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Canto di Buchenwald

Canto di Buchenwald
Canto di riferimento: Buchenwald-Lied

All’alba, ma prima che il sole si levi,
le colonne vanno verso le fatiche della giornata
avanzando nel primo mattino.
E il bosco è nero e il cielo è rosso
e noi portiamo nella bisaccia un tozzo di pane
e nel cuore, nel cuore gli affanni.
*
O Buchenwald, non potrò mai dimenticarti,
perché sei il mio destino.
Solo chi può lasciarti è in grado di sapere
quanto meravigliosa sia la libertà!
O Buchenwald, non ci lamentiamo e non piangiamo:
quale che sia il nostro futuro
vogliamo comunque dire sì alla vita,
poiché verrà il giorno
in cui saremo liberi.
*
La notte è tanto corta ed il giorno tanto lungo,
ma risuona un canto che in patria si cantava:
così il nostro coraggio non viene meno.
Tieni il passo, compagno, e non perderti d’animo,
noi portiamo la volontà di vivere nel sangue
e nel cuore, nel cuore la fede!
*
O Buchenwald…

Il nostro sangue è caldo e la ragazza lontana,
ed il vento canta sommesso ed io le voglio tanto bene:
se mi restasse fedele!
Le pietre sono dure ma il nostro passo è fermo,
e portiamo con noi picconi e vanghe
e nel cuore, nel cuore l’amore!
*
O Buchenwald…
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I Lager tedeschi – Buchenwald

Buchenwald

 

Costituzione: 16 luglio 1937
Ubicazione: nelle vicinanze di Weimar

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Un comando di circa 300 deportati, provenienti dal disciolto campo di concentramento di Lichtenburg, presso Lipsia, eresse, con attrezzi primitivi ed insufficienti, le prime baracche del campo di Buchenwald, ricavando il legname dalla vicina foresta di Ettersberg, che fu a suo tempo prediletta da Goethe.
Nel settembre dello stesso anno Buchenwald ospitava 5.382 prigionieri, ma alla fine dello stesso mese questi erano già 8.634. Alla fine del dicembre 1943 le immatricolazioni indi cavano 37.319 presenze che salirono a 63.084 alla fine del dicembre 1944 ed a ben 80.436 verso la fine del marzo 1945, cioè pochi mesi prima della fine della guerra. In tutto pare che per Buchenwald siano transitate 230.000 persone. I morti accertati e registrati ammontano a 56.554. Come sempre queste cifre sono inesatte dato che anche in questo Lager avvennero esecuzioni sommarie delle quali non è rimasta alcuna traccia. Buchenwald è stato uno dei campi affidati alla cosiddetta autogestione da parte dei «triangoli verdi» cioè di delinquenti comuni. I prigionieri politici, contrassegnati dal «triangolo rosso» dopo aspre contese ebbero il sopravvento e poterono arginare il potere dei «verdi» che si esprimeva soprattutto in delazioni e in violenze nei confronti dei propri simili.
Buchenwald si distingueva dagli altri campi perché lì, più che mai, fu sperimentato ed applicato lo sterminio a mezzo del lavoro. La costruzione stessa del campo, delle strade e delle installazioni accessorie fu portato a termine a costo di un’ecatombe di deportati. Le cifre che si sono potute accertare di cono solo in parte la verità su questa vicenda.
Oltre alla costruzione del campo, i deportati furono utilizzati come manodopera nei 130 comandi esterni e sottocampi situati nelle vicinanze degli stabilimenti industriali d’ogni genere, ma prevalentemente orientati verso produzioni di interesse militare che, per ragioni varie, ma prima di tutto di convenienza economica, avevano accettato i vantaggiosi contratti d’appalto offerti loro dalle SS.
La presenza fra i deportati di numerosi dirigenti politici, in special modo del partito comunista, favorì i contatti fra i vari gruppi nazionali esprimendosi in una solidarietà grazie alla quale fu possibile aiutare i più deboli e perfino salvare da sicura morte, nascondendoli con ingegnosi accorgimenti, alcuni che gli aguzzini avevano condannato per motivi spesso futili.
A poco a poco si costituì e si sviluppò nel campo un movimento di resistenza che permise la costituzione di un comitato clandestino internazionale che riuscì addirittura a creare una propria organizzazione militare. Grazie al coraggioso contributo di deportati che lavoravano nelle officine e nelle fabbriche d’armi dei dintorni, fu possibile trafugare componenti di armi, che furono poi riassemblate di nascosto e che servirono come dotazione a vere e proprie formazioni destinate ad intervenire al momento opportuno.
L’occasione venne quando nei primi giorni dell’aprile 1945 le SS decisero di sgombrare il campo e fecero partire un primo convoglio di circa 28.000 deportati verso altri campi. Il comitato clandestino internazionale, a mezzo di una emittente che era stata costruita in gran segreto, si mise in contatto con le truppe americane che avanzavano nella zona, chiedendo immediato aiuto e nello stesso tempo ordinando l’insurrezione generale.
Quando gli alleati giunsero a Buchenwald, il campo era già stato liberato dagli stessi deportati ed il comitato internazionale ne gestiva la vita democraticamente. Era il 13 aprile 1945.

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Tratto da

ANED – Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti