Ungheria Lettere di condannati a morte

 

Ungheria Lettere di condannati a morte

Sono Caduti per la “Libertà”

Con il nome della “Patria sulle labbra

E “Bandito” sul cartello al collo dell’impiccato

Un computo anche approssimativo delle perdite in vite umane subite dall’antifascismo ungherese nel corso della seconda guerra mondiale non è ancora stato compiuto. Si può solo indicare che esse furono dell’ordine di grandezza di diverse migliaia di persone.

Le prime vittime furono, nei mesi dopo il settembre 1939, allogeni condannati da tribunali militari. Nel periodo fra la dichiarazione di guerra all’U.R.S.S. e l’occupazione tedesca dell’U., si hanno le prime condanne a morte di esponenti politici, cioè quelle di Z. Schoenherz e del cittadino sovietico O. Borkaniuk (di cui vengono qui pubblicate le Lettere) e una terza per un atto di sabotaggio compiuto nella città di Gyar; furono inoltre giustiziati senza processo Ferenc Rozsa, direttore del « Szabad Nep» ( Popolo Libero », organo del Partito Comunista Ungherese) e Karoly Rezi, attivista comunista. Nello stesso periodo sorgono o si rafforzano le organizzazioni fasciste e filofasciste, le quali hanno spesso tribunali propri e nell’insieme svolgono, con i tribunali militari, un’azione di grande rilievo sia diretta sia, dopo l’occupazione tedesca dell’U., al servizio della Gestapo. Vanno ricordati: i due partiti delle « Croci Frecciate» (il « Rinnovamento Ungherese» e il Partito Nazionalsocialista Ungherese), la Federazione dei Camerati del Fronte Orientale, il Volksdeutsche Bewegung (che operava tra gli allogeni tedeschi), le organizzazioni giovanili (la Federazione dell’Unione degli Avanguardisti « Levente», la Federazione degli Esploratori, il « Campo Giovanile Antibolscevico»), le organizzazioni della reazione clericale (il Partito Cristiano Unito, il Sindacato Cristiano-Sociale, il « Campo Cristiano Femminile», 1′« Organizzazione Professionale», la « Classe Operaia delle Comunità Ecclesiastiche»), ecc.

Il periodo in cui avvenne il maggior numero di uccisioni fu quello successivo al colpo di stato di Szalasy; funzionò allora la cosiddetta « Corte Nazionale delle Responsabilità», ma gran parte delle uccisioni avvenne con procedura d’emergenza o senza alcuna sentenza, sui luoghi della cattura e nelle pubbliche vie. Le vittime, in numero di alcune migliaia, furono in prevalenza esponenti e attivisti del movimento operaio, in numero piu limitato esponenti di altri movimenti di resistenza. Fra le esecuzioni capitali di militari resistenti va ricordata quella del generale Janos Kiss, del colonnello Jena Nagy e del capitano di Stato Maggiore Vilmos Tarcsay, decapitati dalle « Croci Frecciate».

Anche il numero dei deportati dai tedeschi in campo di concentramento non è stato sinora calcolato. Esiguo è il numero di quelli che hanno potuto fare ritorno. In deportazione sono stati assassinati altri esponenti del movimento operaio ungherese, quali Gyula Vulich, segretario della « Commissione Giovanile Nazionale»(che era stato arrestato nel 1940 e condannato a otto anni di carcere) e Ilona Vamos, dirigente dell’organizzazione ungherese del « Soccorso Rosso». La persecuzione dei militanti di sinistra si manifestò inoltre, a partire dal 1942, con la loro mobilitazione nelle compagnie di punizione, adibite a lavori forzati nelle zone più pericolose del fronte (dette « patiboli mobili»); anche dalle compagnie di punizione furono pochi quelli che poterono fare ritorno.

Sia da parte tedesca che da parte dei fascisti ungheresi si hanno numerosi casi di fucilazione di ostaggi.

Quanto alle persecuzioni razziali, secondo il « Comitato d’inchiesta anglo-americano per l’ebraismo europeo e la Palestina» (Losanna 1946), furono uccisi 200 mila ebrei ungheresi (confini 1941); secondo il REITLlNGER, op. cit., 180 mila

 Questi scritti si riferiscono al tempo

della compilazione del libro 1954

 

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