Archivio mensile:settembre 2015

(J. Esser – W. Langhoff – R. Goguel – Die moorsoldaten

(J. Esser – W. Langhoff – R. Goguel –

Die moorsoldaten

(I soldati della palude)
*

Canto del lager di Esterwegen

*

(Fin dove lo sguardo può giungere
non si vede che brughiera e palude
non un uccello canta qui attorno
soltanto qualche quercia povera e spoglia

*

Siamo i soldati della palude
marciamo con le vanghe
nel fango!

*

In questa brughiera deserta
sorge il lager abbandonato
dove noi lontani dalla libertà
siamo ammassati dietro ai reticolati

*

Siamo i soldati della palude
marciamo con le vanghe
nel fango!

*

La mattina andiamo in colonna
nella palude dove lavoriamo
Scaviamo nella calura del sole
e parlare di casa non ha senso

*

Siamo i soldati della palude
marciamo con le vanghe
nel fango!)

*

Fosco è il cielo sul lividore
di palude senza fin
tutto intorno è già morto o muore
per dar vita agli aguzzin

Sul suolo desolato
a ritmo disperato
zappiam!

*

una rete spinosa serra
il deserto in cui moriam
non un fiore su questa terra
non un trillo in cielo audiam

*

Sul suolo desolato
a ritmo disperato
zappiam!

*

Suon di passi di spari e schianti
sentinelle notte e dì
colpi grida lamenti pianti
e la forca a chi fuggì

*

Sul suolo desolato
a ritmo disperato
zappiam!

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Antonio Machado Il delitto avvenne a Granada

Antonio Machado
Il delitto avvenne a Granada
a Federico Garcia Lorca
I
Il delitto
Fu visto, camminando tra fucili,
in una lunga strada,
uscire ai freddi campi,
ancora con le stelle del mattino.
Uccisero Federico
quando la luce spuntava.
Il plotone dei carnefici
non osò guardargli la faccia;
Tutti chiusero gli occhi; mormoravano:
neppure Dio ti salva!
Cadde morto Federico
sangue alla fronte e piombo alle viscere
…Sappiate che fu a Granada il delitto
povera Granada! -, nella sua Granada…
.l
Il Poeta e la Morte
Fu visto camminare con Lei solo,
non temendo la falce.
Fu visto camminare…
Di pietra e sogno, amici, fabbricate
un tumulo al poeta nell’Alambra,
sopra una fonte dove l’acqua pianga
e dica eternamente: nella sua
Granada fu il delitto, lì in Granada!
Federico Garcia Lorca, il poeta della Spagna libera, fu ucciso dai franchisti con atto di inutile crudeltà. La sua morte, rievocata con commozione e con sdegno da un altro grande poeta a lui contemporaneo, viene trasfigurata poeticamente e vista come l’ultima compagna, da sempre presenti.

Alfred Edward Housman Epitaffio per un esercito mercenario

Alfred Edward Housman

Epitaffio per un esercito mercenario

Questi, nel giorno che i cieli caddero,
l’ora in cui le fondamenta della terra cedettero
seguirono la loro vocazione mercenaria
ebbero il loro soldo e sono morti.
*
Con queste spalle tennero sospeso il cielo;
stettero, e le fondamenta della terra stanno
ciò che Dio abbandonò, essi difesero,
e salvarono ogni cosa per la paga.

