Giuliano Pajetta – Campi della morte

Giuliano Pajetta
CAMPI DELLA MORTE
NELLA GERMANIA NAZISTA
Riproduciamo qui i dieci articoli che Giuliano Pajetta
scrisse per il quotidiano “l’Unità” e che furono pubblicati
a partire dal 22 agosto 1945
Maggio 1945. Liberazione di Mauthausen
Giuliano Pajetta nacque a Torino nel 1915 da famiglia di professionisti piemontesi.
Fu il più giovane iscritto alla Federazione Giovanile Comunista d’Italia negli anni più bui della dittatura fascista.
A 15 anni fu arrestato per il lavoro clandestino che svolgeva nell’organizzazione. Scelse di fare il rivoluzionario di professione e nel novembre del 1931 fu a Parigi. Nel ’32 partì per Mosca alla scoperta dell’U.R.S.S. Fece ritorno in Francia nel ’34, e per due anni fu dirigente della organizzazione dei giovani comunisti italiani emigrati.
Alla fine del 1936 fu combattente antifascista in Spagna, come collaboratore e segretario di Luigi Longo. Partecipò alla vittoria di Guadalajara. Ferito a Brunete, restò in Spagna fino al tragico epilogo della guerra. Passò quindi in Francia, dove continuò l’attività per il Partito Comunista dirigendo l’Associazione dei Giovani Italiani emigrati. Internato nell’autunno del ’39 nel campo del “Vernet”, fu successivamente trasferito, con l’aiuto del Partito, in quello di “Les Milles”, dal quale era più facile evadere e da cui effettivamente evase.
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Luigi Longo e Giuliano Pajetta (ultimo a destra) in Spagna
Dal ’41–’42 si dedicò nella piena clandestinità alla riorganizzazione dei gruppi comunisti dispersi nel Sud della Francia. Nel maggio 1942 fu arrestato a Cannes. Per due anni fu in carcere ad Aix en Provence. Nel febbraio del ’44, con l’aiuto dei Maquis francesi, riuscì a fuggire e fino al mese di giugno rimase con i partigiani francesi.
Rientrato in Italia, fu a Milano presso il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, a contatto con Parri e Longo, dimostrandosi uno dei più tenaci cospiratori antinazifascisti.
Fu ispettore delle Brigate Garibaldi della Lombardia.
Il 27 ottobre 1944, a soli 29 anni, venne arrestato a Milano dalle S.S. e inviato al campo di Mauthausen. Durante il trasferimento tentò la fuga gettandosi dall’auto, ma le S.S. spararono e riuscirono a riprenderlo. Picchiato a sangue per cinque giorni, rinchiuso in un sotterraneo, venne infine trasferito al campo della morte di Mauthausen in Austria, a 20 chilometri da Linz.
Qui l’organizzazione clandestina internazionale, riconosciuto in lui il garibaldino di Spagna, il Maquis francese e il partigiano italiano, si prodigò per salvarlo da morte sicura.
Tra coloro che maggiormente lo aiutarono pare ci fosse l’ebreo cecoslovacco, militante comunista e combattente di Spagna, Arthur London, dalla cui vicenda il regista Costa– Gavras trasse il film La confessione. Alla fine del conflitto London diventò Sottosegretario al Ministero degli Esteri del suo paese. Arrestato nel 1951 e accusato di cospirazione contro lo Stato dalla fazione stalinista del Partito comunista ceco, fu sottoposto a torture psichiche e fisiche che finirono per fargli confessare colpe inesistenti. Solo nel 1956, dopo la denuncia dei crimini di Stalin, London fu riabilitato.
Il forte spirito di iniziativa di Giuliano Pajetta e la sua conoscenza delle lingue, ben cinque, gli permisero di inserirsi nei servizi clandestini del campo. Riuscì così a salvare la vita a numerosi patrioti italiani e stranieri, tra i quali don Andrea Gaggero. Divenne responsabile e dirigente degli Italiani organizzati clandestinamente e loro rappresentante nel Comitato internazionale. Il 5 maggio 1945, quando giunse la notizia della liberazione, questi internati assunsero la direzione organizzativa del campo.

Giunto a Milano in condizioni fisiche precarie, Giuliano Pajetta non si risparmiò e volle subito riprendere l’attività politica, andando a dirigere il Fronte della Gioventù, organizzazione dei giovani comunisti.

Giuliano Pajetta si è spento a Livorno il 15 agosto 1988 all’età di 73 anni. La sua morte ha suscitato profondo cordoglio fra i democratici di tutto il mondo e in tutte le associazione degli emigrati italiani all’estero.

Armando Addona
Segretario FILEF Reggio Emilia

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