Archivi categoria: Poesie di Libertà

Giuseppe Ungaretti – San Martino del Carso

Giuseppe Ungaretti

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato
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Beppe Clerici e Daysi Lumini – Torna da una guerra un soldato

Beppe Clerici e Daysi Lumini

Torna da una guerra un soldato

Torna da in guerra un soldato oggidì
Torna da in guerra un soldato oggidì
È senza scarpe e malvestì
Dove vieni soldato oggidì

Signora torno dalla guerra oggidì
Signora torno dalla guerra oggidì
Portate un po’ di quel buon vi
Per il soldato che ritorna oggidì

E quel soldà si mette a bere oggidì
E quel soldà si mette a bere oggidì
Si mette a bere e a cantar
E la ostessa sospirar oggidì

Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
A farvi sospira cos’è?
È forse il vino dato a me oggidì

Non è quel vino a darmi pena oggidì
Non è quel vino a darmi pena oggidì
Ma il mio marito che è partì
E voi gli somigliare tanto oggidì

Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
Ditemi un po’ o bella ostessa oggidì
Da lui aveste tre figliol
E son ben quattro a dirvi mamma oggidì

False notizie ho avuto fino a oggidì
False notizie ho avuto fino a oggidì
Che era morto il mio marì
E in moglie a un altro mi ritrovo oggidì

Il vino in lacrime si cambia oggidì
Il vino in lacrime si cambia oggidì
Vuota il bicchiere bel solda
Non dice grazie e se ne va

http://www.antiwarsongs.org/categoria.php?id=117&lang=it

Beppe Clerici e Daysi Lumini – Perchè quei cannoni?

Beppe Clerici e Daysi Lumini

Perchè quei cannoni?

"Perché, perché quei cannoni che fanno tanto rumore?
Perché, perché quei cannoni?"
"Per fare la guerra bambino!"

"Perché, perché quelle guerre così numerose?
Perché, perché quelle guerre"
"Per far marciare le officine!"

"Perché, perché quelle officine che non servono a niente?
Perché, perché quelle officine?"
"Per dar lavoro alla gente"

"Perché, perché quel lavoro, duro e faticoso?
Perché, perché quel lavoro?"
"Per guadagnare danaro!"

"Perché, perché quel danaro è così importante?
Perché, perché quel danaro"
"Per comperare i cannoni!"

"Perché, perché quei cannoni che ci costan tanto?
Perché, perché quei cannoni?"
"Per fare la guerra, bambino!

http://www.antiwarsongs.org/categoria.php?id=117&lang=it

Derek Walcott – Tempo verrà

Derek Walcott

Tempo verrà

Tempo verrà in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Renzo Pezzani – Milite Ignoto

 

Renzo Pezzani
Milite Ignoto

 

Fratello senza nome e senza volto,
da una verde trincea t’han dissepolto.
Dormivi un sonno quieto di bambino.
Un colpo aveva distrutto il tuo piastrino.
Eri soltanto un fante della guerra,
muto perchè t’imbavagliò la terra.
Ora dormi in un’urna di granito
sempre di lauro fresco rinverdito.
E le madri che più non han veduto
tornare il figlio come te caduto,
nè sanno dove l’abbiano sepolto,
ti chiamano e rimangono in ascolto
se mai la voce ti donasse Iddio
O mamma il figlio tuo son io!

George Forestier – Oltre il confine

George Forestier
Oltre il confine
Padre e madre:
La France et l’Allemagne
vite e abete
nel mio sangue congiunti.

Attraverso il cuore
brucia il putrido confine
attraverso il cuore
vanno Senna e Reno.

Passo per gli anni
di campi martoriati,
ponti saltati
piangono nel vento.

Chi caccia gli avvoltoi
dalla siepe dei miei sogni ?
Chi chiude le ferite
nella neve innocente?

Io guardo
nelle tempie aperte del cielo.
Assaporo il sale
nelle voci della notte.

Chi toglie ai miei morti
la brina delle spine?
Chi spiana dalla fronte
delle tombe il terrore?

Amatissima terra
padre e madre
perché solo la morte,
forca e nostalgia,
perché solo la morte
vi unirà?

Gabriella Mistral – Lutto (Cile)

Gabriela Mistral
Cile
Lutto

In una notte spuntò dal mio petto,
salì, crebbe la pianta di lutto,
urtò le ossa, aprì le carni,
la sua cima raggiunse il mio capo.

Nel tempo che dura una notte
cadde il mio sole, sparì il mio giorno,
la mia carne si fece fumo
che un bimbo taglia con la mano.

Il colore sfuggì alle mie vesti,
svanirono il bianco, l’azzurro,
e al mattino mi trovai
ch’ero un pino di faville.

