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Chiara Ferrari – 8 settembre

 

Patria Indipendente

 

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Canzone dell’otto settembre, canto ricavato sull’aria di una più antica ballata diffusa in tutto l’Appennino, Un bel giorno andando in Francia. Registrato da Roberto Leydi sull’Appennino modenese (Casola, frazione di Montefiorino) e da Cesare Bermani in Abruzzo, può essere considerato un canto di prigionia. Ma anche se riproduce il lamento in prima persona di un soldato, ritrae di riflesso la condizione dei civili.

Per ascoltare

La Canzone

https://youtu.be/fKunTv-h0lI

 

L’otto settembre fu la data,

l’armistizio fu firmato

mi credevo congedato

e alla mamma ritornai.

Al giorno dopo fu fallito

quel bel sogno lusinghiero,

mi hanno fatto prigioniero

e in Germania mi mandar.

Lunghi son quei tristi giorni

di tristezza e patimenti.

Siam rivati a tanti stenti

che in Italia tornerò.

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Compagni Fratelli Cervi

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza,

dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

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Compagni fratelli Cervi (1944) è uno dei tanti canti dedicato alla tragedia e alla memoria della famiglia Cervi.

Le parole furono composte dai partigiani del Distaccamento Fratelli Cervi, operante nel Reggiano, costituito fra il maggio e il giugno 1944 e comandato dal partigiano Sintoni, appartenente alla 144ª brigata garibaldina Antonio Gramsci. Il canto, infatti, si colloca nella zona di Reggio Emilia. Molto noto fa parte delle numerose canzoni che hanno adottato la melodia della vecchia canzone irredentista Dalmazia

Per ascoltare

La Canzone

Metti la giubba di battaglia,

mitra, fucile e bombe a mano,

per la libertà lottiamo,

per il tuo popolo fedel.

È giunta l’ora dell’assalto,

il vessillo tricolore,

e noi dei Cervi l’abbiam giurato

vogliam pace e libertà, e libertà.

Compagni, fratelli Cervi,

cosa importa se si muore

per la libertà e l’onore

al tuo popolo fedel.

È giunta l’ora dell’assalto…

Compagni, fratelli Cervi…

Chiara Ferrari – Col parabello in spalla

Patria Indipendente

Cantavano i partigiani

Chiara Ferrari

Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate

Col parabello in spalla è una canzone derivata dal canto degli alpini Col fucile sulle spalle, cantata soprattutto in Veneto, Liguria e Piemonte. Si menzionano le bombe scippe, ordigni in uso nella prima guerra mondiale, prodotte dalla SIPPE (Società Italiana Per Prodotti Esplosivi).

Per ascoltare

La Canzone

Col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
quando avrò vinto/
col parabello in spalla
caricato a palla
sempre bene armato
paura non ho
quando avrò vinto
ritornerò.

E allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi vuol salutare
e poi mi disse
e poi mi disse
e allora il capobanda
giunta la pattuglia
mi strinse la mano
e poi mi disse
«I fascisti son là».

E a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli»
gridando «Ribelli»/
e a colpi disperati
mezzi massacrati
dalle bombe scippe
i fascisti sparivano
gridando «Ribelli
abbiate pietà!»

Elena Bono – I canti della montagna

Elena Bono
I canti della montagna

Soltanto chi ogni giorno va a morire
può cantare così.
Era come cantassero i torrenti
le grandi erbe selvagge
le montagne.
Il vostro cuore conteneva tutto
entro di sé:
erbe acque montagne,
cuore umano
più grande della morte

Parole e Musica – Dalle belle città

Patria Indipendente
Cantavano i partigiani
Chiara Ferrari
Breve rassegna (e breve storia) di alcune famose canzoni della Resistenza, dei loro testi e dei luoghi dove sono nate
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Dalle belle città o Ribelli della montagna (1944) è l’inno della III Brigata d’assalto garibaldina in Liguria che venne quasi completamente distrutta il 6 aprile 1944. Il canto diventerà poi l’inno della Brigata Mingo. Autore delle parole è Emilio Casalini “Cini”; della musica, invece, tra le poche completamente originali, è Angelo Rossi detto Lanfranco che la compose durante i turni di guardia. Come per molte altre canzoni nate sul campo di battaglia, però, i testi sono il frutto della collaborazione dei numerosi partigiani presenti.
Per ascoltare la canzone
https://youtu.be/oZAnRM8xbRY
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l’aride montagne
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine,
mutammo in caserme le vecchie cascine
 armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia.
Siamo i ribelli della montagna
Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l’idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera
partigian della folta e ardente schiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
sentimmo l’ardor per la grande riscossa,
sentimmo l’amor per la patria nostra.
Siamo i ribelli della montagna…