Agostino Neto – Il massacro di San Tomè

Agostino Neto
(Poeta Angolano)
Il massacro di San Tome,

"È successo quando l’Atlantico
restituiva i cadaveri
ora dopo ora
Avvolti nei fiori bianchi delle onde
e nell’odio incontrollato delle fiere
per il sangue rappreso della morte
*
Le spiagge si riempivano di corvi e di sciacalli
voracemente affamati di carni a brandelli
sulla sabbia
Della terra bruciata dal terrore di secoli
in catene
Il paese che si diceva verde
Quel paese che i bambini chiamano ancora verde speranza
*
È successo quando i corpi i corpi s’imbevevano nel mare
di vergogna e di sale
Nelle acque sanguinanti di desideri
E di debolezza
*
Fu allora che, negli occhi infocati,
ora il sangue,
ora la vita,
ora la morte
Abbiamo trionfalmente sepolto i nostri morti
E sulle tombe
Abbiamo reso onore al sacrificio degli uomini,
Per l’amore,
Per l’armonia,
*
Per la nostra libertà
Anche davanti alla morte
ora per ora
Nelle acque insanguinate
Anche nelle piccole sconfitte
subite per la vittoria
per noi la verde terra di San Tome
Sarà anche l’Isola dell’amore"

Aldo Benvenuto

La Loro vita per la nostra Libertà

Aldo Benvenuto

Nato a La Spezia il 19 settembre 1919, fucilato a Riccò del Golfo (la Spezia) l’11 aprile 1945, carpentiere.

Partigiano combattente nelle formazioni "Giustizia e Libertà". Durante la Guerra di liberazione prese parte ai combattimenti dell’agosto 1944 e del gennaio 1945 nella zona di Zeri (Apuania), e a quello dell’ottobre 1944 nella zona di Calice in Cornoviglio (La Spezia). Catturato nel febbraio del 1945, durante uno scontro con reparti della Divisione repubblichina "Monterosa", Benvenuto fu incarcerato per due mesi. I fascisti lo fucilarono per rappresaglia, a Ponte Graveglia di Riccò del Golfo, insieme a Roberto De Martin, Roberto Fusco, Dante Gnetti e Paolo Perozzo.

Agenore Dolli

La Loro vita per la nostra Libertà

Agenore Dolli

Nato a Montecatini Val di Nievole (Pistoia) il 31 ottobre 1900, caduto sull’Appennino tosco-emiliano il 31 maggio 1944, operaio meccanico.

Giovane socialista, nel 1921 aderì al Partito comunista a Viareggio, dove lavorava e dove, fino al 1923, fu attivo nelle lotte politiche della Versilia. Emigrato in Argentina, trovò lavoro a Buenos Aires come tipografo. Nella capitale argentina Dolli divenne segretario della Sezione dei comunisti italiani ivi costituita e nel 1928, quando lui stesso fondò l’Alleanza antifascista, ne assunse la segreteria. Nel 1933, espulso dall’Argentina per la sua attività politica, il comunista versiliese si stabilì in Francia e qui, con lo pseudonimo di "Catena", divenne funzionario del "Soccorso Rosso" internazionale. Nel 1934-35 "Catena" fu per alcuni mesi in Spagna. Le sue valutazioni sulla situazione politica spagnola gli costarono, nel marzo del 1935, l’espulsione dal suo partito. Dolli sopravvisse in Francia, come rappresentante di commercio e dirigente di piccole aziende, sino all’occupazione tedesca, quando i nazisti lo arrestarono e lo estradarono in Italia. Assegnato al confino nel maggio del 1942 per "attività antifascista svolta all’estero", Dolli fu rimesso in libertà soltanto dopo la caduta di Mussolini. Quando tornò a Pistoia, si mise subito all’opera per riorganizzarvi i comunisti locali e, soprattutto, la lotta armata contro i nazifascisti che, di lì a pochi mesi, sarebbe cominciata nella provincia. Dopo la morte di Gino Bozzi, toccò a "Catena" reggere, in un momento difficilissimo, il comando della piccola formazione partigiana operante sulle colline sovrastanti San Piero Agliana. Sul finire del gennaio 1944, "Catena" (tornato a Pistoia), continuò ad operare nella Resistenza. Cadde qualche mese dopo, sull’Appennino, nel corso di un’azione contro i nazifascisti.