Vedono andare un pino di fumo,
m’odono dietro il mio fumo parlare
e saran stanchi di amarmi,
di vivere e di mangiare
sotto un triangolo oscuro
ingannevole e crocefisso
che non getta più la resina
e non ha radici e germogli.
Un solo colore nelle stagioni,
nient’altro che un fianco di fumo
e mai un grappolo di pigne
per fare il fuoco, la cena e la gioia.

Boris Pasternak – Così si comincia

Boris Pasternak

Così si comincia

Così si comincia. Verso i due anni
ci si strappa alla balia per le tenebre delle melodie,
si cinguetta, si fischia, le parole
compaiono verso il terzo anno.
*
Così si comincia a capire.
E nel fragore di una turbìna in moto
ti sembra che tua madre non sia tua madre,
che tu non sia tu, la casa un paese straniero.
*
Che può fare la terribile bellezza,
seduta su una panca di serenella,
se non realmente rubare bambini?
Così hanno origine i sospetti.
*
Così maturano le paure. Come potrà consentire
a una stella di superare il suo limite
lui che è un Faust, lui che è fantasioso?
Così cominciano gli zingari.
*
Così si schiudono librandosi in aria
sopra le siepi, dove dovrebbero stare le case,
mari improvvisi come un sospiro.
Così cominceranno i giambi.
*
Così le notti estive, cadute bocconi
fra le avene supplicando: avvèrati,
minacciano l’aurora con la tua pupilla.
Così si attacca lite con il sole:
*
Così si comincia a vivere di versi.

Cornelis Vreeswijk. Blues per Victor Jara

Cornelis Vreeswijk.

Blues per Victor Jara

Ecco qui un uomo senza fede, senza speranza
e senza patria
e vuole dar la mano a un uomo senza corpo
e senza la mano destra
non hai più le mani, Víctor Jara,
giaci là nella madre terra
e dicono che è una menzogna, Víctor Jara,
ma io dico che è un assassinio
*
Qui si parla molto del festival delle donne
oppure si va in terapia
e se la tua disperazione può definirsi primaria
allora si garantisce che sei libero
col tuo socialismo in castigo in un angolo, Víctor Jara,
come un idiota balbettante
e dicono che è una menzogna, Víctor Jara,
ma io dico che è tutt’altro
*
Qui si coltivano orchidee, fratello mio,
e fa scalpore con grande enfasi
e si cantano banalità riverberate, fratello mio,
e una bambola di plastica canta di basso
manipolano in mille modi, Víctor Jara,
lo fanno apposta, con successo e con zelo
e ritengono che questo è giusto, Víctor Jara,
invece io ritengo che è merda
*
Una meringa messa lì dallo stato, compadre,
si lagna nell’alto de’ cieli,
è un burattino dell’alta borghesia, compadre,
e un incredibile parvenu
e forse bisogna pigliarla così, Víctor Jara,
oppure farsi una pennichella,
ma loro affermano che va bene, Víctor Jara,
però io non lo penso affatto
*
Presente, sí! E io continuo a lottare
nella mia immaginazione,
anche se spesso mi sembra di vedere il fungone
davanti a me, o dietro di me
e intanto ho solo voglia di vomitare, Víctor Jara,
senza interruzione per due settimane,
e loro pensano che dovrei andarmene, Víctor Jara,
però io penso di restare qui.

GABRIELA MISTRAL (Cile,) Al popolo ebreo

GABRIELA MISTRAL
(Cile,)

Al popolo ebreo
(Stragi di Polonia)
Razza giudea, carne di dolori,
razza giudea, fiume di amarezza;
come i cieli e la terra, dura e ancora
cresce la tua foresta di clamori.
*
Non t’hanno mai lasciato seccare le ferite;
non t’hanno mai lasciato all’ombra riposarti,
né strizzare o cambiare la tua benda
più arrossata di ogni rosa.
*
Il mondo si è cullato coi tuoi gemiti,
con le fibre ha giocato del tuo pianto.
I solchi del tuo viso che amo tanto
sono piaghe di monte assai profonde.
*
Le donne cullano tremando il figlio,
sega il covone l’uomo con tremore.
Si conficcò nel tuo sognare l’incubo,
la tua sola parola è «miserere»!
*
Razza giudea, e ancora hai cuore e voce
di miele, per lodare i lari tuoi
e recitare il Cantico dei Cantici
con lingua, labbro e cuore disfatti.
*
Nella tua donna ancora va Maria.
Sul tuo volto è il profilo di Cristo;
sui declivi di Sion lo hanno visto
chiamarti invano, quando il giorno muore…
*
Il tuo dolore in Dimas contemplava
ed Egli disse a Dimas quella immensa parola
e per ungergli i piedi cerca la treccia
di Maddalena e la trova insanguinata!
*
Razza giudea, carne di dolori,
razza giudea, fiume di amarezza:
come i cieli e la terra dura e cresce
la vasta tua foresta di clamori!