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Ho Chi Minh – Diario dal carcere

Ho Chi Minh
Diario dal carcere

Dopo il dolore la gioia

Tutto cambia, è la legge,
la ruota gira gira
dopo la pioggia
il sereno.
In un attimo, il mondo
cambia l’umida veste
stende su diecimila lì
tappeti splendidi.
Dolce il sole
leggera la brezza
coro di passeri.
Uomini e bestie
si sentono come nuovi.
È la natura.
Dopo il dolore,
la gioia.

Fuori dal carcere 1

le nubi abbracciano i monti
i monti stringono le nubi.
Come uno specchio
che nulla offusca
il fiume scorre
con acqua limpida.
Sulla cresta dei monti
vento dell’ovest.
Io vado solo
col cuore che palpita
scrutando il cielo lontano
penso ai miei compagni.

Nota
1 Questa poesia fu il primo messaggio, scritto sul bordo di un giornale ci­nese, giunto nel Vietnam dopo i diciotto mesi di carcere di Ho Chi Minh in Cina: tutti lo credevano morto, e la gioia fu grande.

Ho Chi Minh -Diario dal carcere – Dopo quattro mesi

Ho Chi Minh
Diario dal carcere

Dopo quattro mesi

Un giorno di carcere
mille anni fuori"
questo antico proverbio
non è vana parola!
Quattro mesi inumani
in fondo a questo carcere
sono più di dieci anni
passati sul mio corpo
perché
quattro mesi di fame
quattro mesi d’insonnia
senza potersi lavare
senza potersi cambiare
di conseguenza:
un dente mi è caduto
molti capelli sono bianchi
nero magro affamato
pieno di sfoghi e di piaghe
fortunatamente:
sono paziente irremovibile
non indietreggio di un palmo
miserabile materialmente
moralmente incrollabile.

Verso Tien Pao

Per nove giorni di diluvio,
un solo giorno sereno.
‘triste signore del cielo,
quanto sei crudele!
Le scarpe a pezzi,
i piedi pieni di fango
si marcia senza sosta.
Si marcia a tutti i costi

Ho Chi Minh – Diario dal carcere -Proibito fumare

Ho Chi Minh
Diario dal carcere
Proibito fumare
Strettamente proibito
di fumare in prigione!
Il tuo tabacco
confiscato
finisce in tasca alla guardia.
E lui, naturalmente,
fuma come gli pare
mentre per te
fratello
son pronte le manette.
*
Stomaco in pena
Da mangiare, soltanto una ciotola
Di riso scotto
E lo, stomaco di turno
geme urla e brontola.
Riso per tre yuan
fa ,arrabbiare lo stomaco
i grani di riso sono cari
quanto le perle!
*
I giocatori
Ai giocatori, fuori
si dà caccia spietata
ma in prigione si gioca con tutta libertà.
Un rammarico solo
ha il giocatore in carcere:
di non essersi fatto arrestare
più presto!
Lo Stato non mantiene
il giocatore in carcere
affinché si ravveda
dal peccato del gioco:
il giocatore ricco fa festa
tutti i giorni;
quello povero, ahimè, geme
e sbava soltanto.

Ho Chi Minh – Diario dal carcere – Il sole

Ho Chi Minh
Diario dal carcere

Il sole
Il sole del mattino
penetra nelle celle
dissipando le nebbie
l’ombre i fumi.
Arriva dalla terra
l’aria vivificante
di nuovo cento visi
di prigionieri sorridono.
*
L’acqua

La razione dell’acqua
è di una mezza ciotola
per fare, a scelta,
le abluzioni o il tè.
Vi volete lavare?
Fate a meno del tè.
Volete un po’ di tè?
Non vi lavate affatto.
*
Amico, a Long Tsinen

Di giorno, le mie gambe
han galoppato come cavalli
la sera, dentro i ferri
come un pollo allo spiedo.
A tradimento, cimici e freddo
s’insinuano.
Infine arriva il giorno
al canto del rigogolo.

*
Regole carcerarie

Secondo la regola,
il prigioniero nuovo ,
deve dormire
accanto alla latrina.
Se volete riuscire
A dormire un po’
date e una mancia
senza l’aria.

Ho Chi Minh – Diario dal carcere III°

Ho Chi Minh

Diario dal carcere

Canto al tramonto

Al tramonto del sole,

terminata la ciotola

si sentono da ogni angolo

salire canti e musica.

La prigione di Tsing,

oscura e malinconica

si trasforma d’un tratto

in nobile accademia.

*

I ceppi

Come crudeli dèmoni

dalle fauci fameliche

tutte le sere i ceppi

mi afferrano le gambe.

Ingoia il piede destro

la lor gola bestiale

solo il piede sinistro resta

fuori a ballare.

Ho Chi Minh – Diario dal carcere II°

Ho Chi Minh

Diario dal carcere

L’arrivo a Tsing Si

In prigione, gli anziani accolgono

il nuovo venuto.

Nubi d’azzurro

inseguono le nubi

in tempesta.

Passano nubi erranti

nel grembo del cielo.

Un uomo libero resta

solo

in fondo alla cella.