Don Antonio Costa

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Don Antonio Costa

Nato ad Massalombarda (Ravenna) nel 1898, fucilato a Massa Carrara il 10 settembre 1944, sacerdote, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Appartenente all’Ordine dei Cistercensi della Certosa di Farneta (Lucca), don Antonio, dopo l’armistizio si schierò con le forze della Resistenza ed entrò a far parte della formazione partigiana "Pippo", operante nella zona di Lucca. "Dopo aver reso alla lotta di liberazione – dice la motivazione della Medaglia d’oro – servizi veramente eminenti costituendo, ed in se stesso impersonando, un importante centro di raccolta, vaglio e trasmissione informazioni e dando, con cristiana pietà, asilo nel Monastero di Farneta a molti perseguitati dalla furia tedesca, cadeva, per delazione, nelle mani delle SS. germaniche. Duramente interrogato e sottoposto a tortura manteneva nobile ed esemplare contegno, molti salvando col silenzio e dando, con la sua eroica morte, nobile esempio di fedeltà alla Religione ed alla Patria".

Aligi Barducci

La Loro vita per la nostra Libertà

Aligi Barducci

Nato a Firenze il 10 maggio 1913, morto a Firenze l’8 agosto 1944, impiegato, proclamato "Eroe nazionale" dal Comitato toscano di liberazione, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Figlio unico di Duilio Barducci e Brunetta Fanfani, "Potente" (com’era conosciuto durante la Resistenza, avendo preso il nome della prima formazione partigiana da lui comandata) aveva presto dovuto interrompere gli studi, per aiutare la famiglia in difficoltà economiche. Aligi aveva però continuato ad istruirsi, sotto la guida di Gino Varlecchi, un amico autodidatta. Così, concluso il servizio di leva, compiuto tra Messina e l’Africa Orientale, il giovane, pur lavorando come impiegato, a Firenze e poi a Como, riuscì a diplomarsi privatamente ragioniere. Si era iscritto all’Università di Firenze quando fu richiamato alle armi.
Era tenente di complemento, molto amato dai suoi soldati, quando sopravvenne l’armistizio. Il 3 ottobre 1943 Aligi Barducci ripara a Firenze dai suoi e subito si mette in contatto con l’organizzazione antifascista della città. Supera le iniziali diffidenze nei suoi confronti e viene mandato a combattere sul Monte Morello, al comando di un gruppo di sbandati. Poco tempo dopo "Potente" ha già costituito una grande unità partigiana: la brigata "Lanciotto", che si distinse nella lotta sul Pratomagno.
Il 6 luglio 1944, quando viene formata la Divisione d’assalto Garibaldi "Arno", che riuniva tutte le forze partigiane della zona, il comando viene affidato proprio a Barducci. Le numerose azioni di guerra, compiute dalla Divisione, dal Mugello al Pratomagno, si accompagnarono ad una continua opera d’assistenza nei confronti delle popolazioni più duramente colpite dalla rappresaglia. Intanto gli eserciti alleati avanzavano lentamente in Toscana, mentre le truppe tedesche ritirandosi, attuavano feroci rastrellamenti.à La divisione "Arno" decise allora di avanzare verso Firenze, per liberare la città senza attendere l’arrivo degli Alleati.à Firenze fu così la prima città italiana a liberarsi da sola.
La sera del 7 agosto, mentre gli uomini di "Potente" ripulivano l’Oltrarno delle ultime sacche di resistenza dei nazifascisti, Barducci si stava recando al distretto militare per prendere accordi con le autorità alleate. In Piazza S. Spirito, una granata nemica si abbatté tra la folla. Raggiunto da una scheggia,à Aligi spirò all’alba del giorno seguente.