Deportati

Deportati
Canto di riferimento: Deportees

I raccolti sono tutti caricati
e le pesche stanno marcendo
Le arance sono tutte impacchettate
in ammassi di creosoto
Vi stanno riportando indietro
in volo verso il confine messicano
perchè voi poi spendiate tutto
il vostro denaro per guadare di nuovo
*
Addio Juan, addio Rosalita
Addio amici miei, Jesus e Maria
Non avrete un nome quando sarete
su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno
sarà deportati
*
Il padre di mio padre guadò
quel fiume
Gli presero tutto il
denaro che aveva guadagnato
nella sua vita
I miei fratelli e le mie sorelle
lavoravano nei frutteti
Guidando i grossi autocarri
per tutta la vita
*
Addio Juan, addio Rosalita
Addio amici miei, Jesus e Maria
Non avrete un nome quando sarete
su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno
sarà deportati
*
L’aereo prese fuoco sul
Los Gatos Canyon
Una sfera infuocata
di lampi che fece tremare
le colline
Chi sono questi compagni
che son morti come foglie secche
Alla radio sento dire che sono solo deportati
*
Addio Juan, addio Rosalita
Addio amici miei, Jesus e Maria
Non avrete un nome quando
sarete su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno
sarà deportati
*
Abbiam trovato la morte
tra le vostre colline
e nei vostri deserti
nelle vostre valli e nelle
vostre pianure
sotto i vostri alberi
e nei vostri cespugli
Su entrambe le rive
del fiume abbiamo
trovato eguale morte
*
Addio Juan, addio Rosalita
Addio amici miei, Jesus e Maria
Non avrete un nome quando sarete
su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno
sarà deportati
*
Alcuni di noi sono clandestini,
altri indesiderati
Il nostro contratto di lavoro
è terminato e dobbiamo
trasferirci
Ma ci sono seicento
miglia dal confine Messicano
Ci danno la caccia c
ome fuorilegge, come ladri
di bestiame, come rapinatori
*
Addio Juan, addio Rosalita
Addio amici miei, Jesus e Maria
Non avrete un nome quando sarete
su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno
sarà deportati
*
E’ questo il modo migliore
con cui possiam far crescere
i nostri frutteti
E’ questo il modo migliore
con cui possiam far crescere
la buona frutta
morire come foglie secche
e marcire sul terreno
ed esser conosciuti con nessun
nome se non "deportato"
*
Addio Juan, addio Rosalita
Addio amici miei, Jesus e Maria
Non avrete un nome quando
sarete su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno
sarà deportati.

Così come oggi uccidono i negri

Così come oggi uccidono i negri
Canto di riferimento: Asì como hoy matan negros

Così come oggi uccidono negri
Prima forono messicani.
Così, uccidendo cileni,
nicaraguensi o peruani,
si dissetavano i “gringos”
con istinti inumani.
Chi disputa loro il terreno
E chi gli sbarra la strada?
E’ un bandito cileno,
è il nostro Joaquin Murieta.
Un giorno per il marciapiede
Passò un cavallo di seta.
Ora per il cammino
Galoppano i nostri destini
E come papaveri
Si incendiarono le sue pistole.

A Silvia

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4 Agosto 1944 La Brigata Sinigaglia entra a Firenze

A “Silva”

Il Partigiano Francesco Zaltron "Silva"

vive ancora oggi nel ricordo.

“Viola” con il Bren dietro ad un masso
Giove lì vicino con la sua pistola
Rino “il folletto”, Carli e il siciliano
tutti e tre imbottiti
con le bombe a mano
Silva non può morire
Silva non può cadere
di tutti noi è il migliore
soli sarà la fine
ahi Maria!
corri lungo la contrada
in casa c’è chi prega
fuori c’è chi spara
Dietro a quella curva
arriva come una saetta
furgone bestia nera
carico di fretta
si alza la polvere
la polvere contro il vento
parte il primo sparo
urla di lamento
Il convoglio arresta
Silva prova a scappare
ma incappucciato cade
alzati o sarà la fine
al buio del suo sguardo
l’ultima primavera
un colpo di pistola
e già si è fatta sera
Silva non può morire
Silva non può cadere
di tutti noi è il migliore
soli sarà la fine
ahi Maria!
piange tutta la contrada
in casa c’è chi prega
fuori c’è chi spara
Aria di primavera
in questa terra di frontiera
dove la resistenza
alza la sua bandiera
Silva non può cadere
Silva non può morire
per lui non c’è una fine

Elena Bono – I canti della montagna

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Elena Bono

I canti della montagna

Soltanto chi ogni giorno va a morire
può cantare così.
Era come cantassero
i torrenti
le grandi erbe selvagge
le montagne.
Il vostro cuore conteneva tutto
entro di sè:
erbe acque montagne,
cuore umano
più grande della morte.

Anonimo – Briganti neri

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Anonimo

Briganti neri

Quei briganti neri
E quei briganti neri mi hanno arrestato,
in una cella scura mi han portato.
Mamma, non devi piangere per la mia triste sorte:
piuttosto di parlare vado alla morte.
*
E quando mi han portato alla tortura.
legandomi le mani alla catena:
Tirate pure forte le mani alla catena,
piuttosto che parlare torno in galera.
*
E quando mi portarono ai tribunale
dicendo se conosco il mio pugnale:
Sì sì che lo conosco, ha il manico rotondo,
nel cuore dei fascisti lo cacciai a fondo.
*
E quando l’esecuzione fu preparata,
fucile e mitraglie eran puntati,
non si sentiva i colpi, i colpi dì mitraglia,
ma sì sentiva un grido: Viva l’italia!
*
Non si sentiva i colpi della fucilazione,
ma si sentiva un grido: Rivoluzione!