*

Fame

Come pasto una ciotola

di riso rosso, miseria:

senza legumi, né sale,

nè l’acqua in cui bolle.

chi ha del cibo da fuori

può mangiare in prigione;

ma chi non ha nessuno

invoca padre e madre.

Ho Chi Minh – Diario dal carcere–L’arresto

Ho Chi Minh
Diario dal carcere

L’arresto
Ho scalato montagne,
superate le vette
le vie della pianura
son più dure a percorrere!
Le tigri, su pei monti,
non m’hanno mai assalito:
ma qui ho incontrato
un uomo ed ecco
che m’arresta.
Sono il rappresentante
di un Vietnam nuovo e libero
vo a visitare i capi
di un paese fratello.
L’oceano ha forse invaso
tutte le nostre terre?
Vedo che mi si onora
buttandomi in galera!
Io sono un uomo onesto,
dall’animo sereno
mi si sospetta d’essere
un cinese nemico!
Lo so che la mia vita
è piena di pericoli
viver la propria vita
è sempre più difficile.

*

La marcia

Cinquantatré chilometri
di marcia
un sol giorno
cappello, abito zuppo,

calzature a pezzi

in più senza sapere
dove si può dormire.
Accanto alle latrine
sto aspettando l’aurora.

Diario partigiano – Toscana

DIARIO PARTIGIANO

Sono le 16. È l’ora. La banda arriva. Ordini veloci, serrati, si susseguono. Ecco ora i mitraglieri: sempre in testa, silenziosa, é “Rosamunda” la più terribile delle armi in nostro possesso. Si inizia la marcia. Ognuno, a modo suo, canta. Ma, infine, una canzone predomina; la colonna si snoda fra le balze rocciose, fra i viottoli da capre, al canto di Rosamunda,

Rosamunda la mitraglia indiavolata…

Sono le 20, Siamo di nuovo a quota 800. “Rosamunda” tace. È contenta. Laggiù si vedono due punti che bruciano. “Rosamunda” ha acceso due nuove fiaccole ardenti sulle tombe dei nostri morti. Un canto si alza nella pallida notte lunare, mentre le fiamme guizzano ancora. Rosamunda, tu sei la vita per me più ne guardi, più ne ammazzi Rosamunda tu …

 

NOTE

Sono brani tratti da una cronaca, in forma di diario, stampata in 24° e conservata presso l’archivio della sezione provinciale dell’ANPI di Arezzo.

Nel testo é citato “Raul” come comandante, il che fa supporre che il testo sia stato scritto da un partigiano della formazione autonoma del Raggruppamento Bande esterne, quello appunto di Raul.

Dal diario di Emanuele Artom,

Dal diario di Emanuele Artom,
partigiano ucciso nel 1944
Con il camion venne su un prigioniero, scovato in un gabinetto pubblico. L’ho visto scendere, cupo, piccolo, silenzioso, avvilito, legato fra due soldati. E’ un essere abietto che stamane si alzò, senza pensare che era l’ultima volta, con lo scopo di braccare dei giovani che non vogliono combattere contro l’Italia, ma mi turba l’idea che possa venire ucciso. Come sono contento di non averlo catturato io ! Pensando alla sua possibile fine, l’avrei lasciato fuggire. Uccidere in battaglia, ma non a sangue freddo. Forse non ha nessuna colpa vera di essere chi è, perché la vita è un terribile mistero : chi distrugge un mistero senza averlo prima conosciuto ? […] Un partigiano mi racconta la morte del prigioniero quindici giorni fa. Quando lo conducono sul posto dell’esecuzione, chiede di fumare una sigaretta. Gliele danno, ma siccome cerca di finirla il più adagio che può, lo fanno smettere a metà. Il condannato si rivolge a un compaesano pregandolo di salutargli la moglie, e quello risponde : “Sei pazzo se credi che faccia un piacere a un mascalzone come te”.

Ecco come la guerra rende gli uomini…

Dal diario di Emanuele Artom

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Dal diario di Emanuele Artom, partigiano ucciso nel 1944

Con il camion venne su un prigioniero, scovato in un gabinetto pubblico. L’ho visto scendere, cupo, piccolo, silenzioso, avvilito, legato fra due soldati. E’ un essere abietto che stamane si alzò, senza pensare che era l’ultima volta, con lo scopo di braccare dei giovani che non vogliono combattere contro l’Italia, ma mi turba l’idea che possa venire ucciso. Come sono contento di non averlo catturato io ! Pensando alla sua possibile fine, l’avrei lasciato fuggire. Uccidere in battaglia, ma non a sangue freddo. Forse non
ha nessuna colpa vera di essere chi è, perché la vita è un terribile mistero : chi distrugge un mistero senza averlo prima conosciuto ? […] Un partigiano mi racconta la morte del prigioniero quindici giorni fa. Quando lo conducono sul posto dell’esecuzione, chiede di fumare una sigaretta. Gliele danno, ma siccome cerca di finirla il più adagio che può, lo fanno smettere a metà. Il condannato si rivolge a un compaesano pregandolo di salutargli la moglie, e quello risponde : “Sei pazzo se credi che faccia un piacere a un mascalzone come te”.
Ecco come la guerra rende gli uomini.