornano nella località, uccidono alcune persone e, infine, fanno saltare con la dinamite la Fattoria e le case adiacenti. Undici uomini rastrellati vengono chiusi in una delle case coloniche destinate alla distruzione e periscono sotto le macerie.

28 giugno
RIVA DEL GARDA
(Trento)
11 partigiani cattolici della brigata “Fiamme Verdi”, comandati dal ten. della “Julia” Gasone Franchetti, sono catturati dalle SS. Subiscono le torture più atroci e quindi vengono tutti fucilati.

29 giugno
BUCINE
(Arezzo)
Senza alcun motivo plausibile i tedeschi in ritirata entrano nella frazione di S. Pancrazio e, circondano il Castello/Fattoria Pierangeli, in un grande scantinato riuniscono i 74 paesani. Dopo aver depredato le loro case, vengono tutti uccisi.

29 giugno
CETICA
(Fraz. S. Niccolò – Arezzo)
All’alba forze naziste occupano la Frazione di Cetica, ordinano alla popolazione di rimanere nelle rispettive abitazioni ed incendiano le case. Gli abitanti, per non morire bruciati vivi, tentano la fuga e 13 persone sono catturate e fucilate sul posto. Nel pomeriggio una formazione partigiana, inattesa dai nazisti, contrattacca il nemico, provocandogli scompiglio e gravi perdite. Nel cruento scontro anche undici Partigiani perdono la vita.

29 giugno
CIVITELLA IN VAL Dl CHIANA
(Arezzo)
Reparti di SS naziste, ai quali si sono aggregati gruppi di repubblichini circondano il paese ed imbracciate le armi iniziano la caccia all’uomo. Si uccide lungo le strade, nelle piazze, si sfondano gli usci delle abitazioni e gli uomini vengono uccisi anche nel loro letto. Vengono anche massacrati tutti i vecchi che si trovano al ricovero di mendicità e da mano a mano che la strage si compie, i fabbricati vengono dati alle fiamme. C’è anche la chiesa gremita per il giorno di festa; i nazisti la raggiungono e vi entrano di prepotenza catturano tutti gli uomini compreso il Parroco don Alcide Lazzari. A gruppi di cinque vengono uccisi con raffiche di mitraglia. In tutto 189 morti.

29 giugno
GUARDISTALLO
(Pisa)
La mattina del 29 giugno SS in ritirata si scontrano con formazioni partigiane della “Brigata Garibaldi” in località Brucia.I nazisti inferociti scatenano un vasto rastrellamento di civili.Ne trascinano una sessantina circa in una piccola valle vicina e li massacrano a gruppi di dieci persone per volta. seppellendo poi i Martiri in una fossa comune.

 

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