Archivi Blog

La Banda Carità – Le nostre donne – Giordano Campagnolo

Le nostre donne di Giordano Campagnolo
Le staffette partigiane, queste capaci, silenziose, ubbidienti nostre collaboratrici, hanno dovuto anche loro pagare lo scotto per conquistare la libertà, passando parecchio tempo nelle celle di Palazzo Giusti, ospiti di Carità e della sua banda criminale. Anche a loro furono inflitte torture, frustate, sevizie di . ogni genere. Ed è con quell’amaro ricordo che qui voglio rammentare qualcuna delle molte che furono nostre compagne di galera. A riprova della volontà popolare di lottare contro la tirannia, è significativo notare che le donne imprigionate rappresentavano, e ben degnamente -direi, tutti i ceti sociali, e se in maggioranza erano laureate, studentesse, professioniste ecc., ciò era dovuto al fatto che Palazzo Giusti era la prigione riservata ai più compromessi nella lotta partigiana, in quanto gli elementi che componevano la banda Carità erano al diretto servizio del Reparto investigativo delle SS in Italia. Vi erano infatti rinchiusi: il CLN regionale veneto al completo, gran parte dei CLN provinciali di Venezia, Padova, Vicenza e Rovigo, nonché membri dei vari comandi militari provinciali. In più vi erano ex deputati, professori universitari, medici, sacerdoti, ingegneri, avvocati, ragionieri, commercianti, artigiani, operai ecc. Insomma tutte le classi sociali erano qui rappresentate. Sarebbe bello poter ricordare tutte, una per una, le nostre partigiane, e chiedo scusa alle ~ non citate, che sanno però di essere sempre vive nel mio cuore e nel mio pensiero.

Le care e simpatiche Berion, sempre sorridenti e fiduciose malgrado la batosta subita (tutta la famiglia incarcerala e i loro beni sequestrati e divisi tra i repubblichini). Taina Baricolo che scendeva lo scalone con « un incedere da regina» (è di mia sorella il paragone), e che a me invece dava l’impressione di una moderna monna Lisa. Ciò non toglie che molti di noi devono molto al suo atteggiamento che infondeva fiducia e coraggio a chi aveva la fortuna di vederla e a coloro che ne avevano sentito elogiare il comportamento. La cara Maria Fiorotto sempre in pena per il suo professar Palmieri e che mi ossessionava con l’insistente richiesta di sue notizie. E Maria Lana, anche lei in pensiero per Quartesan. Erminia Gecchele di Zanè (Vicenza), cosi crudelmente torturata da ispirare a Egidio Meneghetti .. La partigiana nuda»; chiunque nel rileggere questa poesia rivede il dramma che si svolge e sente un nodo stringere la gola. In quei versi si mescolano pietà e fierezza insieme: essi sono il più alto omaggio della Scienza e della Cultura al coraggio della povera operaia. Ida D’Este, veneziana, torturata, spogliata, frustata a sangue e schernita da cinque ceffi toscani, alla quale però la fede . non venne mai meno, e che con l’alterigia di una dogaressa rispondeva alle parolacce rivoltele: .. Anche cosi, mi sento come la Madonna …Ed essi non osarono oltre! Ultime, ricordo Nella Bordin, sempre con i capelli alla Cleopatra, con la frangetta, cosi carina e composta pur nel dolore comune e nelle privazioni; Elvia Maria Levi, consapevole che, a causa del suo nome e per l’attività svolta, il destino non le sarebbe stato benigno; invece il caso volle che potessimo tornare vivi dal campo di concentramento di Bolzano (ora essa dedica la sua scienza alla cura dei minorati psichici); Albertina Caveggion, vicentina, cresciuta (si fa per dire) alla nostra scuola. Una bambina sembrava, tanto che gli sgherri di Carità non le davano peso. Quanto si ingannavano! Sotto quei lineamenti minuti si nascondeva una volontà di ferro e una decisione irrevocabile per la causa cui si era votata. Tutte, comunque, malgrado la fame e le torture subite, si comportarono magnificamente. Sono degne di essere menzionate e noi siamo fieri di quelle che con rispettoso affetto abbiamo sempre chiamato ~ le nostre donne », «le nostre sorelle ».

Tratto da

RITORNO A PALAZZO GIUSTI
TESTIMONIANZE DEI PRIGIONIERI DI CARITÀ A PADOVA (1944-45)
A cura di Taina Dogo Baricolo
La Nuova Italia Firenze
Edizione 1972