Archivio mensile:febbraio 2015

Anonimo – A solo diciott’anni

A solo diciott’anni
un caro giovinetto
senti per tanti affanni
battergli un cuore in petto
Tanti compagni esso infiammò
divenne capo pieno d’ardor
Bello diritto impavido
pronto contro il nemico
tremavano i fascisti
soltanto al nome “Licio”
Per la sua patria tutto l’amor
per l’ideale tutto 1’ardor
Amava i suoi compagni
di rischio e di avventura
da essi ricambiato
perché senza paura
La nostra Italia vuol liberar
da questa setta di criminal
Per romper la colonna
di quest’eroe già fiero
con diabolica astuzia
fu fatto prigioniero
Ed i furfanti lo portan là
ma il nostro eroe non vuol parlar
Allora nel nemico
comincia il gran fermento
e toccan della mamma
il grande sentimento
E il nostro martire si accasciò
sol quando mamma si rammentò
Poi riprese il coraggio
rivide il morto babbo
e disse al genitore
son pronto al tuo viaggio
Te lo prometto e lo farò
i miei compagni non tradirò
Allora nel nemico
comincia la gran rabbia
cominciano a gridare
lo porteremo a Talla
Dove il suo covo s’annida là
la gran lezione si deve dar
Fu il ventisei di maggio
nel fare del mattino
che a Talla fu commesso
questo vile assassinio
Ma lui sereno si confessò
chiamò la mamma e poi cascò
Gentaccia vile e infame
indegna e disonesta
saziate le tue brame
volevi far la festa
Ma un innocente che di chiesa scappò
con Licio in cielo se ne volò
O trema Sorrentino
che l’ordisti il misfatto
é sempre più vicino
il giorno del riscatto
Ed il suo mitra risparerà
su te canaglia senza pietà
E voi cari compagni
e amici che restate
la verità di Licio
da forti propagate
E anche da morto vi guiderà
il nome “Licio” trionferà

Canti partigiani come documento – Provincia di Arezzo

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Anonimo – O Istria cara (rossa una stella)

Anonimo

O Istria cara (rossa una stella)
o Istria cara
oppressa e insanguinata,
anche la vita
ti abbiamo noi donata.
*
prendi il fucile
e vattene alla guerra,
scaccia il nemico,
redimi la tua terra
*
avanti uniti,
croati ed italiani,
nella certezza
di un piu’ bel domani.
*
alla vittoria
il popolo avanza unito,
perche’ lo guida
il maresciallo Tito.
*
i nostri occhi
son fissi alla vittoria:
noi inizieremo
la nostra nuova storia
*
la’ sul Quarnaro c’e’ fiume
che in ansia attende
il partigiano
che in armi la difende.
*
vile tedesco,
scappa ben lontano,
arriva il quarto
battaglione italiano.
*
*rossa una stella
sbocciata e’ come un fiore
nel cielo bianco
del nostro tricolore.*
*
cane fascista,
che servi gli oppressori,
per te saranno
presto gran dolori!

*

Salvatore Quasimodo AI FRATELLI CERVI, ALLA LORO ITALIA

Salvatore Quasimodo

AI FRATELLI CERVI, ALLA LORO ITALIA

In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
in sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pieta’, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra e’ bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.

Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.

Nella notte dolcissima Polifemo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo e’ sempre ardente.

Anche qui dividono in sogni la natura,
vestono la morte e ridono i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime.
Nel mio cuore fini’ la loro storia
quando caddero gli alberi e le mura
tra furie e lamenti fraterni nella citta’ lombarda.

Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa e’ una lettera d’amore
alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi
non alle sette stelle dell’Orsa: ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati filosofi poeti
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore, la morte, in una fossa di nebbia appena fonda.

Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.