Alessandro Sinigaglia

La Loro vita per la nostra Libertà

Alessandro Sinigaglia

Nato a Firenze nel 1902, ucciso nel capoluogo toscano il 13 febbraio 1944, meccanico, Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Nel 1926, tornato a Fiesole dopo aver svolto il servizio militare in Marina come sommergibilista, Sinigaglia (che lavorava come meccanico) aveva aderito al movimento comunista clandestino. Due anni dopo, per evitare di essere arrestato, fu costretto a espatriare in Francia. Di qui il giovane operaio fiorentino passa in Unione Sovietica, frequenta una scuola di partito, torna al suo lavoro di meccanico e si sposa. Una parentesi in Svizzera, per organizzarvi comunisti italiani fuoriusciti, poi (dopo l’aggressione di Francisco Franco alla Repubblica popolare), Sinigaglia accorre in Spagna. Partecipa alla guerra civile, come ufficiale a bordo di un incrociatore repubblicano, e si distingue bonificando il porto di Barcellona minato dai franchisti.

Nel 1940, l’antifascista italiano (che è riparato in Francia con i reduci delle Brigate Internazionali), è arrestato dalla polizia francese, che lo consegna alle autorità fasciste. Confinato a Ventotene, Sinigaglia riottiene la libertà nell’agosto 1943, dopo la caduta di Mussolini. Alla proclamazione dell’armistizio torna in Toscana e qui (col nome di battaglia di "Vittorio"), comanda una delle prime formazioni gappiste che ha organizzato a Firenze. Pochi mesi dopo, caduto in una imboscata dei repubblichini della Banda Carità, è abbattuto sulla porta di una trattoria in via Pandolfini. Una lapide lo ricorda oggi nel luogo dove fu trucidato; il suo nome è inciso anche con quelli dei partigiani caduti del comune di Firenze e nel Sacrario dei partigiani fiorentini a Rifredi.

Adriano Gozzoli

La Loro vita per la nostra Libertà

Adriano Gozzoli

Nato a Firenze nel 1922, fucilato il 3 maggio 1944 alle Cascine (Firenze), operaio, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Chiamato alle armi all’inizio del 1942, il giovane operaio prestò servizio in un’unità di fanteria dislocata in Carnia. Annunciato l’armistizio, Gozzoli riuscì a raggiungere la sua famiglia a Firenze, ma pochi giorni dopo salì sui monti del Mugello per arruolarsi nelle formazioni partigiane. Divenne presto, con il nome di battaglia di "Bob", comandante di una squadra, che guidò in azioni audacissime. Il 26 aprile 1944 "Bob", a Poggio alla Croce, in prossimità di Firenze, incappò in alcuni carabinieri passati al servizio della repubblichina di Salò. Fermato, il giovane partigiano fu condotto nel capoluogo. Sottoposto a stringenti interrogatori e seviziato "Bob", come ha ricordato nel libro Quelli della Stella Rossa(edito nel 1999 dalle Edizioni Polistampa di Firenze), l’ex partigiano Sirio Ungherelli, "sostenne tutte le torture con fermezza e dalla sua carne martoriata, da quel corpo torturato, gli sgherri fascisti non poterono ricavare nulla". Trascinato il 2 maggio davanti al Tribunale di guerra, Adriano Gozzoli fu condannato a morte e fucilato il giorno dopo al Poligono delle Cascine. La motivazione della Medaglia d’Oro recita: "Caposquadra partigiano, ardito fra gli arditi, nelle più dure e audaci azioni di guerra e nei frangenti più disperati, con l’esempio, lo slancio e la passione sapeva trascinare ad alte gesta i compagni di lotta. San Martino del Mugello, Polcante, Vicchio di Mugello, Santa Brigida, il Falterona e le campagne di Londa e di Madonna dei Fossi videro l’eroico valore del pugno dì uomini da lui guidati che, con il loro sangue fecondarono per più alti destini il sacro suolo della Patria oppressa. Catturato per agguato subì torture e sevizie che alternate a lusinghe, non valsero a piegare la sua tempra e con epica fierezza affrontava il plotone di esecuzione, suggellando il breve corso della sua giovane vita col grido fatidico di ‘Viva l’Italia!’". Al nome di Adriano Gozzoli e di Virgilio Santi, caduto al "Casone dei ferrovieri" di via Rinuccini nel corso della battaglia per la liberazione di Firenze, è dedicata una Sezione dei DS fiorentini.