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Giordano Campagnolo – Il lardo di Rumor

Il lardo di Rumor Giordano Campagnolo

. Gennaio 1945. Gli arresti e le deportazioni con il rigore Invernale erano aumentati. I partigiani, specie coloro che svolgevano il pericoloso lavoro di città, erano esposti più di ogni altro a tale evenienza. Il 9 gennaio fece l’ingresso nel salone di Palazzo Giusti l’avvocato Giacomo Rumor, equipaggiato come noi non avevamo mai visto nessuno. Egli infatti, saggiamente, prevedendo il suo arresto, si era preparato scarponi, paltò pesante, sciarpa e un bel sacchetto di cibarie, tra cui un bel pezzo di lardo. Nel gran salone una trentina di affamati occhieggiarono il sacchetto, ma solo uno (una canaglia!) ebbe il coraggio o la sfrontatezza di avvicinarsi e trafugare iI pezzo di lardo, che oi spartì con i colleghi vicentini. Nel frattempo Rumor veniva interrogato e regolarmente bastonato dagli sgherri di Carità. Rientrando nel salone pesto e dolorante, con gli occhi che gli uscivano dalle orbite, riuscì chiaro a tutti che la pestata era stata molto severa, e l’autore del furto ne fu profondamente scosso. Dopo un certo tempo, Rumor, per lenire un po’ il dolore, apri Il sacchetto e, scoperto il furto, se ne lamentò con Faccio e Gallo che stavano ancora pulendosi la bocca dal lardo mangiato. E Gallo, con quel suo inimitabile sorriso mefistofe1ico, forbendosi accuratamente le labbra e i baffetti alla Menjou, gli espresse la propria indignazione con le parole acconce che solo lui in quel momento sapeva adoperare: «Cosa vuole, avvocato, questi comunisti! ~ Inutile aggiungere che l’autore del furto, col tempo, si confessò all’avvocato Rumor, che appunto per questo diventò uno dei suoi più cari amici.

Tratto da

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Ritorno A Palazzo Giusti

Testimonianze Dei Prigionieri Di Carità A Padova (1944-45)

A Cura Di Taina Dogo Baricolo

La Nuova Italia Firenze

Edizione 1972