Gesuino Manca – Lettera di un condannato a morte

Gesuino Manca

Lettera di un condannato a morte 

Mia carissima moglie, oggi sono stato condannato a morte.!
lo del male non ne ho fatto a nessuno; se qualcuno crede che io gliene abbia fatto, mi perdoni. lo ho sempre sperato e pregato il Signore, e anche tu pregalo per me. Prega Dio che la nostra bambina cresca buona e sana e che ricordi sempre il suo papà che le voleva tanto bene come alla sua mamma, alla nonna e a tutti i familiari.
Fides  mia carissima, quando ti sarà possibile, farai sapere ai miei cari il mio destino.
lo muoio giovane, ma nella serenità del Signore, rassegnato, contento e sereno,
Tieni conto di questa mia lettera fino all’ultimo respiro della tua vita,
Quando ti sarà possibile, portami un mazzo di fiori ed io ti sarò presente e risentirò la tua cara voce,
Mando, in questo momento estremo particolarmente a te e alla piccola una moltitudine di baci, grandi come la terra e il mare.
Addio Fides, fatti coraggio, tuo per sempre
Gesuino.
PS, Tutti i compagni di Cavassano seguono la stessa mia sorte,
(da: Lettere di condannati della. Resistenza Italiana )

Salvatore Quasimodo – Epigrafe per i Caduti di Marzabotto

Salvatore Quasimodo

Epigrafe per i Caduti di Marzabotto

Questa e’ memoria di sangue
di fuoco, di martirio,
del piu’ vile sterminio di popolo
voluto dai nazisti di von Kesserling
e dai loro soldati di ventura
dell’ultima servitu’ di Salo’
per ritorcere azioni di guerra partigiana.

I milleottocentotrenta dell’altipiano
fucilati e arsi
da oscura cronaca contadina e operaia
entrano nella storia del mondo
col nome di Marzabotto.
Terribile e giusta la loro gloria:
indica ai potenti le leggi del diritto
il civile consenso
per governare anche il cuore dell’uomo,
non chiede compianto o ira
onore invece di libere armi
davanti alle montagne e alle selve
dove il Lupo e la sua brigata
piegarono piu’ volte
i nemici della liberta’.

La loro morte copre uno spazio immenso,
in esso uomini d’ogni terra
non dimenticano Marzabotto
il suo feroce evo
di barbarie contemporanea.

Salvatore Quasimodo – Milano, agosto 1943

Salvatore Quasimodo
Milano, agosto 1943
Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la citta’ e’ morta.

 E’ morta: s’e’ udito l’ultimo rombo

sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
e’ caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno piu’ sete.
Non toccate i morti, cosi’ rossi, cosi’ gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la citta’ e’ morta, e’ morta.

Anonimo – Canto prigioniero

Anonimo
Canto prigioniero
Abbiam cantato tanghi
e melodie
come anteguerra
si ballò il fox trot
canti d’amore
di gioia e nostalgia
cullando il capo
nostro si sognò
Ma con la guerra
niente più canzoni
della serena
nostra gioventù
canta fanciulla
un altro motivetto
filo spinato in lager
notte e dì
*
Tango da schiavi
mentre l’aguzzino frusta
tango da schiavi
chiusi ad Auschwitz
dentro il   lager
Punte d’acciaio
di guardiani di bestie
Oh invoca libertà
ed il tempo della gioia
*
Qui il Negro prende
svelto il suo mandolino
una canzon si mette a strimpellar
Con lui l’Inglese
canta col parigino
Il Trio Tristezza
allor li chiamerem
Anche il Polacco
prende il suo clarino
di melodia
tutto ci riempie qua
Il canto accende
di desiderio i cuori
Che ancora mancan
della libertà.

Giuseppe Ungaretti – Sono una creatura

Giuseppe Ungaretti

Sono una creatura
Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo

Edgard Lee Masters – La collina

Edgard Lee Masters
La collina

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
*
Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
*
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felicie?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.
*
Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag –
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.
*
Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
*
Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
*
Dov’è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all’amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.

Fabrizio De Andrè – La ballata dell’eroe

Fabrizio De Andrè
La ballata dell’eroe

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vendere cara la pelle.

*

E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria.

*

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.